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La “nuova” tortura e la… stortura italiana

13 maggio 2014

Amnesty International ha appena lanciato una campagna internazionale contro la tortura nel mondo. Si tratta di una pratica tutt’altro che in via d’estinzione e anzi sta avendo un’evoluzione assai allarmante, poiché negli ultimi anni viene usata sempre più spesso per colpire e intimidire attivisti sociali e politici. E’ stata quindi banalizzata fino a diventare strumento repressivo tout court. E’ un mutamento che è stato spiegato da uno dei ricercatori di Amnesty International alla fine di aprile a Bari, durante l’assemblea generale di Amnesty Italia, e che richiama con tutta evidenza quanto avvenuto a Genova durante il G8 del 2001.

 

amnestyLa campagna è internazionale ma riguarda ovviamente anche l’Italia, alle prese con l’iter di approvazione di una legge sulla tortura. Amnesty Italia, che pure auspica l’approvazione del testo approvato al Senato il 5 marzo scorso, nei materiali informativi mette in luce i gravi limiti di quel testo: il reato non è specifico del pubblico ufficiale; non è più previsto il fondo per le vittime; non si puniscono i comportamenti omissivi. Manca anche – aggiungo io – la previsione della non prescrittibilità del reato. E’ chiaro, per come sono andate le cose e viste le posizione delle forze parlamentari – che hanno accettato una sorta di mediazione al ribasso con i desiderata dei vertici delle forze dell’ordine – che una correzione di quel testo non è più possibile.

 

Se l’Italia avrà presto una legge sulla tortura, questa si porrà al di sotto degli standard internazionali, sarà di fatto antistorica, visto che la legislazione internazionale è destinata ad allargare le fattispecie (fino a includere violenze come quelle avvenute alla Diaz) e pressoché inservibile ai fini di quella rivoluzione culturale democratica di cui le forze dell’ordine hanno bisogno, per quanto la avversino con tutte le loro forze.

 

Qui sotto l’intervista che mi è stata fatta a Bari e che è stata inclusa nei materiali informativi della campagna. All’intervista va aggiunto il senso del mio intervento svolto proprio a Bari e che ho riassunto in questo articolo uscito sul Manifesto con il titolo “Tortura, se è così meglio nessuna legge”

 

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