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La Coalizione sociale e la sfida delle altre economie

7 giugno 2015

Parte dunque la Coalizione sociale. Mezza giornata trascorsa al Centro congressi durante l’assemblea e i gruppi di lavoro nel giorno di avvio dell’avventura, non è certo sufficiente per arrivare a definire un quadro d’insieme, ma può bastare per raccogliere qualche spunto e qualche idea.

Intanto si comincia a capire che cosa vuol essere questa Coalizione e lo si capisce grazie agli interventi che risultano più chiari, più convincenti, più propositivi e cioè quelli svolti dagli attivisti più coinvolti nel fare e quindi poco propensi a spendere i propri cinque minuti d’intervento per definire quadri d’insieme e propositi generali e invece concentrati su quel che si è, quel che si fa, quel che si potrà costruire insieme ad altri.

Rammento alla rinfusa qualche intervento ascoltato nei gruppi di lavoro: un giovane pugliese 20150606_110829che racconta di una fabbrica in disuso, recuperata e adibita ad attività culturali, sportive e di start-up, rivolte soprattutto ai giovani che non studiano né lavorano; una ragazza di Bari, di un’organizzazione studentesca che ha dato vita a una struttura di servizio e mutualistica per studenti, dottorandi, dottorati, assegnisti, tutte figure professionali abbandonate a se stesse e tuttavia capaci di autorganizzarsi; un’ingegnera che lavora come falsa partita Iva e che illustra la necessità d’essere sui luoghi di lavoro (lei parla dei cantieri) con modalità diverse da quelle classiche del sindacato; un cittadino del Piemonte che vive in un “villaggio solidale” e indica la necessità di investire sulle relazioni e sulla costruzione di reti sociali positivi più che sul conflitto; il giovane immigrato che chiede sostegno nella lotta per i permessi di soggiorno; un altro ingegnere, più attempato, che propone una campagna di ristrutturazione/conversione ecologica delle abitazioni per isolarle termicamente; un attivista che segnala come certi Comuni di montagna offrano incentivi per acquisire nuovi residenti e che quindi varrebbe la pena impostare un discorso su nuove forme di economia di montagna, a cominciare dall’agricoltura e dalla cura del territorio…

Ricorrono parole e concetti come mutualismo, conversione, reti solidali, autorganizzazione. Ecco un compito della Coalizione sociale: portare alla ribalta nuovi modi di organizzare il lavoro e la società, far intuire che esiste già nella società, e bisognerebbe far crescere, una nuova idea di economia e di sviluppo (se ancora vogliamo usare questo logorato concetto). In questa prospettiva, che è una specie di rivoluzione rispetto alla tradizione sindacale novecentesca, tutta centrata sul prUnknownoduttivismo e le politiche industriali legate alla società dei consumi, c’è una lunga strada da fare e molti soggetti, oggi assenti, da coinvolgere. E tuttavia è evidente quanto siamo distanti, e più avanti, rispetto alle classiche parole d’ordine del mondo sindacale.

A Maurizio Landini (che ha partecipato ai gruppi di lavoro per ascoltare) non dev’essere sfuggita questa novità (nel mio piccolo, nel 2007, pubblicai un libro, “Il nuovo mutualismo”, che raccontava il mondo delle “altre economie” e l’idea di società che ne scaturiva, il tutto senza incontrare il minimo interesse del mondo sindacale e politico, anche di sinistra…)

Non sono mancati interventi più politici, con lunghe enunciazioni su “ricomposizioni sociali” da realizzare, “conflitti da agire” e l’obiettivo di uno “sciopero sociale” da assumere come obiettivo principale per compattare ciò che oggi è frammentato. Non manca nemmeno chi cerca nella  Coalizione sociale i prodromi di una nuova sinistra da costruire, dopo le recenti delusioni. Ma non sembrano queste le prospettive più promettenti.

Di certo la Fiom sembra avere azzeccato la sua mossa, che nasce da un’onesta valutazione dell’insufficienza del sindacato classico rispetto all’evoluzione del lavoro e della società: lo dimostrano le molte presenze di giovani e gruppi che il “neo lavoro” lo vivono giorno per giorno e che hanno già cominciato a organizzare risposte collettive ai propri bisogni. L’idea di base è dunque corretta, ma la Coalizione è tutta da costruire e non sarà impresa facile: nessuno ha mai tentato prima niente del genere.

Sono venute a Roma persone da tutt’Italia, alcune proposte sono parse già mature – come il reddito di cittadinanza -, su altri punti ci sarà bisogno di avviare discussioni mirate: la sensazione è che la difficile partita avviata dalla Fiom potrà avere successo se prevarrà la componente “che fa”, per quanto essa sia probabilmente, per linguaggi e storia, la meno vicina al mondo sindacale.

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