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Come ti nascondo il Ttip: prove di controdemocrazia

6 ottobre 2014

Una caratteristica saliente del sistema informativo dominante è la sua stretta connessione con le oligarchie economico-finanziarie, un legame più importante della stessa storica vicinanza al potere politico. Un effetto molto forte di simile connessione è l’assenza dall’agenda pubblica di certe questioni chiave, che investono interessi generali e che sono  problematiche sotto il profilo della legittimità democratica.

1° VOLANTINO STOP TTIP 1-2 pag con presidio-page-002La vicenda del trattato di libero scambio fra Stati Uniti ed Europa – il cosiddetto Ttip – è sotto questo profilo esemplare. Le trattative sono state segrete per mesi e mesi, poi hanno cominciato a filtrare alcune notizie: se ne è scritto su alcuni quotidiani, ma in articoli di approfondimento e dedicati, per stile e logica di impaginazione, a lettori esperti e selezionati.

Nel flusso informativo principale hanno continuato a prevalere notizie di tutt’altro genere, meno rilevanti di questa, e il Ttip ha continuato ad essere descritto da ministri, uomini politici, imprenditori e commentatori come una grande opportunità di crescita per gli uni e per gli altri: gli Stati Uniti, l’Unione europea, le imprese, i consumatori, in un irrealistico mondo di Bengodi.

Negli ultimi tempi le notizie sul Ttip sono state più visibili, perché alcuni governi – Germania in testa – hanno voluto far conoscere le loro perplessità su una delle norme più lesive dei principi democratici e di sovranità nazionale, ossia gli arbitrati internazionali cui potrebbero accedere le aziende in caso di controversie con gli stati 1° VOLANTINO STOP TTIP 1-2 pag con presidio-page-001nazionali, saltando così i sistemi giudiziari locali.

In verità i contenuti del Ttip sono quanto di più dirompente stia maturando in Europa: è da lì che arriva il vero attacco – un attacco definitivo, almeno nelle intenzioni – al sistema sociale europeo, la cui fine è stata peraltro annunciata già un paio di anni fa dal governatore della Bce Mario Draghi.

Le (contro)riforme annunciate o messe in cantiere dal governo Renzi, per quanto ispirate alla stessa logica di deregulation e di massimo favore per imprese e multinazionali, hanno una portata ben inferiore rispetto al Trattato transatlantico in gestazione. Contro il Ttip è partita una mobilitazione internazionale, cui toccherà il compito di informare davvero circa i termini della trattativa.

Alla fine degli anni ’90, appena prima della “rivolta di Seattle”, si parlava del Mai, un trattato sugli investimenti simile al Ttip. Fu ritirato dopo che se ne conobbero i contenuti. Qualcuno parlò di “effetto Dracula”, poiché il Mai perse tutta la sua forza una volta che su messo sotto la luce del sole. Qualcuno spera che accada lo stesso con il Ttip, ma non è detto: il sistema si è affinato e potrebbe sopportare un fascio di luce che rimanesse debole e incerto com’è attualmente.

Qui la Campagna Stop Ttip, un sito da tenere d’occhio; nelle fotografie un volantino che spiega i contenuti del Ttip

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