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Pro memoria dalla Diaz per smemorati cronici

22 luglio 2016

Ieri sera siamo tornati alla Diaz, esattamente quindici anni dopo la nota vicenda. Non se ne è accorto quasi nessuno, naturalmente. Meglio dimenticare tutto e il prima possibile. Meglio non ascoltare quel che abbiamo avuto da dire. E’ stato un pro memoria con il torto di avere come interlocutori degli smemorati cronici.

QUI UNA VIDEOINTERVISTA CHE MI HA FATTO L’AGENZIA ANSA

Viviamo in un paese che ha “celebrato” questa ricorrenza bloccando la discussione parlamentare sull’introduzione nell’ordinamento del crimine di tortura con la motivazione che non ci possiamo permettere – in tempo di attentati e dopo quanto successo in Francia – scelte che potrebbero danneggiare le forze di polizia. Danneggiare?

20160721_221833Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha detto che “non possono esserci equivoci sull’uso legittimo della forza da parte delle forze di polizia”. Appunto, non possono esserci equivoci sul fatto che l’uso della forza dev’essere limitato, come avviene in tutte le democrazie che funzionano e come prevedono le convenzioni internazionali contro la tortura, firmate peraltro dall’Italia senza muovere obiezioni. In realtà siamo a un passo dalla rivendicazione della facoltà di torturare.

E comunque non si è mai discusso veramente in parlamento di una seria legge sulla tortura, bensì di come limitare, snaturare, svuotare la normativa standard internazionale, una normativa che il governo, dopo la sentenza Cestaro della Corte europea dell’aprile 2015, avrebbe potuto e dovuto introdurre nell’ordinamento per decreto e usando lo strumento della fiducia, come tante volte ha fatto in altri ambiti.

La legge bloccata in parlamento era una non-legge sulla tortura. Era scritta in modo così contorto e malizioso da essere pressoché inapplicabile, con veri e propri obbrobri giuridici, come il requisito del “trauma psichico verificabile” perché possa esservi tortura psichica  (la più praticata al mondo). Quel “verificabile” non esiste in alcun ordinamento e serve solo a ridurre la possibilità di applicare il reato.

Questo parlamento dovrebbe assumersi la responsabilità di riconoscere di non essere in grado – per mancanza di volontà politica – di approvare una vera legge sulla tortura. Ne avremo una, in futuro, solo se e quando i cittadini lo vorranno, solo se e quando avremo capito che sono in ballo i diritti fondamentali dei cittadini, ossia lo stato di diritto, e che l’introduzione del crimine di tortura dev’essere parte di un processo di democratizzazione delle forze dell’ordine e delle istituzioni tutte.

 

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