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Ma Tsipras dovrebbe dire qual è il piano per il dopo-No

2 luglio 2015

Alexis Tsipras in questi giorni ha tenuto alto l’onore e la dignità dell’idea di Europa, ribellandosi alla prepotenza suicida (suicida per l’idea d’Europa) di Merkel e Troika, che hanno dimostrato di avere come priorità la caduta del governo di Syriza, considerato un disturbo rispetto all’ortodossia neoliberale che ha preso possesso delle istituzioni europee.
La Grecia in queste ore è sotto scacco e vittima di un ricatto odioso; molti di noi si aspettano una vittoria dei no, nel referendum di domenica, ma ci vorrebbe davvero un atto di eroismo da parte dell’elettorato greco. Tutto spinge in direzione contraria.

L’asfissia finanziaria che ha costretto il governo a chiudere i rubinetti della liquidità monetaria; l’isolamento politico di Atene, che non ha trovato sostegno in nessun paese europeo (brillano per viltà l’Italia, la Spagna e il Portogallo, i più vicini alla Grecia per ragioni storico-geografiche e per esposizione debitoria); l’incertezza su quel che accadrà da lunedì 6.
Proprio su quest’ultimo punto la posizione di Tsipras è particolarmente debole. I cittadini greci – comprensibilmente – si chiederanno, al momento della scelta, che cosa accadrà dopo il referendum.

Nel caso che vincano i sì – come la Troika vuole – il quadro è abbastanza chiaro: il governo greco dovrà accettare le condizioni poste  per i nuovi finanziamenti; i bancomat torneranno ad erogare banconote; Tsipras lascerà il governo e si formerà un nuovo governo (e/o saranno indette nuove elezioni).
Che cosa accadrà in caso di vittoria dei no è invece molto meno chiaro. Tsipras dice che il suo governo potrà tornare al tavolo della trattativa con una posizione più forte e che presto tutto (a cominciare dai bancomat) tornerà alla normalità, ma si tratta di una prospettiva a dir poco incerta.

Viene da domandarsi se Tsipras non farebbe meglio a rendere esplicito un piano alternativo – che avrà di certo predisposto – sul “dopo NO”, in modo che sia più evidente il percorso che aspetterebbe i greci, quindi la probabile necessità di introdurre d’urgenza una moneta complementare per sopravvivere all’asfissia finanziaria e senza escludere l’eventualità di un’uscita dall’euro, che a quel punto potrebbe diventare una via obbligata..
Tspiras e Syriza in questi giorni stanno compiendo una straordinaria operazione di verità sul declino della democrazia in Europa ma la sensazione è che in assenza di informazioni chiare e credibili per il dopo-No, ai cittadini greci si chieda soprattutto un gesto di ribellione e di orgoglio, da esprimere quasi al buio. Forse troppo anche per il popolo greco.

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2 commenti leave one →
  1. 3 luglio 2015 13:29

    Analisi obiettiva e condivisibile! Anche perchè il rafforzamento della posizione greca nella trattativa in caso di un NO è tutta da vedere.. se a Merkel e BCE non fregasse niente dell’opinione dei greci l’unica soluzione (per modo di dire) sarebbe il ritorno alla Dracma

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