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La “Coalizione sociale” deve parlare dei massimi sistemi

16 marzo 2015

La cosiddetta “Coalizione sociale” lanciata da Fiom, Libera, Emergency e altri soggetti può avere una funzione utile, addirittura decisiva, in una direzione che non è quella dell’immediato sbocco in una nuova formazione politica. Potrebbe cioè dare sostanza e visibilità all’esistenza di un’altra possibilità, di un altro modo di guardare l’economia, la società, il futuro del pianeta stesso.

UnknownStiamo vivendo una stagione di cupo e rigido pensiero unico, ossia al trionfo delle tesi thatcheriane sull’assenza di alternative al capitalismo finanziario neoliberale e sull’inesistenza della società (“esistono solo gli individui”, diceva la Lady di ferro). E’ questa la percezione che prevale nell’opinione pubblica informata (cioè informata da un sistema mediatico e dell’istruzione che si muove all’interno di questa logica) e che impedisce alle persone comuni di credere in qualcosa che non siano le “riforme” (quelle chieste e ottenute dalle oligarchie finanziarie e che occupano il 90% del discorso pubblico) o di pensare che la politica possa essere qualcosa di diverso dalla competizione fra questo o quel leader.

Si tratta dunque di far emergere con forza un punto di vista radicalmente diverso, di parlare dei massimi sistemi – sì, proprio ciò che i sacerdoti della realpolitik irridono – e di alimentare la vita pubblica con parole chiave al momento escluse da ogni discorso, ad esempio giustizia, pace, diritti,  disarmo, mutualismo, nonviolenza, giustizia ecologica, cambiamenti climatici, uguaglianza, socialismo, decrescita, sobrietà, energie rinnovali, sovranità alimentare e altre ancora.

Se la “Coalizione sociale” riuscisse a riportare nel dibattito pubblico le grandi questioni ideali e politiche del nostro tempo, a cominciare dall’urgenza di preservare il pianeta e i suoi abitanti (tutti i suoi abitanti, non solo l’occidente e non solo la specie umana) dalle minacce che si fanno ogni giorno più incombenti, la via del cambiamento politico si potrebbe riaprire e a quel punto – solo a quel punto – varrebbe la pena di dedicare tempo ed energie alla questione nuovo partito sì – nuovo partito no.

Viene allora da domandarsi se la “Coalizione sociale” di cui si parla in questi giorni abbia già in sé tutte le culture e tutti i punti di vista necessari alla costruzione di una nuova cultura politica che abbandoni il campo culturale e semantico definito a suo tempo dalla signora Thatcher e oggi accettato dalle maggiori forze politiche del nostro tempo e dall’intellighenzia ad esse collegate.

Il no all’austerity, sotto questo profilo, è una parola d’ordine necessaria ma insufficiente, perché niente dice sull’esaurimento di un modello di sviluppo che non può essere rilanciato – specie in occidente – attraverso i consumi. Ed è difficile pensare un’uscita mentale dai paradigmi dell’attuale sistema, senza mettere a fuoco con serietà e rigore la minaccia costituita dai cambiamenti climatici, un tema dal quale potrebbe discendere, come ha osservato di recente Naomi Klein, un’autentica rivoluzione.

Una rivoluzione, si badi bene, che si potrebbe vincere anche sul piano del consenso popolare su scala globale, a patto di rivoltare tante concezioni consolidate su ciò che dobbiamo intendere per benessere, sviluppo, equità.

Unknown-1Se alziamo lo sguardo oltre l’Italia spuntano le citatissime esperienze di Syriza e Podemos, ma viene il dubbio se non dobbiamo in realtà spingerci più in profondità e ripensare a quell’Occupy Wall Street che ha dato nuova linfa in occidente a movimenti sociali che in tutto il mondo pensano, vivono e agiscono fuori dal paradigma neoliberale almeno dalla “battaglia di Seattle”del ’99 (o forse dal “Nunca mas” zapatista del ’94, o forse ancora dalle controcelebrazioni del ’92 per i 500 anni della scoperta dell’America, anzi della Conquista che non scoprì l’America per dirla con Eduardo Galeano).

Il cantiere delle idee e delle buone pratiche in questi anni non ha mai cessato di lavorare, sia pure lontano dai riflettori, e allora possiamo dire che la “Coalizione sociale” dovrà pensare molto in grande  e allargare lil suo sguardo, altrimenti sarà poco utile.

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