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La cultura del dominio e il culto della violenza: memoria storica e polemica col presente

25 novembre 2016

Quello che segue è l’intervento di Valdemaro Baldi –  avvocato versiliese, studioso di diritto costituzionale ed esperto di amministrazione pubblica (ha avuto come maestri Massimo Severo Giannini, Carlo Lavagna e Ugo Natoli) – durante l’incontro di presentazione di “Era un giorno qualsiasi”, organizzato a Forte dei Marmi il 22 novembre 2016 dall’associazione Spazio libero e dal Comitato del No – Versilia storica. 

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di VALDEMARO BALDI

Quando ho finito di leggere questo libro di Lorenzo Guadagnucci mi sono domandato se potesse essere considerato una biografia.  Certamente è una narrazione biografica nel senso che è la storia di una vita attraversata all’età di dieci anni dalla esperienza drammatica della strage di S.Anna, il 12 Agosto del 1944, nel corso della quale il piccolo Alberto, il futuro padre dell’autore, perde la madre e con lei ogni riferimento certo di vita, materiale ed affettivo. E resta solo, con i suoi fantasmi, con i suoi rimorsi, con le sue paure, ma anche con la forte volontà di costruirsi una vita normale. Ci riesce: frequenta la scuola, l’Università, si laurea e diventa insegnante di scuola media, si sposa e forma la sua famiglia.

Ma il libro è molto altro perché gli avvenimenti narrati sono sempre accompagnati da una riflessione profonda e vasta che cerca di capirne la portata, gli sviluppi e le prospettive. Allora gli avvenimenti non sono un amarcord ,seppure di sofferenza, ma stimoli a capire il senso del vivere dal dopoguerra ad oggi, a comprendere il perché di quanto avvenuto prima, durante e dopo S. Anna.

Come è stato possibile che quei fatti terribili siano stati sottovalutati, non indagati, nascosti in quegli armadi d’archivio, aperti quasi per caso, dai quali è potuta uscire almeno una parte di verità ed incardinarsi un processo penale a carico di pochi ex appartenenti alle SS tedesche che fu possibile rintracciare molti anni, troppi, dopo la strage ?

Quali interessi politici, diplomatici e militari fecero sì che S.Anna col suo carico di violenza rischiasse di rifluire nell’oblio o nella rassegnazione?

Noi dobbiamo riconoscenza a coloro, che non furono molti, superstiti o figli di superstiti , e qui stasera abbiamo con noi Lorenzo Guadagnucci e Claudia Buratti, a un magistrato valoroso e a suoi collaboratori se la giustizia militare italiana ha trovato la forza di rompere il cerchio del disinteresse e questo è stato importante per cercare di dare risposta a quegli interrogativi, ma è stato ancor più importante per almeno due altre ragioni. La prima è che, al di là della ricerca delle responsabilità personali degli autori della strage, il processo ha investito la responsabilità della “struttura gerarchica” che concepì e realizzò l’operazione; la seconda è che il processo ha contestato e respinto le ragioni che usualmente vengono addotte dai militari per le azioni criminose compiute “abbiamo eseguito gli ordini” e “la guerra è guerra”.

Il processo ha detto NO! 

Il militare di fronte ad un ordine criminale ha il dovere della disobbedienza.

E ha detto NO! alla guerra stessa che è sempre crimine pianificato.

Il libro allora ci parla di ieri ed allo stesso tempo di oggi. La cultura della guerra non si è spenta nel 1945. E’ ancor oggi viva nel consorzio umano. Diversamente non si spiegherebbe Hiroshima con l’annientamento in un solo attimo di centinaia di migliaia di persone, non si spiegherebbe il Vietnam con la strage di My Lai, non si spiegrebbe la strage di Srebrenica in Bosnia e neppure i bombardamenti in Irak, le torture di massa di Abu Ghraib, ed ancora nel presente le uccisioni e gli attentati dell’Isis.

Il culto della violenza, la cultura del dominio dell’uomo sull’uomo, sono alla base dell’ideologia della guerra e noi non dobbiamo in ogni momento dimenticare o sottovalutare i segnali aperti o criptici che ci giungono da quella ideologia.

E’ questo il messaggio del libro.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo per la risoluzione delle controversie internazionali”, recita così il primo capoverso dell’articolo 11 della nostra Costituzione. Il verbo “ripudiare” contiene insieme il significato di rifiuto e di definitività , il ripudio è cioè un rifiuto definitivo ed allora l’espressione contenuta in quel capoverso non è che la dichiarazione solenne di non partecipare mai più ad una guerra.

In quella espressione costituzionale è sottesa una polemica con la nostra storia che ha visto l’ Italia dall’Unità ad oggi trascinata dalle sue classi dirigenti in guerre coloniali disastrose e feroci e in due conflitti mondiali che hanno devastato i popoli coinvolti. Ma c’è anche una polemica con il presente dove l’Italia è coinvolta in tanti conflitti.

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Si è tentato di nobilitare in vari modi la partecipazione dell’Italia alle guerre negli ultimi 50 anni e si è dispiegata una massiccia opera di propaganda per far credere che la guerra che si combatteva era giusta. Si è così introdotta nel linguaggio la categoria della “missione militare per portare la democrazia” e si è inventata la “missione umanitaria” per giustificare l’intervento armato.

Chi usa queste espressioni è un bugiardo e chi ci crede è uno sciocco.

Le missioni umanitarie sono quelle che alleviano le sofferenze. Le armi, le bombe, le mine,le pallottole e i razzi dal cielo e dalla terra non hanno mai alleviato le sofferenze, anzi le hanno sempre inferte od aggravate. Le missioni che portano democrazia sono quelle dove uomini armati solo della propria intelligenza e di spirito di solidarietà, portano insieme agli aiuti concreti contro la fame e la miseria anche l’insegnamento, le conoscenze scientifiche e la cultura.

La guerra è la forma assoluta della violenza, fisica e morale, e la violenza ha la medesima natura in tutte le circostanze si esplichi ed in tutte le forme venga esercitata.

Ne sa qualcosa Lorenzo che l’ha vista e subita alla scuola Diaz a Genova durante i fatti del 2001. Nel libro Lorenzo ne parla con un parallelo con S.Anna che lui stesso definisce ardito ( e lo è! ), ma quando leggerete il libro vi accorgerete che ha ragione.

E però, nell’avviarmi al termine di queste note necessariamente brevi per il tempo a me consentito, io vorrei cennare ad una violenza dell’oggi, subdola, impercettibile a prima vista, ma non meno reale, che è contenuta in questa legge di modifica costituzionale che andremo a confermare con un si o a respingere con un no il 4 Dicembre prossimo.

La libertà- disse un giorno Piero Calamandrei parlando agli studenti milanesi durante una conferenza sulla Costituzione- è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare…

Voleva dire che bisogna vigilare sempre sulla libertà che la Costituzione garantisce affinché non venga mai a mancare. Anche i diritti dei cittadini subiscono spesso la stessa sorte. Le classi dirigenti spesso te li tolgono piano piano e se per caso ti distrai un momento rischi di perderli .

Allora la mia riflessione è questa. Fino ad oggi ciascuno di noi cittadini ed elettori di questa Repubblica Italiana eleggeva nelle elezioni politiche i senatori e con quella elezione li facevamo nostri rappresentanti nella funzione legislativa della camera senatoriale.

E’ un diritto nostro che discende dall’articolo 1 della Costituzione che recita: “La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” e l’ atto che compiamo nell’eleggere i senatori (e i deputati!) costituisce l’esercizio concreto della nostra sovranità.

Ebbene la riforma che siamo chiamati ad approvare o respingere il 4 Dicembre non sopprime il Senato che, pur ridotto, resta, ma viene soppressa l’elezione diretta da parte dei cittadini elettori e cioè a ciascuno di noi vien tolto il diritto di eleggere la nostra rappresentanza parlamentareE questa è una violenza!

Il governo ed i sostenitori della riforma negano questo nostro ragionamento e dicono: i nuovi senatori saranno eletti dai consigli regionali fra i propri componenti ed un senatore, per ogni singola regione sarà eletto, sempre dai consiglieri regionali, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori. Ma non è mica la stessa cosa. Nell’elezione diretta decidiamo noi, nell’elezione indiretta decidono le segreterie dei partiti, e qualche volta le conventicole malavitose o corruttrici.

Allora perché questa espropriazione verso i cittadini del diritto di elezioneLa domanda è inquietante e forse la risposta la troviamo in un articolo che Lorenzo Guadagnucci ha pubblicato lo scorso 17 Ottobre col titolo “La fascinazione del Capo” laddove dice:

La promozione della democrazia del Capo al rango costituzionale è il vero cuore della riforma , che intende affrontare la crisi delle culture politiche dei maggiori partiti e la disaffezione dei cittadini puntando tutto sulla governabilità, un concetto che viene tradotto in una vistosa concentrazione di poteri.”

E più sotto aggiunge:

La fascinazione per la democrazia del capo ha una lunga storia nel nostro come in altri paesi, e ha vissuto un potente rilancio dove la politica si è più decisamente avvicinata alle metodologie del marketing,che privilegiano personalizzazione,linguaggi pubblicitari, relazione diretta col popolo-consumatore, abbandono delle ideologie politiche. Ha senso modellare una Costituzione,cioè la legge delle leggi, su questo modo-peraltro invecchiato e dai limiti sempre più evidenti- di intendere la politica e la democrazia? Non dovrebbe svolgere, la Carta, una funzione di garanzia rispetto all’invadenza dei capi presenti e futuri? Qualcuno ha dato un’occhiata a quel che accade in giro per l’Europa col risorgere dei nazionalismi e leaderismi d’altri tempi? Davvero vogliamo lubrificare e agevolare simile tendenza? In una fase di così grave crisi, sarebbe più saggio dare fiducia ai cittadini, restituire loro sovranità, favorire nuove forme di partecipazione.”

Sarebbe più saggio, come tu dici Lorenzo, ma noi purtroppo non avvertiamo questa saggezza, anzi vediamo che quello che la riforma vuol limitare, e al fine distruggere, è proprio la partecipazione alle scelte ed il controllo popolare sul potere politico.

Decide tutto il governo del capo ed i potentati economi e finanziari che lo sorreggono.

Se così dovesse succedere in quel momento in Italia non vi sarebbero più cittadini, ma sudditi. E questa è una prospettiva che non accettiamo.

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One Comment leave one →
  1. mily permalink
    3 dicembre 2016 17:42

    Discorso molto bello. Ma come al solito la vera domanda e'” Funziona? E’ realizzabile dall’ essere umano? O cercare di realizzare un obiettivo cosi’ bello, ci farebbe precipitare nel caos e nella barbarie?”

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