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Il mutuo appoggio ai tempi del tramonto neoliberale

28 maggio 2020

Petr Kropotkin pubblicò “Il mutuo appoggio. Un fattore dell’evoluzione” all’inizio del ‘900 – nel 1902 – in lingua inglese in un’epoca che a un certo punto definisce di “sconsiderato individualismo”. Sono passati quasi 120 anni, due guerre mondiali e numerosi genocidi e se questo grande libro – ripubblicato da Elèuthera in una curatissima edizione (389 pagine, 20 euro) – non smette di impressionare forse dipende dalla circostanza che oggi viviamo – da circa quarant’anni – sotto un regime neoliberale, che ha fatto della competizione e della concorrenza in tutti i campi della vita il suo intoccabile credo, vissuto e proposto con dogmatica convinzione. Peggio dello “sconsiderato individualismo” di inizio ‘900.

Kropotkin si proponeva di smentire la “vulgata darwinista”, secondo la quale la neonata teoria dell’evoluzione, esposta da Charles Darwin con “L’origine della specie”, dimostrava che la lotta di tutti contro tutti era la legge della vita. Nell’intreccio fra naturalismo e sociologia nasceva il “darwinismo sociale”, che Kropotkin contestava nella sua radice.


“Il mutuo appoggio” è un libro brillantissimo, ancora oggi di piacevole lettura, che indaga nel mondo animale e nella storia dell’umanità per dimostrare l’equivoco suscitato dalle teorie di Darwin. La “lotta per l’esistenza” è stata intesa da molti darwiniani in senso ristretto – la competizione fra individui della stessa specie per il cibo e la riproduzione fino alla sopravvivenza del più forte – mentre lo stesso Darwin attribuiva al concetto un senso metaforico, “che comprende”, scrive Kropotkin, “la dipendenza di ogni essere dall’altro”.

Il mutuo appoggio, l’aiuto reciproco, la cooperazione non sono meno importanti, nella prospettiva dell’evoluzione, della competizione fra individui per risorse scarse, evento – quest’ultimo – solo occasionale, parziale, e quindi sopravvalutato.


Se questo è vero – ecco il succo politico della visione di Kropotkin – ne deriva che la prospettiva di progresso dell’umanità passa per la condivisione e la cooperazione fra singoli e gruppi, non già per competizione senza quartiere fra individui. E’ un presupposto filosofico decisivo, coerente con l’anarchismo sociale professato da Kropotkin, personaggio di straordinaria levatura come geografo, geologo, pensatore politico.


Kropotkin aveva osservato personalmente negli sterminati territori della sua Russia e fino alla Cina i comportamenti di varie specie animali e altri insegnamenti traeva dalla vasta letteratura zoologica del suo tempo. Api, daini, coleottori, formiche, cavalli: innumerevoli specie agiscono e reagiscono agli eventi con spirito di collaborazione, garantendo così la sopravvivenza e il migliore sviluppo degli individui e del collettivo, anche in vista della riproduzione. Il mutuo appoggio, in questo senso, è parte integrante del principio evoluzionista, è una “legge” della vita.

Kropotkin aggiunse a queste osservazioni un sistematico studio alla storia delle società umane, nella quale individuò un filo costante: l’aiuto reciproco come architrave della sopravvivenza individuale e collettiva. Ammirava , Kropotkin, le libere repubbliche urbane medievali, e imputava allo “Stato militare” la colpa di avere oppresso le comunità di villaggio, senza tuttavia riuscire a cancellarne del tutto lo spirito e la pratica di collaborazione nella gestione dei “beni comuni”. Kropotkin seppe riconoscere nelle classi povere del suo tempo i tratti di un mutualismo che attraversava i secoli aggiornandosi di continuo, fino alla pratica dello sciopero e alla solidarietà operaia.


Kropotkin cercava – e a ben vedere trovò – basi profonde, potremmo dire etologiche, per la sua visione cooperativa della società, perciò spinse la sua ricerca fin dentro il mondo animale, compiendo un’operazione di straordinaria modernità. Ancora oggi le sue descrizioni e le sue considerazioni non perdono mordente; anzi, nel tramonto del regime neoliberale, scosso dai suoi recenti fallimenti, il pensiero di Kropotkin può rivelarsi un importante punto d’appoggio, nella riscoperta di una tradizione – il mutualismo – che la stessa sinistra del ‘900 aveva progressivamente abbandonato.

In questi tempi di pandemia ci siamo accorti che la salute di ciascuno dipende dai comportamenti di tutti gli altri: è una metafora potente per il mondo malato nel quale viviamo.

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