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Riace è uno specchio e riflette un’Italia cinica e vile

4 ottobre 2018

“Quelli come me si entusiasmano quando si rendono conto che dalle loro azioni dipende l’emancipazione sociale di persone più deboli. Questa è una spinta fondamentale verso l’utopia sociale. (…) E ovviamente questo sta disorientando anche chi sta investigando su di me, su di noi, perché ormai si è abituati a dei rapporti umani per cui si presuppone sempre che ci siano in ballo degli interessi personali, dei secondi fini. Questa purtroppo è una dimensione di scetticismo verso il prossimo senza via di ritorno”: così Domenico Lucano rifletteva sulla sua esperienza di sindaco a Riace in un’intervista curata da Maurizio Braucci e Ciro Minichini, uscita sul numero di ottobre della rivista Gli Asini. E’ una considerazione, riletta all’indomani del suo arresto, che fa pensare, perché aggiunge una dimensione umana, che riguarda le relazioni sociali e il senso della convivenza, agli aspetti politici e giudiziari di cui oggi si parla sui giornali, in tv, alla radio commentando l’inchiesta della procura di Locri.

domenico_lucano_wikipedia_thumb660x453Lucano è stato sottoposto negli ultimi mesi e anni a fortissime pressioni politiche e giudiziarie, le une forse legate alle altre, in quanto protagonista di un progetto fuori dagli schemi e per qualche aspetto anche fuori dalle regole. A Riace l’accoglienza ai migranti è divenuta un’ancora di salvezza per un paese di nemmeno duemila abitanti spopolato e morente, diventando un caso internazionale: troppo scomodo e troppo visibile in un paese, l’Italia, nel quale l’immigrazione è oggetto di contesa politica in direzione opposta a quella sperimentata nel piccolo Comune della Locride: centrodestra, centrosinistra e pentaleghisti, con sfumature diverse, da vent’anni si confrontano sul terreno dell’emergenza, della sicurezza, della chiusura delle frontiere. Perciò Riace, nelle istituzioni, non ha padrini né protettori ma solo avversari o, al più, antipatizzanti.

Lucano, nell’intervista citata, dice apertamente che a Riace capita di andare oltre le regole fissate dal sistema Sprar, ma per motivi diciamo così umanitari: non è vietato ricevere ospiti, non si mandano via le persone alla scadenza dei sei mesi, ci si è inventati una moneta complementare per ovviare ai ritardi nell’erogazione dei fondi… Stando all’inchiesta della procura di Locri – un’inchiesta peraltro fallimentare a giudizio del Gip, che ha respinto i principali capi d’imputazione a carico di Lucano e negato l’arresto chiesto dal pm degli altri 14 indagati – Lucano avrebbe combinato un paio di matrimoni di comodo e affidato il servizio di raccolta rifiuti senza rispettare le procedure sugli appalti. Il sindaco, nell’interrogatorio davanti al Gip, ha probabilmente rivendicato sia i matrimoni salva-vita sia la scelta sugli appalti, compiuta per tenere lontano la ‘ndrangheta.

Ma la legge è legge, ha obiettato la procura, e altrettanto dicono i commentatori della grande stampa, pronti a etichettare un certo moto popolare pro Lucano come frutto di ingenua generosità o di snobismo “dell’intellighenzia di sinistra” (letto sul Corriere della sera). La legge, comunque, è veramente legge: Lucano sarà probabilmente processato e dovrà tentare di difendersi sostenendo che la prevalenza del principio di umanità e lo stato di necessità hanno motivato le sue azioni. Qualcuno parla di disobbedienza civile e cita il processo Dolci, ma i giudici probabilmente non assolveranno il sindaco di Riace, mentre i politici – centrodestra,centrosinistra, pentaleghisti – lo hanno di fatto già condannato, senza nemmeno farsi qualche domanda sulle proprie scelte passate e presenti, in una linea di continuità che ha trasformato l’Italia in un paese attraversato da sentimenti d’odio e rancore ormai senza controllo.

Il punto cruciale di questa vicenda è dunque quello indicato da Lucano nell’intervista a Gli Asini. Il suo caso, al di là dei risvolti giudiziari, mette a nudo quando siano incomprensibili nell’Italia di oggi l’idea di una politica animata da ideali – che “Mimì capatosta” definisce “socialismo libertario” -, l’attitudine ad aprire le braccia allo straniero al fine di camminare insieme, l’entusiasmo per l’emancipazione dei deboli.

La vicenda Lucano ci fa scoprire quel che siamo; è uno specchio che restituisce l’immagine di un paese cinico e vile, forse perduto.

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