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La green economy è un bluff, serve un’altra economia

23 Maggio 2020

Le economie sono a soqquadro e la fase 2 dell’emergenza Covid-19, appena cominciata, fa già intravedere le principali linee di tendenza. La parola d’ordine è tornare alla “normalità”, per quanto tutti sappiamo che all’origine del nostri mali e della stessa pandemia c’è proprio tale “normalità”. Una normalità di predazioni, di ingiustizie e di attacco sistematico agli ecosistemi di un pianeta allo stremo.

La metafora del virus come risposta della natura agli eccessivi abusi che deve sopportare è un’efficace rappresentazione del passaggio che stiamo vivendo. Il “modello di sviluppo” dominante è incompatibile con la salute della biosfera, giunta vicina al limite di sopportazione. Ciò nonostante, l’intenzione dichiarata di chi oggi guide le danze dalle stanze del potere è “ripartire”, costi quel che costi. Si è arrivati al punto di rinnegare molte delle regole fino a ieri ritenute inviolabili – sussidi di stato, indebitamento, garanzie pubbliche di prestiti privati, sforamento dei vincoli di bilancio e via elencando – pur di rimettere in moto il sistema così com’era.

Non sarà possibile.

Il conoronavirus, nel breve termine, lo impedirà, alimentando l’inevitabile recessione (ci saranno, già ci sono meno consumi, meno viaggi, più disoccupazione), e più avanti – se l’attacco agli ecosistemi non cesserà – avremo nuovi virus, crescenti conflitti fra stati, nuove instabilità. E’ facile prevedere che vivremo mesi, anni di passione e di contrapposizioni. Ci sarà una lotta fra il ritorno alla normalità – oggi sostenuta dai potenti di turno – e chi vorrà promuovere una nuova normalità. Serviranno delle bussole, specie per quanti vorranno agire in quest’ultima direzione.


Una di queste bussole, un aiuto a capire lo stato delle cose e le prospettive di cambiamento, può essere il libro di Paolo Cacciari “Ombre verdi”, pubblicato in ebook da Altreconomia, rivista e casa editrice a sua volta da tenere d’occhio come costante punto di riferimento. Sono due i principali meriti del libro di Cacciari.

Primo, togliere ogni illusione sul sistema economico dominante, votato a un distruttivo estrattivismo e incapace di considerare l’esistenza di limiti biofisici allo sviluppo: “L’aria”, scrive per esempio Cacciari, e prendiamo questa frase come sintesi di analisi più analitiche e documentate, “è una merce e respirare ha un prezzo. Prima la si rende scarsa inquinandola, poi la si tecnologizza, infine la si rivende. Così come avviene già per l’acqua, per l’etere (onde elettromagnetiche), per i genomi (brevettati), per le foreste (date in concessione), per non dire delle terre rubate ai popoli indigeni”.

Secondo merito, la meticolosa opera di demolizione di un’illusione che molti coltivano nella speranza di mitigare il disastro ecologico in corso senza cambiare troppo il modello economico esistente, cioè l‘idea che la via di salvezza passi per la “green economy”, gli “investimenti verdi”, la “economia circolare”. Cacciari mostra – studi e dati alla mano – l’inconsistenza di tali ipotesi e sintetizza così: “L’obiettivo vero della ricerca di uno ‘sviluppo sostenibile’ è lo sviluppo economico, non la sostenibilità. La sostenibilità è un attributo secondario, una leva, un accessorio, un abbellimento dello sviluppo. La sostenibilità può qualificare o meno lo sviluppo, ma rimane la variabile subordinata”. E ancora: “La green economy rivitalizza il mercato, non l’ambiente. Il partito del Pil ha inglobato anche il sociale e il sostenibile. La ‘economia verde’ ha la strana pretesa di salvare la natura vendendola al miglior offerente”.


Siamo al cuore della questione. Il punto è stato messo a fuoco da tempo: l’ideologia e la pratica della crescita delle produzioni, dei consumi, dell’estrazione di risorse dev’essere combattuta e superata. Il libero mercato e gli spiriti animali del capitalismo sono all’origine dei nostri guai: non è da lì che verranno le soluzioni. Servono un nuovo pensiero e una nuova prassi, un’altra idea di economia.

Cacciari da tempo studia le “altre economie” (oggi va di moda l’espressione “economia trasformativa”) e in altri libri ha documentato il pullulare di esperienze in corso nella base della società, esperienze che non sono riuscite finora a fare sistema e a proporsi come modello di valenza generale. La ricerca tuttavia continua e la risposta che cerchiamo alla crisi ecologica globale verrà – se verrà – da questi ambienti. E attraverso, naturalmente, un’intensa azione collettiva in più direzioni: nella sperimentazione di nuovi modelli di produzione e consumo ma anche nella lotta ideologica, sociale e politica con il potere dominante.

Cacciari cita più volte, come testo politico importante, l’enciclica Laudato si di papa Francesco, ma in appendice al libro mette anche il Manifesto ecosocialista del 2009. Sono indicazioni da meditare.

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