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Lo stato (pessimo) dei diritti in Italia

16 marzo 2017

Annunciata dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, e inserita nei programmi elettorali dei rivali di Matteo Renzi alle prossime primarie del Partito democratico (lo stesso ministro e l’ex magistrato Emiliano), la ripresa della discussione parlamentare sulla tortura ancora non c’è stata, e in fondo non è un male, visto il tipo di approccio che al momento prevale (l’idea che l’Italia non possa avere una vera legge sulla tortura).

Intanto il nostro paese è nuovamente e malamente rampognato dal Consiglio d’Europa  per il suo mancato rispetto della sentenza Cestaro del 2015 (sul caso Diaz), che imponeva precisi interventi normativi e amministrativi, tutti disattesi. Susanna Marietti, rappresentante di Antigone, ha poi assistito a Ginevra all’esame del nostro paese di fronte al Comitato per i diritti umani dell’Onu, fornendo un resoconto tragicomico della seduta, coi funzionari italiani spesso balbettanti e a tratti patetici.

Se poi allarghiamo lo sguardo alla condizione dei profughi in Cie e hot spot (Amnesty ha pubblicato tempo fa un rapporto allarmante, negato con furia scomposta dal governo) , al dibattito – se vogliamo chiamarlo così – sulla legittima difesa (siamo a un passo dal rivendicare il diritto di uccidere chiunque violi la proprietà privata) o agli accordi raggiunti con la Libia destinati a produrre abusi di massa, possiamo ben dire che lo stato dei diritti in Italia è ai suoi minimi storici.

 

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