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Una legge sulla tortura ma non contro la tortura

11 luglio 2015

Intervento uscito sul Manifesto venerdì 10 luglio 2015. Questo testo di legge approvato all’unanimità in commissione bel difficilmente potrà diventare legge: esporrebbe l’Italia al ridicolo. Ci sono quindi due possibilità: 1) viene ritirato e anche questo parlamento rinuncia ad approvare una legge sulla tortura; 2) il governo impone il ritorno al testo approvato alla Camera, con un gesto apparentemente coraggioso, in realtà completando la pantomima andata in scena in queste settimane e dando il via libera a un testo comunque inadeguato e paradossale (fra le altre cose, sarebbe una legge sulla tortura che forse non si applicherebbe alle fattispecie accadute in Italia in tempi recenti, a cominciare proprio dal caso Diaz). Resta comunque la sostanza descritta in questo articolo: il Senato, nel silenzio generale, approva una legge sulla tortura che non è contro la tortura.

Tortura, dal Senato la legge del partito della polizia

Un chiaro segno di declino della cul­tura demo­cra­tica è ben visi­bile nella diversa rea­zione susci­tata a distanza di poco tempo (11 anni) da una pro­po­sta più che inde­cente, ossia la defi­ni­zione nor­ma­tiva della tor­tura come esito di «vio­lenze o minacce rei­te­rate». Nel 2004 la locu­zione — pro­po­sta dalla Lega Nord come emen­da­mento — suscitò tanto scan­dalo da affos­sare l’approvazione della legge: i leghi­sti non solo rom­pe­vano l’asse bipar­ti­san che aveva con­dotto alla ste­sura di un testo comune, ma in pra­tica pro­po­ne­vano di legit­ti­mare la tor­tura, pur­ché com­piuta con azione unica, non ripetuta.

Sta­volta sono stati i sena­tori di mag­gio­ranza Buemi e D’Ascola a pro­porre un emen­da­mento per sta­bi­lire che il cri­mine di tor­tura si con­fi­gura solo in caso di «rei­te­rate vio­lenze o minacce gravi» e la com­mis­sione Giu­sti­zia del Senato ha incre­di­bil­mente detto sì.

Se nel 2004 il caso arrivò sulle prime pagine dei quo­ti­diani e suscitò lo sde­gno di pro­fes­sori, asso­cia­zioni, gior­na­li­sti e com­men­ta­tori, sta­volta la norma pro tor­tura è stata a mala pena notata dai cro­ni­sti par­la­men­tari degli altri quo­ti­diani. Assue­fa­zione? Ras­se­gna­zione? Il testo uscito dal Senato può essere defi­nito cer­ta­mente una legge sulla tor­tura, ma non una legge con­tro la tor­tura, e ha l’unica fun­zione di inviare un mes­sag­gio di vici­nanza e com­pli­cità al “par­tito della poli­zia”, che si è bat­tuto con­tro la legge e per il suo svuo­ta­mento dall’interno, con argo­menti pre­te­stuosi e in qual­che caso anche peri­co­losi (come l’assurda tesi che il divieto di tor­tura “leghe­rebbe le mani” agli agenti).

Il testo appro­vato il 9 aprile alla Camera era già pes­simo e andava rifiu­tato; è stato invece con­si­de­rato una base di discus­sione per ulte­riori cor­re­zioni, ine­vi­ta­bil­mente al ribasso, visto lo stra­po­tere del “par­tito della poli­zia”, temuto dalla poli­tica e vez­zeg­giato dai mag­giori media.

Si con­ferma anche sta­volta il disa­gio delle nostre forze dell’ordine rispetto agli stan­dard nor­ma­tivi inter­na­zio­nali, ma il par­la­mento, asse­con­dando posi­zioni così arre­trate, tra­di­sce il suo com­pito di indi­rizzo e con­trollo e acui­sce il discre­dito che grava sulle nostre isti­tu­zioni, col­pite appena tre mesi fa dal duris­simo giu­di­zio della Corte euro­pea per i diritti umani sul caso Diaz. Que­sto testo di legge dev’essere rifiu­tato con forza, per­ché è un’offesa ai cit­ta­dini che hanno subito gli abusi e vor­reb­bero sen­tirsi tute­lati invece d’essere prima igno­rati e poi sbef­feg­giati; per­ché è una norma para­dos­sale e anti­de­mo­cra­tica, che fini­sce per legit­ti­mare certe forme di tor­tura; per­ché allon­tana le forze dell’ordine dalla cul­tura demo­cra­tica; per­ché com­porta — di fatto — una seces­sione dell’Italia dalla Con­ven­zione euro­pea sui diritti fon­da­men­tali e dalla Corte di Stra­sburgo, che ne tutela l’applicazione.

Meglio nes­suna legge che una legge così: il par­la­mento si assuma la respon­sa­bi­lità di rico­no­scere di non essere in grado di appro­vare una seria nor­ma­tiva sulla tor­tura. I sin­goli par­la­men­tari coscienti di que­sta situa­zione — e non sono pochi — escano dal silen­zio e rom­pano que­sto scel­le­rato patto con “il par­tito della poli­zia”; un patto che nuoce alle stesse forze dell’ordine, alla loro cre­di­bi­lità agli occhi dei cit­ta­dini e delle isti­tu­zioni internazionali.

Ci sarà da lot­tare, da rico­struire una cul­tura dei diritti, ma non esi­stono scor­cia­toie, a meno di ras­se­gnarsi all’idea che l’Italia dev’essere un Paese a sta­tuto spe­ciale, sot­to­messo a un’imponderabile e poco demo­cra­tica “ragion di Stato”.

Lorenzo Guadagnucci

*Comi­tato Verità e Giu­sti­zia per Genova

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