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Troppo silenzio sull’attacco al pm Zucca

12 giugno 2015

Il Csm sta valutando la richiesta di una “pratica a tutela” (cioè un intervento a difesa di un magistrato sottoposto a critiche e pressioni ingiuste e lesive della sua indipendenza) per Enrico Zucca, il pm del processo Diaz, reo di avere criticato una serie di comportamenti dei vertici di polizia (e di altre istituzioni) successive al G8 di Genova e quindi oggetto di una richiesta di procedimento disciplinare da parte del capo della polizia Alessandro Pansa e del ministro dell’Interno Angelino Alfano.

L’attacco a Zucca è un atto gravissimo che sta passando sotto silenzio. Tacciono le forze politiche, tacciono i parlamentari più impegnati sulla questione giustizia, tacciono i commentatori; i quotidiani hanno dedicato alla vicenda brevi e reticenti articoli. E’ un silenzio colpevole, segno di paura e di poca consapevolezza della grave crisi morale, ideologica, professionale che attanaglia le nostre forze dell’ordine, una crisi che mette in discussione equilibri democratici assai delicati.

Eppure non dovrebbe sfuggire l’enormità dell’intervento del capo della polizia, che prende di mira il pm che è stato protagonista di un processo – quello sulle violenze alla scuola Diaz e sui falsi e le calunnie che le hanno accompagnate – fra i più difficili affrontati dalla magistratura italiana negli ultimi decenni.

Zucca, nel dibattito incriminato, ha ripreso gran parte delle osservazioni contenute nelle sentenze della magistratura italiana e in quella della Corte europea per i diritti umani; sentenze che richiamano il nostro paese al dovere di compiere interventi amministrativi e legislativi ben precisi, di cui non si vede traccia.

diazZucca è un magistrato inviso ai vertici della polizia di stato: viene considerato il “responsabile” delle condanne inflitte nel processo Diaz, un processo che la polizia di stato ha subito con un misto di stupore e rabbia. Molti altissimi dirigenti in quel processo hanno tenuto un comportamento più che discutibile, ad esempio avvalendosi (gli imputati) della facoltà di non rispondere, oppure omettendo (i capi della polizia che si sono succeduti, con l’avallo dei ministri degli interni e dei presidenti del consiglio) di sospendere gli imputati e di rimuovere i condannati, come la giurisprudenza della Corte di Strasburgo prescrive.

Zucca è il magistrato del quale gli imputati nel processo Diaz – intercettati nel procedimento per l’accusa di falsa testimonianza di cui ha dovuto rispondere l’ex questore Francesco Colucci – parlano con epiteti irriferibili. E’ il magistrato del quale  Antonio Manganelli, defunto capo della polizia, disse – secondo quanto detto al telefono da Colucci: “A quello, dobbiamo dargli una bella botta”.

Ora che Zucca, in un dibattito pubblico, ricorda alla polizia di stato le sue numerose mancanze e la pessima figura cui ha esposto il nostro paese, ecco l’attacco con la richiesta di procedimento disciplinare. Certe cose non si devono dire. Una richiesta che conferma quanto siano fondate le critiche della Corte di Strasburgo (che fra le altre cose ha ricordato come la polizia italiana abbia potuto “impunemente” ostacolare il corso della giustizia) e che contiene in sé qualcosa di ironico. Pansa chiede un procedimento disciplinare, mentre la polizia di stato, in 14 anni, non ha avviato procedimenti verso gli imputati, poi condannati, nel processo Diaz.

Possibile che non ci siano commentatori, parlamentari, giornali e giornalisti in grado di segnalare la gravità di simile attacco a un magistrato che ha letteralmente salvato la credibilità dello stato in una vicenda penosa, qual è stato il caso Diaz? Possibile che tutti tacciano, proprio mentre il parlamento discute una legge sulla tortura subendo una pressione enorme proprio dai vertici delle forze dell’ordine, attestati su posizioni retrograde e in aperta contraddizione con le stesse indicazioni della Corte di Strasburgo?

All’indomani della sentenza della Corte europea il senatore Luigi Manconi ha scritto un importante articolo per spiegare “Perché in Italia tutti hanno paura della polizia”. Possibile che il senatore Manconi non abbia nulla da dire sull’attacco di Pansa a Zucca? Che nulla abbiano da dire i membri delle commissioni di giustizia di Camera e Senato? Perché tacciono tutti? Di che cosa hanno paura? Perché lasciano solo un magistrato esemplare come Enrico Zucca?

La sentenza della corte di Strasburgo è molto pesante e diciamo pure umiliante per il nostro sistema istituzionale – giudicato “strutturalmente incapace” di garantire la tutela dei diritti fondamentali affermati dalla Dichiarazione dei diritti umani – ma dovremmo preoccuparci di fronte all’evidenza che quanto accaduto dopo la pubblicazione di quella sentenza – il 7 aprile scorso – non fa che confermare quel giudizio.

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