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Ma in Spagna il voto è chiaro: Pp e Psoe condividono il neoliberismo

21 dicembre 2015

Il risultato delle elezioni spagnole ha suscitato reazioni più che prevedibili nel media mainstream e delle maggiori forze politiche italiane e continentali. La Spagna si spezzetta, la Spagna è ingovernabile e via dicendo, come se il bipolarismo precedente fosse garanzia di chissà quale qualità politica. Anzi, se il bipolarismo tramonta, è proprio perché superato dai fatti.
La via di uscita dall’apparente impasse, in Spagna, è un accordo fra il primo e il secondo partito, avversari acerrimi secondo lo spirito (ormai fittizio) del bipolarismo, in realtà politicamente assai affini, vista la comune adesione – da tempo, ormai – all’ideologia neoliberale che domina l’economia, i media e la politica dell’Unione.

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Matteo Renzi e Pedro Sanchez

 

Il voto di ieri, dunque, offre l’occasione per fare finalmente chiarezza politica sulla reale contesa politica, che ha per oggetto, non la finta alternanza fra socialisti e popolari, bensì l’adesione o l’avversione rispetto alle politiche neoliberali di cui l’Unione europea – con le sue istituzioni – è una fedele servitrice. E’ un discorso che vale in tutto il continente, fatta salva – forse – la virata del Labour di Corbyn.
In Italia il duo Renzi-Boschi, troppo spesso tratteggiato con toni ammiccanti e indulgenti, sfrutta il voto spagnolo per riportare il discorso sul fronte tecnico-elettorale: l’Italicum in vigore da noi, dicono, eviterebbe l’impasse. Infatti, Pp e Psoe andrebbero al ballottaggio e uno dei due prenderebbe tutto, a partire dal 28 e dal 22% di preferenze espresse dai cittadini al primo turno.

E’ un trucco, e niente più, per governare senza avere i voti della maggioranza, con una serie di effetti collaterali che gli ineffabili padroncini della politica italiana vorrebbero farci dimenticare: la forzatura istituzionale e democratica; la concentrazione dei poteri in poche, elitarie mani (a disposizione degli oligarchi della finanza, veri detentori del potere); la disaffezione dei cittadini, che già ora disertano le urne (e sistemi elettorali come l’Italicum sono una spinta a starsene a casa).
Cercare e trovare mediazioni è il compito della politica, e in Spagna un accordo Pp-Psoe è politicamente la cosa più naturale che ci sia, vista la comune adesione alle politiche europee (tranne legittime richieste di correzioni su questo o quell’aspetto) e la condivisione, sempre al livello continentale, di tutte le principali responsabilità (o ci siamo dimenticati quali maggioranze hanno scelto il presidente della Commissione Juncker, il presidente del parlamento Schulz e via elencando?) E’ semmai il preteso bipolarismo Pp vs Psoe, la vera forzatura.
Quindi sarebbe l’ora di sgombrare il campo dalle mistificazioni e di ragionare – finalmente – sull’unico vero discrimine politico oggi esistente, ossia l’ideologia neoliberale e tutto ciò che ne consegue.

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