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Dimenticando Pietro Pinna…

18 aprile 2016

Nei giorni scorsi è scomparso a Firenze Pietro Pinna, all’età di 89 anni, ma la notizia è stata pressoché ignorata dal sistema mediatico e politico. Nessun articolo di giornale, nessuna dichiarazione di questo o quel politico. Fatta eccezione per alcuni interventi su siti, diciamo così, specializzati, per  Amoreno Martellini ospite della trasmissione Fahreneit di Radiotre e poco altro, possiamo dire che la morte del primo obiettore di coscienza politico della repubblica italiana è passata inosservata.
Eppure Pietro Pinna – “Piero” per amici e/o compagni di militanza – aprì letteralmente un varco nella cultura politica del suo tempo. Il gesto di rifiutare il richiamo alle armi, in nome di un’etica rigorosamente antimilitarista, nel 1948 ebbe un effetto dirompente. Era da poco finita la seconda guerra mondiale, ma non certo lo spirito bellico e bellicoso di quella fase politica, non a caso definita di “guerra fredda”. Incombeva anche lo spettro terrificante dell’annientamento nucleare, con il fungo atomico di Hiroshima ben impresso nelle menti e nelle coscienze di chiunque avesse senso politico e della storia.
pinnacartelloPinna disse no. Rifiutò il richiamo alle armi e affrontò di conseguenza il processo e la galera. I libri di storia più attenti, quelli meno vincolati alla liturgia degli eventi ufficiali (elezioni, formazioni di governi, congressi di partito e così via), non mancano di riportare l’obiezione di coscienza di Pietro Pinna come un evento significativo della storia politica del nostro paese. Prima di lui, c’erano stati altri episodi di obiezione di coscienza, da parte di militanti anarchici o aderenti alla religione dei Testimoni di Geova, gli uni e gli altri degni del massimo rispetto (e anche di un pizzico di ammirazione). Ma Pinna aprì una fase nuova, che potremmo chiamare della disobbedienza democratica, avviando la lunga stagione del pacifismo nonviolento.
Fra un processo e un soggiorno di galera, Pinna incontrò il suo interlocutore più naturale, il filosofo Aldo Capitini, che alla nonviolenza stava conferendo una dimensione filosofica e politica. Pinna diventò in breve il braccio destro di quel singolare pensatore e uomo politico; insieme diedero vita ad alcune delle imprese più notevoli di quella creativa stagione di contestazione dello status quo e di apertura verso nuovi modi di concepire il potere, la politica, le relazioni fra persone e fra nazioni: basta pensare alla Marcia per la Pace Perugia-Assisi e alla nascita del Movimento Nonviolento. Capitini morì nel ’68 e Piero Pinna, pur così schivo, divenne uno dei punti di riferimento per gli amici della nonviolenza.
pinna-manetteAntonino Drago, uno dei maggiori studiosi della nonviolenza, nella veglia che ha preceduto il funerale fiorentino di Pinna, davanti a pochi amici ha sottolineato come Piero fosse principalmente un antimilitarista, mentre Capitini aveva una concezione della nonviolenza più vasta e più sfaccettata. Non c’era dunque fra i due una perfetta coincidenza di vedute, tant’è che il contributo principale di Pinna al movimento della nonviolenza può essere identificato con la forza profusa nell’attuare e dare valore alla noncollaborazione e all’azione diretta. Pinna è stato un infaticabile esempio di attivismo: dalla seconda Marcia Perugia-Assisi (nel ’78), alla Marcia Catania-Cosimo contro la base missilistica, alle innumerevoli iniziative antimilitariste, il vecchio obiettore di coscienza è stato testimonianza vivente della forza e della centralità del connubio fra pensiero e azione.
Certo, nel mondo di oggi, governato con la paura e soggiogato con la forza degli eserciti e la minaccia delle armi, parlare di antimilitarismo è una bestemmia, e la stessa nozione di disobbedienza civile ha perso diritto di cittadinanza politica, eppure riesce difficile immaginare una resistenza all’omologazione e una strategia di cambiamento per l’avvenire (sinistra dove sei, anzi: chi sei?) senza passare attraverso la noncollaborazione sistematica, con il ripudio delle logiche di competizione e di guerra quotidiana (fra le persone, come fra gli stati). Luigi Lombardi Vallauri, da un’angolazione filosofica particolare, sostiene da tempo che la prospettiva nonviolenta, da eccentrica visione utopistica quale era un tempo, sta diventando una necessità per l’umanità intera, ormai costretta ad avere dimestichezza con la propria fine causa implosione, per ragioni ambientali e geopolitiche.
pinnaTornando a Pinna, fa specie che il suo esempio e la sua stessa persona siano stati così facilmente dimenticati. Mao Valpiana, presidente del Movimento nonviolento, nell’orazione funebre, lo ha ricordato accostandolo ai concetti di “essenzialità, tenacia, semplicità, frugalità, coerenza, fermezza, tenuta, costanza, umiltà, gentilezza”. E ha aggiunto: “Eri refrattario ai formalismi, all’ipocrisia, all’esteriorità, alla visibilità, che tanto vanno di moda nella politica di oggi”.

 

Eppure Pietro Pinna, come Aldo Capitini e altri personaggi scomparsi anche dalla memoria storica comune (pensiamo anche a Nanni Salio), sono stati uomini politici molto importanti nella storia d’Italia.

 

A loro – anche a loro – si deve ad esempio la legge sull’obiezione di coscienza dell’82, una norma ricca di risvolti etici, morali e culturali che vanno oltre la semplice facoltà di espletare il servizio militare senz’armi. A loro, a questi uomini politici che possiamo definire “non riconosciuti”, in quanto estranei alla politica di palazzo, si deve anche il rifiuto della logica distruttiva e autoritaria della guerra, un rifiuto che in Italia ha vissuto una dimensione di massa, almeno fino agli anni Ottanta (la prospettiva nonviolenta non era certo “il” movimento pacifista, ma ne costituiva una sua componente politica essenziale).
L’oblio di Pinna è un ulteriore segnale dei disastrosi tempi che viviamo. Le culture politiche sono così atrofizzate che si è persa anche la capacità di riconoscere lo spessore di personaggi importanti e di passaggi significativi del nostro recente passato. Pinna chi? La nonviolenza che cosa?

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  1. mily permalink
    23 novembre 2016 20:59

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