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Lilian Thuram e la sua lotta contro il razzismo: un’esperienza da seguire

6 dicembre 2014

Lilian Thuram è stato un brande campione del calcio. Ha giocato a lungo in Italia, ha vinto un campionato del mondo con la Francia. E’ soprattutto un personaggio che smentisce tanti luoghi comuni a riguardo dei calciatori. E’ infatti divenuto un paladino della lotta sociale e culturale contro il razzismo. In Francia, in particolare, è un personaggio molto ascoltato. Lasciato il calcio nel 2008, si dedica a tempo pieno alla Fondazione che porta il suo nome, svolgendo attività soprattutto educative.

Ha pubblicato due libri. Il primo, “Le mie stelle nere”, contiene una galleria di ritratti di personaggi dalla pelle nera – politici, scrittori, artisti, ma anche soldati, attivisti fino a Lucy, la progenitrice africana di tutta l’umanità –  rimasti spesso ai margini della storia, accanto ad altre celebrità come Martin Luther King, Obama o Muhamad Ali. Il nuovo libro si intitola “Per l’eguaglianza” e ospita interventi di intellettuali e studiosi di vari rami del sapere (unico italiano l’antropologo Marco Aime) incontrati con l’attività della Fondazione.

Thuram è una persona molto preparata, molto lucida, molto combattiva. Da questa mia intervista si capisce lo spessore del personaggio. Altre domande sono rimaste fuori, come quella relativa al fatto che aveva pensato inizialmente di chiamare Malcolm uno dei suoi figli. Malcolm naturalmente da Malcolm X. “Poi rinunciai”, mi ha detto, “perché mia madre e le mie sorelle non volevano. Malcolm X è visto come il ‘cattivo’ e per questo spaventa. Ma è perché non si conosce la storia di Malcolm. Gli uccisero il padre e lo zio: era un giovane nero che partiva con una grande difficoltà di vita. Poteva trovarsi a odiare i bianchi, ma in carcere conobbe l’educazione, la cultura e capì che per cambiare la società, renderla più giusta, le persone di colori e religioni diverse devono unirsi. A me piace questo suo cammino, avvenuto in una società – mai dimenticarlo – nella quale la condizione dei neri era ben peggiore di quella odierna”.

Altra risposta rimasta fuori dall’intervista, riguarda il concetto di identità. Dice Thuram. “Ognuno di noi è unico. Spesso dico ai bambini: guardate che siamo tutti dei campioni. Non c’è al mondo una persona che ha la tua struttura mentale. La tua identità resta unica ma non è mai ferma, perché tu cresci e la cosa più naturale che c’è al mondo è il cambiamento. Ogni incontro con altre persone suscita una risonanza, genera un cambiamento. Vale per le persone, come per le culture o per le lingue. Non può essere altrimenti. Il cambiamento, certo, può spaventare, ma non può essere fermato. E non si può mettere l’identità dentro una scatola e pretendere che sia immobile”.

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