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Forse Michela Murgia ha qualcosa da insegnare

3 marzo 2014

La sinistra politica italiana non si è ancora ripresa dalla batosta del 2008, con l’uscita dal parlamento, e dalla sua difficoltà ad immaginare forme nuove di organizzazione, che tengano conto di vizi storici ormai insopportabili come il verticismo, la frammentazione, l’autoreferenzialità, il cinismo.

Da un paio d’anni assistiamo alla nascita di Liste nuove alla vigilia delle competizioni elettorali: è successo nel 2013 con Rivoluzione Civile, accade oggi con la Lista Tsipras. Iniziative simili per certi aspetti, divergenti per altri, ma accomunate dalla fretta e da evidenti deficit di partecipazione democratica, deficit giustificati con lo stato d’emergenza dovuto al poco tempo a disposizione. E’ sperabile che la Lista Tsipras abbia un buon successo, ma l’operazione non contempla sviluppi successivi sul piano organizzativo (mancano le condizioni sia politiche che pratiche): non è quindi in cantiere al momento la nascita di un nuovo soggetto politico che getti lo sguardo oltre la scadenza elettorale.

Sono più interessanti, sotto questo profilo, alcune esperienze locali (ad esempio le liste di cittadinanza nate a Pisa e Messina e forse qualche altra) nonché il progetto che ha preso forma in Sardegna attorno alla candidatura di Michela Murgia alla presidenza della Regione. Sappiamo com’è andata:  Murgia ha ottenuto il 10% dei voti, che non è poco per un progetto nato pochi mesi prima, ma è meno di quanto si pensasse alla vigilia del voto, specie dopo la defezione del Movimento 5 Stelle.

michelaDetto questo, il percorso di Sardegna Possibile merita d’essere studiato per bene. Ne ha scritto Carlo Porcedda in un pamphlet (“La rivoluzione di Michela Murgia”, editore Chiarelettere, solo e-book), dal quale si evincono alcuni elementi degni di interesse. Cito quelli che mi paiono più importanti.

1) Sardegna Possibile, e la stessa Murgia scegliendo di impegnarsi attivamente in politica, si sono dati un orizzonte minimo di cinque anni: l’avventura per la Regione è partita nell’agosto 2013 (al momento del sì della scrittrice alla proposta avanzata da una piccola formazione indipendendentista) e, passate le regionali, prosegue giorno dopo giorno e già guarda alle prossime elezioni comunali, nonostante l’assurda legge elettorale sarda abbia escluso dal consiglio regionale Sardegna Possibile.

2) La costruzione del programma è avvenuta facendo ampio uso delle tecniche di partecipazione, con il ricorso, almeno inizialmente, a specifiche competenze professionali (Iolanda Romano, autrice fra l’altro di questo libro). Il sistema dell’Open Space, in particolare, è stato impiegato per far interagire attivisti esperti, amministratori locali, semplici cittadini su una serie di questioni chiave. Si è cioè puntato a un ascolto attivo delle persone, dei piccoli imprenditori, degli agricoltori e così via, compiendo un’opera di connessione sociale e territoriale.

3) Il programma, in particolare la proposta in ambito agricolo, cruciale per la Sardegna, è stato articolato in 47 micromodelli, frutto di un lavoro capillare sul territorio con gli strumenti di cui sopra: proposte concrete, praticabili, nell’ambito di un orizzonte preciso: produrre più cibo localmente, chiudere filiere importanti (ad esempio nella produzione di birra), guardando anche alla fase del riciclaggio dei materiali.

La Sardegna, per molte ragioni, fa storia a sé (la matrice indipendentista, la grave depressione economica, la stessa figura di Michela Murgia), ma il caso merita d’essere seguito, specie in questa fase post elettorale, indubbiamente la più impegnativa, visto l’esito in chiaroscuro del voto: ora si tratta di insediarsi con la formula federativa congeniale a un movimento del genere e di superare la comprensibile delusione seguita alle alte aspettative rimaste deluse.

Ma in ogni caso i tre elementi segnalati prima – progettualità almeno di medio periodo, grande investimento sull’ascolto e la partecipazione, forte attenzione all’economia locale sulla base di una forte critica al sistema economico-finanziario oggi dominante – sembrano imprescindibili se vogliamo incamminarci nella costruzione di qualcosa che sia convincente e anche duraturo. Naturalmente, che questa volontà esista davvero, non è affatto scontato.

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One Comment leave one →
  1. 4 marzo 2014 15:57

    Ottimi spunti di riflessione. Leggerò il libro. Devo dire anche che condivido la premessa sulla lista a sostegno di Tsipras. Speravo diventasse un laboratorio per ricostruire qualcosa ma i fatti e i ritardi degli ultimi giorni, specie sulle candidature, mi danno l’idea di un carro per portarci al parlamento europeo piuttosto che una opportunità.
    Speriamo che mi sbagli e alla fine escano candidati figli davvero della società civile e meno di dinamiche partitiche o “spettacolaristiche”.

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