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Il caso Breivik parla di noi

16 gennaio 2017

Nei giorni scorsi alcuni quotidiani hanno pubblicato le fotografie scattate in tribunale ad Oslo durante la nuova udienza del procedimento aperto da Anders Breivik –  in carcere per la strage di Utoya, 77 militanti della sezione giovanile del Partito laburista norvegese uccisi nel luglio 2011 a colpi di fucile – contro lo stato per presunte violazioni in carcere dei suoi diritti fondamentali.

breivik_afp_1001Breivik, come già successo in passato, è entrato in aula facendo plateali saluti nazisti, con intenti probabilmente provocatori, ma c’è da domandarsi se questa sua condotta non favorisca una sottovalutazione del personaggio e della sua  appartenenza a un milieu culturale e politico piuttosto vasto.

Breivik  non può essere liquidato come anacronistico nostalgico del nazismo e chiuso dentro i recinti ultra minoritari dell’estremissima destra; facendo così, c’è il rischio di  non cogliere quanto la sua delirante azione in realtà ci dica qualcosa di noi: la sua storia e le sue elaborazioni hanno molto a che fare con  temi e pulsioni che circolano largamente in Europa.

In quest’articolo uscito sul numero di novembre di Altreconomia avevo raccontato l’emblematica vicenda del monumento che si è tentato di costruire.

 

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