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Sui migranti ci giochiamo tutto

29 aprile 2017

Sui migranti si sta giocando una partita decisiva. Il principio di esclusione sta diventando la regola e in suo nome si prendono scelte che contraddicono profondamente i principi ispiratori della convivenza democratica: gli accordi dell’Ue con il regime turco per bloccare la rotta balcanica; quello fra Italia e Libia per impedire le partenze (qualunque cosa accada loro); i  muri alzati da vari stati europei – per non citare che gli ultimi provvedimenti. In aggiunta c’è anche l’attacco alle ong che sopperiscono ai mancati soccorsi in mare dovuti al passaggio dalla missione Mare Nostrum (che aveva come missione il salvataggio) a Triton (che è un’operazione di polizia).

Raniero La Valle, nel testo qui sotto, ha scritto cose che nessuno vuole ascoltare, tanto sono vere e tanto sono sgradevoli per un paese (ma il discorso vale per l’intera Unione) che ha perso anche il suo senso di umanità, oltre che la consapevolezza di qual è l’autentica posta in gioco
.

CHIUSO IL CASO LE PEN ORA CI VUOLE UNA SCHENGEN MONDIALE

Sull’apertura ai migranti sta o cade la democrazia, sta o cade lo Stato di diritto

di Raniero La Valle

Madame Le Pen non ha vinto le elezioni francesi, e non vincerà nemmeno nel ballottaggio. La buona notizia è questa, non è una notizia esaltasalvataggio-migranti-535x300nte invece che Macron sarà il presidente francese; ma ciò dipende dal fatto, confermato dal risultato del voto del 23 aprile, che il popolo c’è, mancano i leaders, e i partiti sono ormai senza visione e cultura.

Passata ora la grande paura di un trionfo della destra xenofoba, si evidenzia però che il vero problema è quello della posizione da prendere riguardo alla grande migrazione divenuta ormai strutturale e permanente nella nuova realtà della globalizzazione. Ma se le elezioni si decidono sui migranti, ciò vuol dire che tale questione è diventata il nodo centrale della politica, e sulla risposta che si dà a tale questione sta o cade la democrazia. Lo Stato moderno, cioè lo Stato di diritto, muore o sopravvive in questo passaggio cruciale.

Infatti ci sono solo due risposte possibile a questo problema: una è quella della destra, il rifiuto, i muri, la blindatura dei confini, i patti leonini stabiliti con la Turchia o con la Libia per ricacciare i profughi al di là del mare, o il muro che spezza a metà l’America, tra gli Stati Uniti ed il Messico; ed è su questo crinale che monta l’intolleranza e finisce la democrazia e lo Stato di diritto; oppure la soluzione è una Schengen mondiale, le frontiere che si aprono non solo ai capitali, ai beni materiali, al commercio, ma alle persone, alle famiglie, alle religioni e alle culture; e la gente che può andare a vivere dove vuole, senza tratta senza torture e senza scafisti, in nave, in aereo o per via di terra, con un semplice visto.

L’alternativa civile, quella che permette la ripresa del progresso storico, è l’accoglienza e l’integrazione, è l’alternativa incessantemente riproposta da papa Francesco, che la politica però, terrorizzata, rifiuta, e non solo la politica dei Le Pen e dei Salvini. La politica la rifiuta perché non osa il cambiamento, che certamente deve essere profondo, e deve mettere la scure alla radice stessa della globalizzazione capitalistica e della trionfante ideologia del denaro e del profitto, perché fare posto a tutti nel mondo, in condizioni di eguaglianza e senza più la discriminazione della cittadinanza, comporta una rifondazione dei rapporti economici finanziari e politici negli Stati e tra i popoli, e un accorciamento della distanza incolmabile tra il pozzo senza fondo della ricchezza e la palude sterminata della miseria. Ed è proprio questo che si deve fare.

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