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Il “giornale unico” sulla cosiddetta emergenza immigrazione

3 febbraio 2017

Oggi sui quotidiani si è dato ampio risalto all’accordo stretto fra il nostro governo (auspice l’Unione europea) e il premier libico Fayez al-Sarraj per “chiudere la rotta libica” utilizzata da molte persone per lasciare l’Africa e cercare una vita migliore in Europa, attraverso l’Italia.

I maggiori media hanno recepito e rilanciato la notizia senza troppo preoccuparsi di risvolti tutt’altro che secondari, come il punto di vista di quelle persone che cercheranno altre rotte per arrivare in Europa (moltiplicando probabilmente rischi e costi) o di quelle che finiranno nella rete del governo libico incaricato di fermare il flusso (al tempo di Gheddafi l’approdo erano spaventosi campi di prigionia e l’esito finale era spesso mortale).

Ci sarebbe da dire anche sulla figura e il ruolo di al-Sarraj, collocato a Tripoli dalle potenze occidentali ma ben lontano da guidare l’intero suo paese, diviso in più parti sotto il controllo di leadership che si rifanno ad alleati esterni diversi.

20170203_234500Ma nella retorica ufficiale, e nei media che ad essa si rifanno, specie quando si parla della cosiddetta emergenza immigrazione, non c’è spazio per dubbi, e meno che mai per punti di vista “altri” o per considerazioni di tipo umanitario (i primi vengono bollati come “irrealistici”, le seconde come “buonisti”).

Il pensiero unico in materia di immigrazione è una concretissima realtà, con poche eccezioni. Fra queste, per citare l’accordo  Gentiloni-al-Sarraj, la fornisce il quotidiano Avvenire, controllato dai vescovi italiani, che riporta sì la notizia dell’accordo ma poi dà la parola (e un titolo ben visibile) alle forti critiche provenienti dal mondo delle ong e dalla chiesa di base, cioè da chi segue sul campo la cosiddetta emergenza immigrati e ragiona sulle cose con autonomia di pensiero e di giudizio.

Avvenire si definisce “quotidiano di ispirazione cattolica” e ha una posizione tutta sua  nel panorama dei quotidiani nazionali, come ben si vede soprattutto nel modo di trattare l’informazione internazionale e temi come le guerre e l’immigrazione, un modo decisamente eccentrico rispetto al “giornale unico” oggi prevalente  (Avvenire ha anche qualcosa d’antico: grande formato, foto quasi tutte in bianco e nero, impaginazione tradizionale).

Il giornalismo italiano ha una storia di eccessiva vicinanza al potere politico e una conseguente predisposizione ad accettare l’agenda, le interpretazioni, addirittura il linguaggio dei poteri di turno: il modo che hanno i media mainstream di trattare la vicenda dell’immigrazione ne è l’ennesima riprova.

 

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