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L’Europa pesante di Barbara Spinelli e l’urgenza di “fare casino”

9 gennaio 2015

Barbara Spinelli sta davvero dimostrando di volersi caricare fino in fondo l’eredità politica di suo padre Altiero. Appena eletta parlamentare nella lista L’Altra Europa di cui è stata la principale promotrice, ha pubblicato un libretto, “La sovranità assente” (Einaudi), nel quale condensa la sua convinta posizione europeista. Un europeismo che sfida la crisi di consenso dell’Unione e le stesse politiche degli organismi di governo della Ue, sottoposte a una critica serrata.
Spinelli insiste su un punto assai delicato del sistema di potere che governa la società continentale. Rimarca cioè lo svuotamento ormai consolidato dei poteri nazionali a vantaggio di quelli che potremmo chiamare – ma l’autrice non usa questo lessico – i nuovi oligarchi della finanza sovra e transnazionale. La sfida europeista del tempo presente, richiamata nel titolo, è un recupero di sovranità democratica su una scala che sia coerente con l’attuale distribuzione dei poteri reali in un’economia globalizzata sempre più insofferente rispetto alle procedure democratiche, per quanto queste siano fiaccate dall’usura del tempo e strutturalmente deboli rispetto alla finanza e alle tecnocrazie globali.
Scrive Spinelli: “Le minuscole nazioni europee – tutte, Germania compresa – sono al loro confronto (di Cina, Russia, Usa, ndr) poco più che pulviscolo insignificante, e impotente. Potrebbero accampare la democrazia postnazionale e cosmopolita che seppero immaginare nel dopoguerra, ma è un’invenzione che disconoscono o tengono in spregio“.

L’europeismo di Spinelli – degli Spinelli, a questo punto – deve quindi puntare il dito contro l’europeismo menzognero delle istituzioni di Bruxelles, impotenti sullo scenario geopolitico,  pressoché rassegnate a un declino economico e politico che pare senza via di uscite, e infine complici del ritorno di velleità nazionaliste dei singoli stati.

E’ quasi paradossale che Spinelli trovi un motivo d’incoraggiamento in una sortita di papa Francesco, che si è rivolto ai cittadini dicendo: piuttosto che subire la crisi, “fate casino”, ma è questo il punto al quale siamo arrivati, in un mondo politico che combina immobilismo e aspirazioni esplicite a una regressione nazionalista.

E’ l’ora dunque di “fare casino” e di sottrarre l’ideale europeista alle bolse élite politiche e tecnocratiche del momento, investendo in una sorta di rivoluzione democratica, della quale però – va detto – si intravedono solo debolissimi  segnali.
L’insofferenza per l’Europa così com’è è una realtà che Spinelli ha ben presente e parla infatti di un “ordine nuovo” da istituire sapendo di avere come avversari i tanti sostenitori e padrini dell’ordine vecchio, un ordine che distribuisce privilegi e leve di potere e dispone ormai di robuste radici.

Spinelli immagina una rifondazione dell’ideale europeista a partire delle stesse menti di chi oggi fa politica: c’è da rinverdire un filone di pensiero e di azione corroso da un’assuefazione a un europeismo di maniera, burocratico e regressivo, divenuto col tempo l’unico europeismo pensabile.
L’autrice pensa a nuove istituzioni, a un ruolo più incisivo per il parlamento del quale fa parte, ma la parte forse più persuasiva della sua argomentazione è nell’insistenza sulla dimensione sociale dell’ideale europeista. Fin dal Manifesto di Ventotene firmato da Spinelli padre, Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, la visione di un’unione sovranazionale è inestricabile dall’idea di una lotta permanente alla povertà e alla diseguaglianza sociale. Una dimensione ormai scomparsa nell’attuale ordine europeista, se è vero come è vero che le istituzioni di Bruxelles (e Francoforte, sede della Bce) sono protese in direzione diametralmente opposta, cioè verso lo smantellamento di quel che resta dello stato sociale nei singoli paesi.
Nel suo libretto Spinelli tratta solo frettolosamente la questione dell’euro (è scusata dal fatto che il testo rielabora tre conferenze e non si propone come un documento politico-ideologico esaustivo). L’autrice in sostanza respinge ogni ipotesi di rigetto della moneta unica, vista anch’essa come un argine al dominio di “forze finanziarie incontrollate e di potenze egemoniche che non trovano di fronte a sé una diga europea altrettanto potente”. E’ un peccato che il tema non sia sviluppato, perché l’esistenza dell’euro è attaccata da destra e sinistra con argomenti che meritano d’essere comunque discussi, e perché il rischio di una sua implosione è reale.
Il messaggio che Spinelli ci invia, a dispetto del crescente scetticismo popolare e delle delusioni patite da tanti europeisti della prima ora, è che “di un’Europa pesante c’è bisogno, e di regole stringenti, ma radicalmente nuove”.

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