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Legge sulla tortura, ripartire da capo

12 dicembre 2016

Alla fine anche Luigi Manconi, senatore e presidente della Commissione per i diritti umani, ha preso atto che non sussistono, nell’attuale parlamento, le condizioni politiche affinché sia approvata una seria legge sulla tortura. Lo dice in questo articolo pubblicato dall’Espresso, riconoscendo, verso la fine:

 E tuttavia l’attuale parlamento sembra incline, torpidamente, o ad archiviare per l’ennesima volta questa pratica o ad approvarne una versione ancora più misera. Per questo penso 
che, dopo ventotto anni sia preferibile pazientare ancora, augurandosi che 
un nuovo parlamento voglia riscattarsi da questo scandalo.

gettyimages-517986168La discussione parlamentare, lungo questa legislatura, è stata difficile e per molti versi penosa. Dall’iniziale formulazione – primo firmatario proprio Manconi – che riproduceva la definizione  indicata dalla Convenzione Onu contro la tortura (sottoscritta dall’Italia circa trent’anni fa), si è passati a testi di legge che ne modificavano la lettera e il senso, fino a un’ultima stesura, approvata in Senato l’estate scorsa,  lontanissima nel testo e nello spirito da quella iniziale.

Nel luglio scorso, durante un convegno a Genova, il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore ha difeso quel testo, nonostante i numerosi punti più che critici, come la necessità perché vi sia tortura che gli atti di violenza siano plurimi; che le violenze siano praticate con crudeltà; che i traumi psichici siano verificabili; la mancata esclusione della prescrizione.

Per alcuni “addetti ai lavori”  (come il sottoscritto) quel testo è semplicemente inaccettabile, perché le modifiche introdotte rispetto al testo iniziale hanno un’unica ragione e finalità: ridurre il campo di applicazione del crimine di tortura, ossia legittimare alcune forme di tortura.

Altri sostengono che una legge – anche difettosa – è meglio di niente. Oggi Luigi Manconi si aggiunge alla schiera di chi – come il sottoscritto e vari altri addetti ai lavori – ritiene che la formulazione uscita dal Senato sia irricevibile e che occorra quindi lottare, probabilmente dopo le prossime elezioni, per ottenere un testo che corrisponda allo standard internazionale firmato da decine di Stati in sede di Nazioni Uniti. Non vi sono seri motivi per discostarsi da quel testo.

Non sarà facile arrivare alla meta, lo sappiamo, e per una ragione ben precisa, emersa in questo scorcio di legislatura: non vi è al momento nelle forze politiche italiane – tutte le principali forze politiche rappresentate in parlamento – la volontà politica di approvare una legge sulla tortura corrispondente al testo Onu. Non c’è nella destra, non c’è nel Partito democratico, non c’è nel Movimento 5 Stelle. Le forze di polizia – ossia i loro vertici – esercitano un potere di ricatto e di intimidazione politica che tiene il parlamento sotto scacco.

Questo è lo stato della cultura politica nel nostro paese e si tratta di un indice significativo, quanto allarmante, dello stato di salute della nostra democrazia.

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