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La persecuzione dei rom e l’antiziganismo perbene

18 giugno 2014

Il sequestro e il brutale pestaggio si un ragazzino appartenente al popolo rom, in una banlieue parigina, riporta in primo piano la questione rom, ossia la discriminazione e la segregazione che il popolo rom sta vivendo in questi anni in Europa, probabilmente la fase più buia e più pericolosa dopo le persecuzioni degli anni Trenta, sfociate nel porrajmos, cioè lo sterminio attuato dalla Germania nazista: si stimano oltre 500 mila morti, una percentuale enorme rispetto alla popolazione dell’epoca.

 

Il “dibattito” seguito al gravissimo episodio parigino è però sconfortante. Sia nei media, sia nel discorso corrente, valutazioni e commenti oscillano ancora fra lo sdegno e la condanna della brutalità subita dal giovane parigino e il consueto, estenuante richiamo agli argomenti tipici dell’antiziganismo perbene, quello in punta di penna, quindi i dubbi sulla “integrabilità” dei rom, le considerazioni sulla loro propensione parassitaria rispetto alla società dominante (accattonaggio, piccoli furti), il richiamo sull’attenzione da prestare al tema della sicurezza specie nei contesti urbani. Questo antiziganismo perbene si concede, rispetto all’antiziganismo volgare, di condannare gli stereotipi e le generalizzazioni più truci: la leggenda della “zingara rapitrice”, l’estensione a tutto un popolo del pregiudizio legato ai comportamenti di alcuni: “vivono rubando a spese della gente onesta”.

 

Manca, in questo dibattito, una forte consapevolezza che in Europa è in corso un’autentica persecuzione del popolo rom. Una persecuzione che prende forme svariate. In paesi come l’Ungheria l’antiziganismo è diventato, anzi è tornato ad essere un collante politico: l’aggressione ideologica, verbale e anche fisica al popolo rom non è un tabù nemmeno nel discorso pubblico, dominato dai temi storici della destra nazionalista e razzista. In altri paesi che si considerano più democratici e più civili, vedi la Francia e l’Italia, l’enfasi posta sulla questione della sicurezza e della lotta alla piccola criminalità ha portato a campagne antizigane meno violente ma comunque gravi e insidiose.

 

 

In Francia sgomberi ed espulsioni collettive (fra l’altro illegali) hanno caratterizzato sia l’era Sarkozy sia l’attuale era Hollande, per mano in questo secondo caso dell’attuale primo ministro Manuel Valls, che si è conquistato la fama di duro alla guida del  ministero degli interni: indimenticabile, in questo senso, la vicenda della studentessa Leonarda, figlia di genitori di origine kosovara, prelevata dalla polizia durante una gita scolastica e rispedita in Kosovo (anzi spedita visto che è nata e vissuta in Francia), violando l’idea stessa di diritti umani.

 

In Italia la cosiddetta “emergenza rom” (un’espressione di per sé ripugnante ma che è stata utilizzata da ministri, sindaci e prefetti) è stata lanciata all’epoca dei governi di centrodestra ma è stata, diciamo così, gestita con sgomberi e campagne allarmistiche da amministrazioni locali e governi di ogni colore, toccando picchi impensabili con il prelievo delle impronte digitali nei campi rom, nell’attuazione del cosiddetto “Piano nomadi” nella città di Roma e in alcuni episodi di incitamento al pregiudizio e all’odio a mezzo stampa con esiti simili ai pogrom che hanno segnato la storia europea (vedi i casi di Ponticelli nel 2008 e di Torino, quartiere Vallette, nel 2011).

 

La persecuzione del popolo rom è denunciata da anni, con tenacia e grandi sforzi documentativi, da tutte le istituzioni internazionali che tutelano i diritti umani: che si tratti delle commissioni dell’Onu o del Consiglio d’Europa, di Amnesty International o di Human Rights Watch. Ma quest’evidenza resta ai margini del discorso pubblico.

 

In questi anni, con grande fatica, la stessa Unione europea ha promosso numerosi programmi di integrazione della minoranza rom nella società europea, con risultati come si vede insufficienti, anche per la strisciante ostilità di governi e opinioni pubbliche. Prevale ancora l’antiziganismo, nelle sue molte facce: violento e  becero in alcuni casi, in apparenza democratico e perbene in altri. E’ fin troppo facile prevedere per il prossimo futuro altre violenze, altri pogrom: c’è il rischio di un’escalation.

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