Skip to content

Antropologia della crisi. Senza menzogne

8 febbraio 2017

Amalia Signorelli non è studiosa da interviste veloci sul giornale o da salotto televisivo e non scrive nemmeno commenti quasi quotidiani su questo e quello. E’ un’antropologa di lungo corso e la sua capacità di lettura delle trasformazioni in corso ha qualcosa di inconsueto, come dimostra il suo libretto “La vita al tempo della crisi”.
Signorelli mette molti puntini sulle i. Dice ad esempio che, rispetto alla crisi recessiva ormai decennale, la “svolta”, il “cambio di passo”, “l’inversione di tendenza” annunciati e declamati per mesi dai governanti non hanno mai avuto riscontri nell’esperienza quotidiana delle persone, rimaste impermeabili all’ottimistico messaggio (e al referendum del 4 dicembre, potremmo dire, si è visto…)
amalia.jpgL’antropologa individua nella “impossibilità strutturale di pensare, decidere e agire in termini di progetto” il tratto dominante della stagione presente, dominata dal principio regolativo del neoliberismo (su questo punto Signorelli fa sue le analisi del compianto Luciano Gallino).

Tre indicatori, dice Signorelli, dimostrano la scomparsa delle dimensione progettuale nelle vite dei giovani contemporanei: la crisi di natalità; il lavoro ormai precario, mal pagato, frammentato; l’assenteismo elettorale.
Signorelli dice che in questa società l’Io è cresciuto nel culto del consumo, invadendo la dimensione familiare, perfino le scelte riproduttive, fino a “trasformare il figlio (o, più raramente i figli) in uno dei misuratori dell’essere al meglio dei genitori”.
Intanto la flessibilità produce il fenomeno del figlio adulto che non diventa più capofamiglia, mettendo in crisi la trasmissione dei modelli familiari (il welfare garantito da genitori e nonni è una realtà consolidata).

 

“In prospettiva”, scrive Signorelli, “bisogna accettare l’ipotesi di una realtà sociale ed economica in cui non c’è lavoro per tutti, in cui la disoccupazione è assolutamente strutturale”, una valutazione che nasce dal buon senso e da un’analisi concreta della realtà, ma che la quasi totalità degli economisti (ridotti a stanchi sacerdoti della religione neoliberale) e il mondo politico ufficiale rifiutano di considerare.

 

Signorelli fa un’interessante considerazione sulla trasformazione del sistema politico, passato dal clientelismo di stampo democristiano, a “forme di associazioni trasversali senza più caratterizzazione ideologica: cordate, cosche o, con una nomenclatura meno offensiva, gruppi, correnti ecc.
Amalia Signorelli per questo suo libretto ha indagato anche attraverso interviste, quindi a contatto diretto con le nuove generazioni “flessibili” e alla fine non suggerisce finali consolatori né alimenta speranze di palingenesi sociale. Niente del genere è all’orizzonte.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: