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Polizie e legge sulla tortura in una postdemocrazia

22 ottobre 2014

Roberto Settembre ha scritto un libro sconvolgente, del quale ho parlato qui. E’ il racconto – e l’analisi – di quel che accadde nella caserma di Bolzaneto durante il G8 di Genova: un luogo che fu teatro di torture inflitte su decine di persone alla presenza di centinaia di agenti delle forze di sicurezza. Il libro è una testimonianza fortissima di un’abissale caduta di legalità, ma anche – per contrasto – delle difficoltà che incontra il nostro sistema istituzionale di porvi rimedio. Si può dire che solo la magistratura è stata all’altezza dei suoi compiti. Il processo, per quanto falcidiato dalla prescrizione, ha condotto all’individuazione e alla condanna di una quarantina di agenti e funzionari delle forze dell’ordine. amnestyNull’altro è avvenuto. Le forze dell’ordine, ossia i loro vertici, non hanno tratto alcun insegnamento da quanto accaduto a Genova, al punto che gli agenti finiti sotto processo, e anche quelli condannati, non sono stati raggiunti da provvedimenti disciplinari, e tanto meno rimossi durante la fase delle indagini e del dibattimento. Né si è avviata un’opera di inchiesta interna e di trasparente resoconto verso l’esterno di quanto è accaduto e di come sia stato possibile che così tanti agenti e funzionari, per tre giorni, abbiano assistito ad abusi (o accettato in silenzio che avvenissero) su decine di cittadini. Niente hanno fatto ministri e parlamento, se non delegare ogni compito alla magistratura e tollerare l’azione di copertura dei responsabili e di ostacolo all’azione giudiziaria attuata dai vertici delle forze dell’ordine (anche e soprattutto nel parallelo caso Diaz). Il paradosso – e la beffa – è che oggi è in discussione una legge sulla tortura, invocata dai giudici nelle motivazioni della sentenza Bolzaneto, che nega e capovolge, per come è formulata, le ragioni per le quali da anni molte organizzazioni chiedono l’introduzione del reato di tortura (motivazioni che hanno a che fare con la prevenzione del reato). Qui ho spiegato i motivi per cui il testo di legge che rischia d’essere presto approvato in parlamento è controproducente. Ma nessuno pare disposto ad ascoltare questi argomenti. Pare che Pd e Forza Italia – uniti anche su questo tema – abbiano constatato che anche i sindacati di polizia (oltre che i vertici degli apparati) non sono favorevoli a una vera legge sulla tortura, e questo basta loro. Le vittime degli abusi, le loro associazioni, nonché – cosa più importante – una sana idea del diritto e delle relazioni fra forze di sicurezza, parlamento e cittadini, non hanno cittadinanza politica. E’ la postdemocrazia, bellezza.

Giovedì 23 ottobre a Firenze, al Punto Einaudi in via Guelfa 22a/rosso dalle 19,30 apericena, a  seguire presentazione del libro di Roberto Settembre  Gridavano e piangevano. La tortura in Italia: ciò che ci insegna Bolzaneto. Intervengono Paul Ginsborg (Università degli Studi di Firenze), Lorenzo Guadagnucci ed Eriberto Rosso (Presidente della Camera Penale di Firenze).

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