Skip to content

La (im)possibile riforma delle forze di polizia e la brutta legge sulla tortura

11 maggio 2015

Pochi giorni dopo il sanguinoso blitz alla scuola Diaz durante il G8 di Genova, Pippo Micalizio, navigato funzionario di polizia, consegnò al suo capo, Gianni De Gennaro, il primo rapporto interno su quanto accaduto la notte del 21 luglio 2001. Micalizio, oggi scomparso, era uomo di fiducia del “capo” e svolse il suo compito con solerzia, in modo che De Gennaro avesse un’esatta cognizione dei fatti.

Unknown-3Il rapporto Micalizio è un piccolo monumento alle occasioni perdute, o per meglio dire un documento che rivela quali erano le reali intenzioni di chi guidava la polizia di stato e quali gli intendimenti del governo del tempo (scelte peraltro confermate dai vertici di polizia e dai governi venuti dopo). Sì, perché Micalizio non accampò alcuna giustificazione per quanto accaduto alla Diaz, comprese immediatamente la gravità dei fatti e intuì che occorreva un intervento esemplare per salvaguardare la dignità e la credibilità del corpo.

Il funzionario suggerì così a De Gennaro di sospendere immediatamente i funzionari e dirigenti impegnati nel blitz (per uno, si ipotizzata anche la radiazione dalla polizia) e di introdurre una piccola ma indispensabile riforma, ossia l’obbligo per gli agenti in servizio di ordine pubblico di portare sulle divise un codice di riconoscimento.

De Gennaro decise di non seguire i suoi consigli: nessuno fu sospeso, l’azione della magistratura fu osteggiata e il resto è noto: condanne definitive per funzionari e dirigenti; interdizione per alcuni dai pubblici uffici e infine – il 7 aprile scorso – l’Italia umiliata nel ricorso del cittadino Arnaldo Cestaro alla Corte europea per i diritti umani.

Quel dimenticato rapporto del 2001 può essere confrontato proprio con la sentenza della Corte europea: ebbene, se lo stato italiano avesse seguito le indicazioni del suo leale funzionario, non sarebbe incappata nel duro giudizio della Corte di Strasburgo, che ha condannato l’Italia per la sua incapacità di punire seriamente i responsabili. La Corte cita esplicitamente le mancate sospensioni (oltre che pene esigue e senza effetto pratico) e la non riconoscibilità degli agenti come elementi dell’incapacità strutturale mostrata dalle nostre istituzioni rispetto alla necessità di garantire i diritti dei cittadini.

Dopo la sentenza di Strasburgo, pare che il sistema politico e istituzionale pensi di cavarsela approvando una (pessima) legge sulla tortura: non si parla della grave crisi in cui versano le nostre forze dell’ordine, in preda a un’allarmante involuzione culturale e di legittimità (rivelata, fra l’altro, dalla vicenda dell’agente Tortosa nei giorni successivi alla seentenza europea) e non sono in cantiere le riforme democratiche che sarebbero necessarie, a cominciare dalla smilitarizzazione di tutte le forze dell’ordine (e della stessa polizia, rimilitarizzata di fatto in questi anni).

Sulla sentenza del 7 aprile scorso, sulla brutta legge sulla tortura approvata alla Camera e sull’urgenza di un intervento che apra le forze di polizia alla società e avvii un percorso di conoscenza e di ascolto, ho scritto questo libretto elettronico, scaricabile gratuitamente QUI: si intitola “sTortura”.

————

Lunedì 11 maggio a Milano, alla Casa della Cultura alle 21, incontro dal titolo “Dal sangue della Diaz al reato di tortura?”, con Vittorio Agnoletto, Lorenzo Guadagnucci, Valerio Onida, Enrico Zucca.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: