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Un orwelliano Premio per la Pace

5 maggio 2016

Nel celebre “1984”, George Orwell parlava della “neolingua” del potere, un potente strumento di manipolazione delle coscienze, grazie al dominio delle parole nella rappresentazione del mondo. Fra queste parole, naturalmente, c’era anche la parola guerra, da intendere nella neolingua del potere assoluto come pace (e di che cosa si occupava il Ministero della Pace, se non di guerra?)

In quale altro modo commentare il Premio Napoli Città di Pace attribuito all’attuale ministra per la Difesa Roberta Pinotti? Qui sotto, lo sdegnato (e sacrosanto) commento di Alex Zanotelli e altri esponenti del mondo cattolico e pacifista.

Un premio che offende i morti. Vergogna!

Dobbiamo con profondo rammarico denunciare che la capacità mimetica della guerra e la giustificazione della violenza si accrescono in modo inatteso nella generale indifferenza con un uso e un abuso della parola pace. Ne è stata dolorosa prova l’attribuzione il 13 aprile 2016 del premio Napoli Città di Pace all’attuale ministra della Difesa Roberta Pinotti da parte dell’Unione Cattolica Stampa Italiana. Le motivazioni del premio a lei dato costituiscono una offesa all’intelligenza e sono un monumento alla mistificazione:

zanotelli

Alex Zanotelli

I notevoli primati del suo ruolo strategico e riformatore in materia di difesa nazionale e internazionale, declinati al femminile in piena coerenza con un impegno al servizio della politica come forma più alta d’amore, che, mette sempre al centro a tutela e la dignità della vita umana».

Ci chiediamo da quando i ministri della Difesa si occupano della tutela e della dignità umana e non invece dell’organizzazione e realizzazione della guerra sebbene sotto la denominazione edulcorata e rassicurante di missione di pace e operazione di polizia internazionale? Le guerre in Iraq, i bombardamenti della Serbia e della Libia, la guerra in Afghanistan sono le azioni scellerate che i governi italiani e i ministri della Difesa hanno promosso riuscendo sia ad aggirare l’articolo 11 della Costituzione, sia a fare ulteriormente ingrassare i fabbricanti di armi complici dei Parlamenti fatti da maggioranze di alza paletta che rinnovano esorbitanti finanziamenti per sistemi d’arma, bombe, missili, aerei e navi da guerra tanto da non avere più denaro per curare i malati, istruire i giovani, sconfiggere le marginalità sociali.

La stessa ministra Pinotti, sempre pronta a mettere a disposizione soldati italiani per tutte le guerre del pianeta, ha intuito il paradosso della concessione del premio e, prevedendo critiche ha affermato: «Potrebbe sembrare paradossale premiare un ministro che si occupa di Difesa e Forze armate con un premio per la pace, ma si è capito che non è affatto paradossale perché le nostre Forze armate operano proprio per garantire la sicurezza dei cittadini, la stabilità delle Istituzioni e lavorano quotidianamente per riportare la pace».

Sarebbe istruttivo per tutti che a queste affermazioni potessero replicare i civili uccisi dalle bombe italiane, i morti iracheni uccisi a causa della fantomatica arma letale per cui venne combattuta – anche da parte degli italiani – quella guerra. E soprattutto dovrebbero parlare le centinaia di militari italiani morti e le migliaia di ammalati di cancro a causa dell’uranio impoverito alle cui polveri furono esposti senza alcuna protezione. Gli orfani e le vedove di quei militari, cui sono negate anche forme di assistenza, meriterebbero di non essere offese da questo premio.

È certo molto inquietante e moralmente grave che il premio sia stato promosso e attribuito dall’Unione Cattolica Stampa Italiana Campania nella persona del suo presidente regionale Giuseppe Blasi e della vicepresidente nazionale Donatella Trotta con la partecipazione dell’assistete spirituale dell’Unione il salesiano Tonino Palmese. L’Unione Cattolica Stampa Italiana ha commesso un grave errore che noi qui denunciamo. A chi il prossimo premio per la pace? A Finmeccanica? È evidente che l’Unione non presta attenzione alle parole che papa Francesco ha pronunciato, ripetutamente in questi tre anni, contro i fabbricanti di armi e i loro mediatori e clienti. Armi che sono realizzate con il solo scopo di uccidere, per essere utilizzate in questa terza guerra mondiale a puntante nella quale i ministri della Difesa italiani hanno avuto e hanno un ruolo non di comparse, ma di protagonisti premiati in nome della “pace”. Ma questo non è un paradosso, è soltanto vergognoso.

Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta

Sergio Tanzarella, storico della Chiesa

Alex Zanotelli, missionario comboniano

Francesco de Notaris, ex senatore e attivista per la pace

Francesco La Saponara, ex deputato e docente universitario

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2 commenti leave one →
  1. mily permalink
    20 novembre 2016 07:29

    Scinderei questo articolo in due parti: il discorso politico e il discorso sociale, o meglio “psicologico”. Condivido quasi totalmente il discorso politico, con due piccole precisazioni. 1) La mancanza di democrazia nella maggior parte del mondo solo in parte e’ imputabile al colonialismo, visto che la democrazia non e’ lo sbocco naturale delle comunita’ lasciate libere, anzi, direi che e’ uno sbocco piuttosto raro. Oggi noi abbiamo il diritto di voto e la cosiddetta democrazia, eventi che si verificano rarissimamente , e se homo sapiens fosse intelligente saprebbe usare queste cose a fin di bene, ma evidentemente non ne e’ capace. 2) Bisogna far di tutto per salvare chi scappa da guerre e fame, ma tutte le cose troppo belle rischiano sempre di trasformarsi nel loro contrario e alla fine produrre molta, ma molta piu’ sofferenza. Quindi corridoi umanitari per chi scappa da situazioni drammatiche nell’immediato, ma un progetto a lungo termine per i migranti economici e soprattutto smettere di alimentare il business delle onlus che alla fine si traduce nella minore disponibilita’ ad accogliere i veri profughi.
    C’e’ poi il discorso psicologico : non possiamo continuare a far finta di credere che la falla sia principalmente nel “software” ( nel tipo di societa’ e di politica) quando tutti i dati indicano che e’ soprattutto nell’ “hardware”, cioe’ in caratteristiche intrinseche alla natura del povero animale homo sapiens ( un animale che va compreso e forse amato per quel che e’, come tutti gli altri animali ). Abbiamo elaborato software ( idee politiche) bellissimi, ma tutte le volte che abbiamo cercato di installarli , il computer si e’ imballato al punto di non fornire piu’ neppure le normali prestazioni, e la situazione e’ precipitata. Non possiamo continuare a negare questo e rifiutarci di fare un passo indietro. A tal proposito vorrei dire che il movimento dei movimenti ci aveva visto giusto, ma per ogni persona intelligente che c’ era al suo interno , ce n’erano 100 stupide, e per questo e’ finito o e’ stato ridimensionato. E poi, grosso guaio, non ha saputo allontanare i violenti e i pre-ideoligizzati, cioe’ quei gruppi gia’ orecostuiti che fanno massa, che avevano gia’ una ideologia acquisita per puro caso e che hanno sposato il movimento per altrettanto puro caso o per moda: per fare una cosa migliore bisognava fare una cosa nuova: fuori i gruppi gia’ costituiti e soprattutto fuori i violenti, dentro ogni individuo che si poneva come singola persona e soprattutto bisognava dissociarsi veramente da qualsuasi forma di violenza e brutalita’
    …..
    Ad ogni modo, servono scienziati capaci di progettare nuovi hardware o di far funzionare al meglio quelli che abbiamo. Questi non possono essere i politici, ma debbono essere fisici ( cervello quantico? Scatole empatiche? Cose fantascientifiche , ma futuribili) , medici e biologi ( capire come funzionano le strutture cerebrali), psicologi ( educazione all’empatia, educazione alla pace, tentativo di abbattere quello che io chiamo ” la babele percettiva”).
    Ai politici rimane il compito di far funzionare al meglio l’hardware che per ora abbiamo, cercando di capire non qual e’ il software piu’ bello, ma qual e’ il software che in quel tipo di computer crea meno danni e produce risultati il piu’ simile possibile a quelli che in un hardware ideale produrrebbe un software ideale ( tenendo conto che i due rusultati non saranno mai uguali). E per far questo non si puo’ andare sempre e solo a sinistra, sempre solo verso la meta che noi abbiamo in mente, perche’ si rischia di cadere nel burrone, ma bisogna avere la capacita’ di andare un po’ a destra, un po’ a sinistra, un po’ avanti, un po’ tirnare indietro sui propri passi…
    Un saluto a tutti.

    • mily permalink
      23 novembre 2016 17:22

      Questo commento non doveva finire qui sotto, ma sotto l’articolo di Guadagnucci e Agnoletto sul ” movimento dei movimenti” 😀

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