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La tortura fra noi ancora a lungo

18 novembre 2014

Amnesty International ha lanciato nei mesi scorsi una nuova campagna contro la tortura e lo fatto “con un po’ di tristezza”, come ha detto ieri a Firenze il direttore Gianni Rufini, durante un incontro pubblico. E’ stata una necessità, perché la tortura è tornata ad essere quel che è sempre stato, cioè uno strumento di intimidazione in mano a governanti con pochi scrupoli democratici. Lo stesso Rufini ha ricordato che negli stessi manuali destinati agli agenti operativi negli Stati Uniti, è specificato che il maltrattamento dei detenuti non è uno strumento efficace per acquisire informazioni utili. Il torturato, pur di far cessare le violenze, dice qualsiasi cosa, seminando false piste, che sviano e fanno perdere tempo agli investigatori.


Juan Mendez, che è il relatore dell’Onu per la tortura, cioè il responsabile della struttura che ha il compito di indagare sulla tortura nel mondo, ha ricordato che il traguardo della messa al bando della tortura nel mondo è ancora lontano. “E’ importante”, ha detto, “riconquistare il senso morale del divieto di tortura, perché la tortura è un prodotto della cultura di massa: si crede che sia uno strumento per conseguire sicurezza”. Mendez, per inciso, ha subito la tortura sulla sua pelle in Argentina negli anni Settanta e fu uno dei primi prigionieri di coscienza assistiti da Amnesty International.
Il panorama è cupo, specie in Italia. Andrea Galindo, della Fondazione Robert Kennedy, ha ricordato le regole europee sulla tortura, le strutture chiamate a vigilare e giudicare sugli abusi, e per contrasto emerge la gravissima arrestratezza del nostro paese, che una legge sulla tortura ancora non ce l’ha. Il parlamento, è vero, sta discutendo un testo di legge, già approvato al Senato, ma il suo contenuto si discosta nettamente dai parametri indicati da Galindo: la tortura vi è indicata come reato generico e non specifico del pubblico ufficiale; il divieto di prescrizione non è previsto; nulla è previsto per l’assistenza delle vittime.

E’ triste, ma la campagna contro al tortura è necessaria, e una buona legge sulla tortura (quindi diversa dal testo attualmente in discussione in parlamento) sarebbe indispensabile.

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