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La Regione Toscana, il treno per Basovizza e il post antifascismo

25 aprile 2016

La lunga marcia della destra post fascista nella patria storiografia aggiunge tassello a tassello. Il consiglio regionale toscano nei giorni scorsi ha approvato (all’unanimità!) una mozione del consigliere Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) e quindi istituito un secondo “treno della memoria” (stavolta chiamato “del ricordo”) in aggiunta a quello verso Auschwitz, che da tempo porta centinaia di studenti toscani a visitare il luogo simbolo degli orrori della seconda guerra mondiale e del  Novecento europeo. Il nuovo treno, a partire dal 2017, condurrà  a Basovizza, sul Carso triestino, la foiba simbolo del fatto storico che la destra post fascista scelse vari decenni fa come contrappeso all’antifascismo.

La Giornata del Ricordo, istituita nel 2004 per ricordare gli “infoibati”, è il capolavoro politico della destra post fascista e del principale animatore della campagna che portò a istituirla, ossia Roberto Menia, missino e post missino di Trieste, già sottosegretario in uno dei governi Berlusconi.

basovizza_leganazionaletrieste-400x300Va detto che la destra, nel dopoguerra, ha avuto buon gioco a creare il “caso foibe”, visti i silenzi (e anche peggio) della sinistra italiana e dello stato jugoslavo, i quali avrebbero potuto e dovuto affrontare la questione a viso aperto: ma prevalsero la ragion di stato, la guerra fredda, gli interessi di bottega e una certa attitudine a evitare l’autocritica e così si è lasciato campo aperto al revanscismo nazionalista della destra giuliana, che alla fine è riuscita a imporre un tema inizialmente locale all’attenzione di tutti, con incorporata interpretazione (ed enfatizzazione). Fino all’istituzione del Giorno del Ricordo.

Nella retorica post fascista le foibe sono da mettere sull’altro piatto della bilancia quando si pesano gli orrori della seconda guerra mondiale: da una parte i lager, la shoah e le stragi di civili  del nazifascismo, dall’altra gli eccidi compiuti dai “titini” comunisti , il tutto con un coté patriottico, poiché la retorica vuole che gli “infoibati” furono eliminati dai partigiani jugoslavi in quanto italiani.

Si è molto favoleggiato  sul numero degli “infoibati”, nell’affannosa ricerca della possibilità di comparare in qualche modo le vittime dei “rossi” con quelle dei “neri”, ma è una comparazione che in sede storica non è proponibile, né per le cifre né per la sostanza dei fatti. E’ infatti necessario, per capire quel che avvenne sul confine orientale intorno al 1945, contestualizzare i fatti, parlando della guerra d’invasione dell’esercito italiano e di quello nazista, dei crimini di guerra compiuti dai nostri militari, della lunga e oppressiva dominazione nazionalista attuata dal fascismo.

Le esecuzioni sommarie ci furono e meritano d’essere ricordate, ma il caso delle foibe è  una questione complessa, da consegnare agli storici (come peraltro è stato fatto) e da trattare con cautela, visto l’uso politico e strumentale che si è fatto di quegli avvenimenti. Altrimenti si rischiano  infortuni come quello in cui incappò Giorgio Napolitano, che nel 2007 in un maldestro intervento fece propria la retorica nazionalista e post fascista parlando di “moto di odio”, “furia sanguinaria” e “disegno annessionistico slavo”, meritandosi la simmetrica reazione del presidente croato del tempo, Stipe Mesic, che riscontrò nel suo discorso “elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico”.

1365317073-auschwitzLa Regione Toscana, approvando  la mozione di Giovanni Donzelli (sia pure con  emendamenti correttivi delle versione iniziale, più oltranzista),  ha compiuto una scelta che dà un contributo importante alla lunga marcia della destra post fascista nella storiografia italiana, sottovalutando (forse) l’impatto della propria decisione.

Si può pensare che i consiglieri estranei al milieu post fascista siano convinti di avere agito per favorire – semplicemente – la conoscenza di avvenimenti che hanno meritato il riconoscimento di una Giornata del Ricordo, ma non sfugge a nessuno l’origine politica della “memoria delle foibe”, né può tacersi il fatto che affiancare il Treno per Basovizza a quello che corre ogni anno verso  Auschwitz realizza un accostamento a dir poco imbarazzante e ricco di implicazioni politiche.

Il consigliere Donzelli ha giustamente festeggiato il voto; qualcuno ha espresso il proprio sdegno; ma i più hanno taciuto ed è un silenzio che solo pochi anni fa non sarebbe stato nemmeno pensabile, vista la sensibilità per la materia della cultura antifascista e di sinistra. Ma a quanto pare, una volta dato atto alla destra dei suoi successi storico-politici, dobbiamo cominciare a ragionare di un’altra lunga marcia in corso nella nostra storiografia politica: vuoi vedere che il Napolitano del 2007 non era un goffo post comunista in vena di intemerate patriottarde, ma un anticipatore? Forse il presidente, nove anni fa, stava indicando la via che gli eredi della sinistra italiana avrebbero presto intrapreso, alla ricerca di convergenze storiografiche che potremmo chiamare post-antifasciste. E’ il nuovo (?) che avanza.

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One Comment leave one →
  1. 25 aprile 2016 10:28

    L’ha ribloggato su BarneyPanofskye ha commentato:
    Un 25 aprile diverso.

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