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#perchéno / 1. La pistola sul tavolo

11 ottobre 2016

Ieri sera, a un incontro pubblico a Firenze, Tomaso Montanari ha usato un’efficace metafora per descrivere la relazione che intercorre fra la riforma costituzionale oggetto del prossimo referendum e la legge elettorale detta Italicum. La relazione fra questa e quella, ha detto il vice presidente di Libertà e Giustizia, è la stessa che lega pistola e pallottola. La riforma è la pistola, che può essere innocua se nessuno decide di armarla, ma diventa letale se unita alla pallottola (la legge elettorale).

Montanari ha risposto così a chi sostiene in questi giorni – e sono molti – che la riforma di 47 articoli della Costituzione sarebbe digeribile se la legge elettorale fosse corretta.

 

Se la metafora di Montanari è corretta – e a me sembra che lo sia – il governo intende varare una riforma che può diventare pericolosa a seconda del sistema elettorale cui è abbinata, e lo stesso premier sembra riconoscerlo, vista la disponibilità – almeno dichiarata – a cambiare l’Italicum, incautamente definito poco tempo fa la legge elettorale migliore d’Europa o forse del mondo.

Ma è possibile pensare a una Costituzione così fragile e vulnerabile? Una Costituzione che può diventare un’arma pericolosa per gli assetti democratici in funzione della legge elettorale che un parlamento – a maggioranza semplice – può decidere di approvare? Fragile e vulnerabile già rispetto alla legge al momento esistente e non ancora utilizzata?

Non stiamo parlando di un dettaglio, ma di una questione di fondo. Una Costituzione dovrebbe definire le regole del gioco, lo scenario della vita pubblica, garantire la solidità dell’assetto democratico rispetto alle imprevedibili tempeste politiche presenti e future. E’ per questa sua funzione primaria che le Costituzioni sono normalmente inclusive e frutto di negoziati e compromesso fra maggioranza e opposizione.

Quella firmata da Matteo Renzi e Maria Elena Boschi è invece una riforma di parte, votata solo dalla maggioranza (con vari trasformismi e forzature parlamentari, fra l’altro, per non dire che si tratta di un  parlamento delegittimato dalla sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale detta Porcellum). E’ una riforma fatta su misura per la momentanea maggioranza e per il suo “capo”.

Chi parla di correggere l’Italicum intende di solito modifiche leggere come l’eliminazione dei capolista bloccati e delle candidature multiple, oppure – al massimo – l’ammissione al ballottaggio delle coalizioni fra partiti e non delle singole liste meglio piazzate. Quest’ultima ipotesi oggi farebbe anche comodo al Partito democratico, che teme il Movimento 5 Stelle, in ascesa nei sondaggi ma incapace di formare coalizioni e quindi svantaggiato da un eventuale cambiamento del genere.

In realtà è troppo tardi per cambiare l’Italicum prima del 4 dicembre e  in ogni caso sono discorsi oziosi:  si sta comunque approvando una riforma costituzionale che espone le istituzioni al rischio di tentazioni autoritarie per il tramite di questa o di un’altra legge elettorale. E non sembra una buona idea in una fase storica come l’attuale, segnata in tutta Europa da un’evidente crisi della partecipazione democratica e dalla crescita di formazioni nazionaliste e di estrema destra.

Le Costituzioni devono guardare al futuro e svolgere una funzione di garanzia: da noi, incautamente, si è invece messa sul tavolo una pistola, sperando che nessuno – oggi o in futuro – pensi di utilizzarla insieme a una pallottola.

NO, così non va.

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