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Legge sulla tortura, un brutto passo falso

3 luglio 2017

Martedì 4 luglio ricomincia alla Camera la discussione che dovrebbe portare nell’arco di pochi giorni all’approvazione di una legge sulla tortura. Una pessima legge, della quale – secondo alcuni – dovremmo accontentarci perché meglio di niente… purtroppo non è così. Una legge che nega se stessa e non colpisce i casi concreti di tortura (come hanno fatto notare i magistrati di Genova impegnati nei processi Diaz e Bolzaneto, il commissario europeo che ha parlato di “scappatoie per l’impunità” e numerosi altri) è semplicemente una legge indegna, perché sortisce l’effetto opposto a quello dichiarato: lascia impuniti, legalmente impuniti, i torturatori.

left-tortura-1.pngE’ un esito paradossale del percorso legislativo ma non è affatto casuale, anzi corrisponde alle reali intenzioni del legislatore: approvare una legge, per   aderire finalmente agli obblighi internazionali e  (non) rispondere al diluvio di condanne davanti alla Corte europea di Strasburgo, ma al tempo stesso non cambiare niente, in modo che arrivi a chi lavori nelle forze dell’ordine un messaggio di continuità.

Questa legge andava contrastata, specie di fronte a pronunciamenti dei giudici genovesi e del commissario europeo e alla condanna dell’altro giorno dell’Italia alla Corte di Strasburgo.  Non abbiamo saputo reagire ed è prevalsa anche nel mondo associativo (non solo Amnesty International Italia) una strategia minimalista, che ha spinto ad accettare quel che passa il convento-parlamento. Non possiamo che prenderne atto ma è una conclusione piuttosto desolante di un impegno durato molto anni. Qui sotto la presa di posizione dei partecipanti al convegno di Roma del 14 giugno scorso.

LEGGE SULLA TORTURA, UN BRUTTO PASSO FALSO

Nei prossimi giorni  la Camera dei deputati discuterà e probabilmente approverà una nuova legge sulla tortura. Il 14 giugno scorso, al termine di un importante convegno a Roma dal titolo “Legittimare la tortura?”, avevamo firmato e diffuso un appello ai parlamentari, per invitarli a non votare il testo uscito dal Senato (e sconfessato dal primo firmatario della versione iniziale, Luigi Manconi), perché confuso, inapplicabile e controproducente. Invitavamo i deputati a tornare alla definizione del crimine scritta nella Convenzione Onu contro la tortura, cioè la versione più seria, equilibrata e condivisa al momento disponibile.  

Il nostro appello non è stato preso in considerazione e sono  stati anche ignorati, ed è ben più grave, il preciso e pressante invito – reso noto il 21 giugno – del commissario europeo per i diritti umani, Nils Muižnieks, a cambiare il testo di legge, nonché le prescrizioni della Corte europea dei diritti umani contenute nella sentenza Cestaro contro Italia (sul caso Diaz) dell’aprile 2015 e ribadite con la nuova condanna inflitta all’Italia dalla Corte il 22 giugno scorso. E’ stato ignorato anche l’appello di undici giudici e magistrati del tribunale di Genova coinvolti negli scorsi anni nei processi per le torture nella scuola Diaz e nella caserma di polizia di Bolzaneto: il testo in esame – hanno scritto il 26 giugno alla presidente della Camera – non sarebbe applicabile alla maggior parte dei casi che abbiamo esaminato e  che la Corte europea qualifica come tortura.

download.jpgSi profila un esito legislativo disastroso e siamo perciò rammaricati che in queste settimane gli autorevoli appelli appena citati siano caduti del vuoto; se fossero stati sostenuti da una decisa azione della cittadinanza attiva e da un’adeguata attenzione dei mezzi di comunicazione, forse il parlamento li avrebbe presi in considerazione, riportando così il nostro paese lungo la via maestra della tutela effettiva dei diritti fondamentali.

Non è accaduto e ne portiamo tutti la responsabilità: si è purtroppo creato nel paese  un clima di desistenza e rassegnazione al peggio che non può portare niente di buono. I deputati stanno per approvare una norma-feticcio, che porta il titolo “legge sulla tortura” ma non ne ha la sostanza: davvero basta la parola, come sostiene ad esempio la sezione italiana di Amnesty International? 

Noi non crediamo che sia così e anzi spiace e amareggia che un’organizzazione come Amnesty International si attesti su posizioni tanto arrendevoli e così in contrasto con le importanti e coraggiose prese di posizione italiane e internazionali degli ultimi giorni. Noi, come il commissario Muižnieks, come la Corte di Strasburgo, come i giudici genovesi e molti altri, pensiamo che la prevenzione e la punizione degli abusi di potere siano questioni troppo importanti per essere ridotte a giochi di parole e a compromessi al ribasso che svuotano di senso provvedimenti normativi attesi da trent’anni. 

Il parlamento si appresta a compiere un passo falso che non farà certo avanzare la tutela dei diritti fondamentali e la qualità della nostra democrazia.

3 luglio 2017

Lorenzo Guadagnucci, Arnaldo Cestaro, Enrica Bartesaghi, Comitato Verità e giustizia per Genova

Enrico Zucca, sostituto procuratore generale a Genova, già pm nel processo “Diaz”

Roberto Settembre, già giudice nel processo d’appello per i fatti di Bolzaneto

Ilaria Cucchi e Fabio Anselmo, associazione Stefano Cucchi

Michele Passione, avvocato del foro di Firenze

Adriano Zamperini, università di Padova, autore di “Violenza e democrazia”

Marialuisa Menegatto, università di Padova, autrice di “Violenza e democrazia”

Marina Lalatta Costerbosa, università di Bologna, autrice di “Il silenzio della tortura”

Donatella Di Cesare, università di Roma La Sapienza, autrice di “Tortura”

Tomaso Montanari, presidente Libertà e Giustizia

Riccardo De Vito e Mariarosaria Guglielmi, presidente e segretaria generale di Magistratura Democratica

Vittorio Agnoletto, già portavoce del Genova Social Forum

Pietro Raitano, direttore, e la redazione della rivista Altreconomia

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