Skip to content

Tre torturati a Grasso e Boldrini: cambiate quella legge

26 giugno 2017

All’onorevole Laura Boldrini, al senatore Pietro Grasso

Gentili presidenti,

siamo tre cittadini che hanno subito abusi di polizia la notte del 21 luglio 2001 alla scuola Diaz di Genova  (in un caso anche nei giorni successivi dentro la caserma di Bolzaneto). Uscimmo dalla scuola umiliati nella nostra dignità di persone e da allora ci siamo impegnati nei tribunali e nella società per recuperare la fiducia nelle istituzioni che perdemmo sotto i colpi degli agenti.

g8-scuola-diaz-675Nei giorni scorsi la Corte europea per i diritti umani ha nuovamente condannato l’Italia nell’ambito di un ricorso proposto anche da noi e vi scriviamo per esprimervi la nostra amarezza e il nostro sconcerto di fronte alla prospettiva che il parlamento approvi la legge sulla tortura così come licenziata dal Senato il 17 maggio scorso.

Non più tardi di mercoledì scorso il commissario ai diritti umani del consiglio d’Europa, Nils Muižnieks, ha chiesto ai parlamentari italiani di cambiare il testo in tutti i suoi elementi chiave – la definizione di che cos’è tortura, la previsione della tortura psichica, l’introduzione di un fondo per il sostegno delle vittime e del principio di imprescrittibilità –  al fine di rendere la norma applicabile ai concreti casi di abusi ed efficace ai fini della prevenzione.

Per chi, come noi, è stato vittima e testimone di tortura e si è battuto in questi 16 anni al fine di creare le condizioni necessarie a prevenire e se possibile impedire nuovi analoghi abusi, l’approvazione di un testo simile sarebbe uno schiaffo e una nuova umiliazione. Ci tormenta il pensiero che eventuali future torture non sarebbero punite e la constatazione che la formulazione votata dal Senato sarebbe un incentivo a non denunciare gli abusi all’autorità giudiziaria, vista l’evidente difficoltà – se non impossibilità – di riconoscere in giudizio i crimini per quel che sono.

Non riusciamo a capire per quale motivo l’Italia non possa avere una legge sulla tortura in linea con gli standard internazionali, come non riusciamo a capire perché gli agenti non debbano indossare sulle divise quei codici di riconoscimento che sono garanzia di lealtà, responsabilità e trasparenza (e che avrebbero forse evitato i pestaggi che abbiamo subito alla scuola Diaz).

E’ difficile per noi soffocare la sensazione che il legislatore si preoccupi più dei timori – a nostro avviso ingiustificati – delle forze dell’ordine, che dei cittadini sottoposti ad abusi da parte di funzionari pubblici. E’ emblematica, in proposito, la cancellazione dal testo di legge del fondo per il sostegno delle vittime. Per tutto ciò, avvertiamo un senso di solitudine che ci amareggia.

diaz-3Le forze di polizia non hanno niente da temere – e anzi solo da guadagnare, in termini di credibilità – da norme che rispettino i principi stabiliti dal diritto internazionale. Norme farraginose e inapplicabili come quelle approvate dal Senato rischiano di sortire l’effetto opposto: suggeriscono l’idea che le forze di polizia italiane non siano in grado di agire nell’ambito delle regole accettate nel resto d’Europa, come se ci fosse un’incompatibilità con gli standard internazionali in materia di tutela dei diritti fondamentali.

Gentili presidenti, da cittadini che non vogliono retrocedere alla condizione di sudditi, vi chiediamo di intervenire e di richiamare la Camera dei deputati e il Senato della repubblica ad attenersi – come ci pare che sia dovuto, oltre che necessario – alle indicazioni contenute nella Convenzione Onu contro la tortura, nelle sentenze della Corte di Strasburgo e nell’appello del commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa.

Da cittadini – e non da sudditi – ci aspettiamo che lo stato italiano agisca al fine di prevenire gli abusi di polizia, di garantire il rispetto dei diritti fondamentali, di tutelare i cittadini che sono stati o saranno vittime e testimoni di tortura. Contiamo sul vostro personale impegno nell’interesse della collettività.

Sara Bartesaghi Gallo

Arnaldo Cestaro

Lorenzo Guadagnucci

26 giugno 2017, Giornata internazionale contro la tortura

Mi vergogno per la sentenza di Strasburgo

23 giugno 2017

Qui una mia video dichiarazione all’agenzia AnsaSchermata 2017-06-23 alle 20.16.43

Diaz, l’Italia condannata ora cambi la legge sulla tortura

22 giugno 2017

La nuova umiliante condanna inflitta all’Italia dalla Corte europea per i diritti umani impone una risposta seria, democratica e coerente. Chi dice, di fronte a simile giudizio, che la risposta è dire sì, la settimana prossima, al testo di legge sulla tortura uscito dal Senato, intende in realtà spingere l’Italia fuori dal perimetro delle democrazie avanzate e soprattutto fuori dal perimetro disegnato dalla Convenzione per i diritti umani e dalla stessa Corte di Strasburgo.

g8-scuola-diaz-675La legge in discussione alla Camera ha solo l’etichetta di legge sulla tortura, ma non la sostanza, è anzi una legge che finirebbe per legittimare la tortura o almeno molti modi di praticarla (i più diffusi).

Lo sostengono i giuristi, giudici e testimoni di tortura firmatari dell’appello “Per una vera legge sulla tortura”, il commissario del consiglio d’Europa per i diritti umani e anche un gruppo di giuristi esperti di diritto internazionale nella loro lettera diffusa oggi per chiedere una legge degna di un paese civile.

 

Il parlamento, se vuole dare una risposta seria alla Corte europea per i diritti umani, deve fermare l’iter attuale della legge e riavviare la discussione, a partire dal testo della Convenzione Onu sulla tortura, che viene accettato in tutta Europa. Se il parlamento non è in grado di agire in questa direzione, dovrebbe responsabilmente rinunciare a legiferare per tutelare la credibilità del nostro paese e la dignità delle nostre forze di polizia, affidando il compito al prossimo parlamento.

Tutto il resto è inganno.

 

Il paradosso della legge che ammette la tortura

20 giugno 2017

Sul sito di Radio radicale il video e gli interventi al convegno del 14 giugno a Roma “Legittimare la tortura?”

19113867_1747800808565283_6228742697826780548_n-770x500.jpgDall’appuntamento è scaturita questa presa di posizione che invita il Parlamento a dire NO a un testo di legge concepito in modo tale da legittimare alcune forme di tortura, che sarebbero quindi ammesse dal nostro ordinamento.

La discussione della legge è prevista al Senato per lunedì 26 giugno, una data beffarda, visto che coincide con la Giornata  contro la tortura proclamata dall’Onu. Una beffa nella beffa.

Legittimare la tortura?

12 giugno 2017

A che serve introdurre il crimine di tortura nell’ordinamento giudiziario? Perché il parlamento sembra pronto, dopo tanti anni, ad approvare una legge in tale senso?  Sembrano domande retoriche, ma non  lo sono, perché niente, in questa materia, è come appare. Si potrebbe (si dovrebbe) pensare che il legislatore agisca con il sincero intento di offrire i migliori strumenti possibili per punire casi concreti di tortura e prevenire gli abusi di potere, ma non è così. Se fosse questa la motivazione, l’azione parlamentare sarebbe molto semplice: si tratterebbe di copiare e dare forma di legge al testo della Convenzione contro la tortura firmato circa trent’anni fa in sede di Nazioni Unite. Si potrebbe fare in poco tempo e l’onore del nostro paese sarebbe in salvo.

Questa possibilità è stata subito scartata dai maggiori gruppi parlamentari, mossi evidentemente da altre esigenze, ad esempio accontentare i vertici delle forze dell’ordine italiane, notoriamente e platealmente contrari al testo della Convenzione Onu, che pure fu sottoscritto da decine di paesi democratici, incluso il nostro. Questo no – per quanto anacronistico e molto mal motivato – ha paralizzato il parlamento per decenni e se ora si ipotizza di approvare una legge sulla tortura, è solo per le brutte figure (cioè le condanne) già subite davanti alla Corte europea per i diritti umani e per le molte altre in arrivo (per i casi Diaz e Bolzaneto) nonostante i benevoli ritardi accumulati dai giudici di Strasburgo.

diaz

Date queste premesse, non sorprende che siamo alle prese con una legge-pasticcio, o meglio una non-legge sulla tortura, frutto di mediazioni spericolate verso un inconfessabile obiettivo: approvare una legge sulla tortura che non cambi lo stato delle cose e sia gradita a chi una  legge non la vorrebbe proprio (cioè i vertici delle nostre forze dell’ordine).

Il risultato è noto: il testo approvato al Senato il 17 maggio – in discussione  in aula alla Camera il 24 giugno – più che un passo avanti, rispetto al vuoto legislativo attuale, sarebbe un passo falso. Un gruppo di giuristi, magistrati, attivisti, testimoni di tortura ha definito quel testo una “legge truffa“, spiegando in dettaglio i motivi di simile gravissima valutazione).

In breve, possiamo dire che si tratta di una norma così contorta e bizzarra da risultare pressoché inapplicabile a casi noti e concreti di tortura contemporanea (specie nell’ambito della tortura psichica, la più praticata); inoltre la definizione del reato e altri dispositivi (come la necessità di azioni plurime perché possa configurarsi il crimine  e la possibilità di prescrizione), oltre che distanti dal testo della Convenzione Onu, sono in aperto antagonismo con la stessa giurisprudenza della Corte europea per i diritti umani.

Si potrebbe dire: meglio qualcosa che niente, meglio una brutta legge che nessuna legge. Non è così, perché in materia di tortura una cattiva legge – come quella  in discussione alla Camera – avrebbe un effetto perverso, ossia finirebbe per legittimare alcune forme di tortura: tutti quei casi di abuso e maltrattamento che resterebbero impuniti a causa di una legge mal scritta, o meglio scritta con malizia.

In aggiunta, se osservato sotto questa luce, con attenzione alla genesi oltre che al risultato,  è ben evidente che un dispositivo così concepito non avrebbe alcuna efficacia a fini di prevenzione: anziché mettere in allarme le forze dell’ordine e spingerle a riflettere su episodi del passato e rischi del presente, la non-legge manderebbe un improprio messaggio di non-cambiamento.

È il caso di affermarlo con forza: l’Italia, approvando una legge del genere, rischierebbe di uscire – di fatto, anche se non formalmente – dalla Convenzione europea sui diritti umani, il documento che fu firmato nel 1950 e la cui applicazione è garantita dalla Corte di Strasburgo, le cui precise richieste – formulate anche nella sentenza Cestaro contro Italia dell’aprile 2015 sul caso Diaz – sono state ignorate in blocco.

LEGITTIMARE LA TORTURA? Il convegno a Roma – Mercoledì 14 giugno 2017

È questo che si vuole? È così che si tutela la dignità e la qualità democratica delle nostre forze dell’ordine? Sono domande che attendono una risposta chiara, perché non tutto è perduto. Mercoledì 14 giugno a Roma, durante un importante convegno – titolo: “Legittimare la tortura?” (Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, piazza Capranica 72, ore 10/16) –  molte delle migliori competenze esistenti oggi in Italia esporranno critiche e punti di vista, ma si può già prevedere che dal convegno uscirà la proposta di una via d’uscita: fermare l’iter della legge-truffa, ripartire dal testo della Convenzione Onu e riportare il nostro paese lungo i binari percorsi dalle migliori democrazie, binari lungo i quali le forze di polizia italiane non avranno nulla da temere. Si può fare in poco tempo. Perché no?

Se avessimo avuto una vera legge sulla tortura…

7 giugno 2017

http://video.repubblica.it/dossier/riforme-da-non-tradire/sei-riforme-da-non-tradire-la-vittima-del-g8–alla-diaz-ho-perso-la-dignita-la-tortura-e-per-sempre/277759/278356?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S1.8-T2

L’intervista che mi hanno fatto per repubblica.it

Legge sulla tortura, ultima chiamata

31 maggio 2017

La Camera dei deputati ha messo in discussione la legge sulla tortura (nel testo approvato a metà maggio al Senato) per il prossimo 24 giugno. In teoria si dovrebbe andare a una rapida approvazione di quella che abbiamo definito una “legge truffa”, visto che alla base c’è un accordo politico fra Pd e Ap, ossia le due formazioni che compongono l’attuale maggioranza.

tort.jpgTutto già deciso? Occorre rassegnarsi? In apparenza sì, se stiamo ai cinici (e scellerati) calcoli della politica politicante; forse no, se vogliamo dare ancora fiducia alle infinite risorse dell’intelligenza umana.

A Roma il 14 giugno, organizzato dai promotori dell’appello lanciato nel marzo scorso “Per una vera legge sulla tortura”, si terrà a Roma un convegno che riunirà si può dire tutte le migliori competenze tecniche, culturali, associative in materia di tortura, sotto un titolo che anticipa qual è la valutazione che occorre dare del testo uscito dal Senato: “Legittimare la tortura?”

Un tempo i gruppi parlamentari, e i rispettivi partiti di riferimento, erano coscienti di dover stabilire relazioni di dialogo e scambio con le migliori competenze esistenti nel paese nelle varie materie affrontate. Su questo tema specifico, l’autoreferenzialità dei gruppi parlamentari è stata assoluta, in un circuito malato dominato da un’inaccettabile subalternità dei corpi parlamentari rispetto agli apparati di polizia, a loro volta arroccati su anacronistiche posizioni di rigetto degli standard normativi tipici delle moderne democrazie.

Vogliamo sperare che l’ultima parola non sia stata ancora detta.

Legittimare la tortura?

Roma, 14 giugno 2017, Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, 
piazza Capranica 72
Ore 10.00 – 13.00
Una legge sbagliata. Una china pericolosa.

Intervengono: 
Donatella Di CesareUniversità La Sapienza di Roma, autrice di “Tortura” 
Adriano ZamperiniUniversità di Padova, autore di “Violenza e democrazia”
Marialuisa MenegattoUniversità di Padova, autrice di “Violenza e democrazia”
Marina Lalatta CosterbosaUniversità di Bologna, autrice di “Il silenzio della tortura”
Antonio MarchesiPresidente Amnesty International Italia
Patrizio GonnellaPresidente Antigone
Roberto Settembregià giudice nel processo d’appello per i fatti di Bolzaneto
Riccardo De VitoPresidente Magistratura democratica
Enrico Zucca, Sostituto procuratore generale a Genova. Già pm nel processo “Diaz”
Michele Passioneavvocato del foro di Firenze

Coordina Pietro Raitano, direttore Altreconomia

Ore 14.30-16.00
Tutelare i diritti umani, ma come?

Intervengono:  
Ilaria Cucchi e Fabio AnselmoAssociazione Stefano Cucchi
Luigi ManconiPresidente Commissione Diritti umani del Senato
Giulio Marconcapogruppo alla Camera dei Deputati per Sinistra Italiana
Tomaso MontanariPresidente Libertà e Giustizia
Lorenzo GuadagnucciComitato Verità e Giustizia per Genova

Coordina Vittorio Agnoletto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: