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Destra e sinistra, criteri da aggiornare (finalmente)

13 gennaio 2018

Parliamo di politica. Come spesso succede, lo sguardo straniero sulle cose di casa risulta illuminante. Sull’ultimo numero del settimanale Internazionale, è stato tradotto un testo di David Broder in merito all’attualità politica italiana e alle prossime elezioni del 4 marzo. Broder è uno storico britannico e l’articolo originale è stato pubblicato negli Usa su Jacobin, una rivista di sinistra considerata un caso editoriale di successo.
Broder ha il merito d’essere estraneo alle letture politiche consuete e adotta criteri di valutazione assai più aggiornati e pertinenti di quelli in uso nei media nazionali: l’adesione o meno al modello neoliberista, ad esempio, è considerato un elemento discriminante (in quest’ambito colloca fra l’altro le politiche scolastiche del governo Renzi); quando affronta il caso della Lega, parla senza esistazioni di forza politica di estrema destra, e così via.
141379-ldNe esce un quadro che si allontana non poco dagli schemi proposti dai nostri media (e avallati dal ceto politico): la coalizione che in Italia è definita di centrodestra, andrebbe quindi qualificata come forza di destra-destra (o al limite considerata una fragile alleanza fra destra estrema, la Lega, e due destre di diversa estrazione, ossia Forza Italia e i post fascisti di Fratelli d’Italia); quello che per i nostri media è il centrosinistra, si rivela piuttosto un’aggregazione fedele al modello neoliberale, con sguardo rivolto a destra; di centrosinistra, interno comunque al modello dominante, può essere semmai definita la nuova formazione Liberi e Uguali; Broder menziona e sembra riporre una qualche fiducia (per gli anni a avvenire più che per il 4 marzo) nella semi sconosciuta formazione Potere al popolo, lanciata da un centro sociale di Napoli, formata da giovani attivisti, lavoratori precari, movimenti di base e sostenuta da Rifondazione; Il Movimento 5 Stelle è considerato un’espressione delle scontento generale che storicamente preferisce restare nel vago circa le sue posizioni, salvo spostarsi verso destra con la scelta di Luigi Di Maio come candidato premier.
Questo è il quadro, dominato – questo è il punto chiave – dall’ideologia neoliberale che in questo momento permea quasi per intero il sistema politico: non è una constatazione da poco, perché rende ordinaria e non eccezionale né – tanto meno – scandalosa l’ipotesi di un governo fra Pd e formazioni della destra-destra, ipotesi che invece alimenta un diffuso chiacchericcio politico e mediatico. Quanto alla sinistra, c’è da augurarsi che sia finalmente in grado di compiere quel passo che è necessario da almeno un ventennio: ripudiare il modello neoliberale, quindi ripensare tutto, muovendosi verso un’economia che abbia un volto umano e una società che faccia perno sul senso del limite. Sarebbe una specie di rivoluzione culturale prima ancora che politica, ma altre possibilità di rinascita non ci sono.

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  1. 14 gennaio 2018 10:58

    In soatanza nel “nostro” parlamento ogni membro della casta dovrebbe, per coerenza, alzarsi e sedere una decina di posti più a destra. Sarebbe poi un bell’inizio sbarazzarsi di quelli che restano in piedi, e creare un nuovo gruppo per gli scranni rimasti vuoti.

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