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A che serve la Lista Tsipras

21 febbraio 2014

La scrittrice Valeria Parrella, in un’intervista nella quale afferma di sostenere la nascente Lista Tsipras alle prossime elezioni europee, esprime un’aspettativa che merita d’essere ripresa. Un eventuale buon risultato alle europee, dice Parrella, potrebbe dare slancio alla nascita di una “Syriza italiana”, cioè a una formazione politica che si collochi a sinistra del cosiddetto centrosinistra, in Italia rappresentato da Pd e (deboli) dintorni.

Il punto è delicato e poco trattato da chi pure si muove intorno alla Lista Tsipras. Che quest’ultima debba rimanere al di fuori di un simile progetto è fin troppo evidente: siamo di fronte a un’impresa elettorale che lotta contro il tempo e che si sforza di tenere insieme soggetti politici – addirittura due partiti, Prc e Sel, frutto di una scissione che ha lasciato non poche ferite in entrambi – e l’arcipelago di associazioni e movimenti che ancora credono nella necessità-opportunità di avere una sappresentanza istituzionale. La scadenza elttorale è ravvicinata e occorre concentrarsi su quella. Oltretutto verrà affrontata in condizioni di sostanziale emergenza, proprio per i tempi ristretti e la necessità di raccogliere le firme necessarie a presentare le liste.

Detto questo, la prospettiva indicata da Parrella mantiene un suo forte rilievo, se siamo convinti che l’Europa, se non cambia rotta, è destinata all’implosione per eccesso di austerity e di monetarismo, oppure – e non è un’ipotesi migliore – a stabilizzare ciò che chiamiamo crisi sotto forma di un governo europeo sempre più tecnocratico e sempre più autoritario.

Oggi la linea di demarcazione fra conservazione e progresso mette da un lato le politiche di austerity, contenimento della spesa pubblica e gestione della crisi del debito da parte della grande finanza, e dall’altro la visione di chi intende rinegoziare il debito, regolamentare la finanza e modificare profondamente quei trattati di chiara impronta neoliberale che hanno consegnato le vere leve del potere all’oligarchia finanziaria che governa tramite la cosiddetta Troika.

Le forze politiche di centrosinistra, attualmente, sono allineate sul primo dei due poli appena descritti, sia pure con qualche punta di insofferenza e con il desiderio di correggere e allentare alcuni dei vincoli più stringenti. Vicino al secondo polo – espresso anche nei dieci punti indicati da Alexis Tsipras – si possono collocare molti dei movimenti sociali e dei gruppi di azione della galassia antiliberista erede del movimento nato a Seattle e rinvigorito dalle lotte sociali degli ultimi anni (vedi Occupy Wall Street e affini) e una serie di forze politiche di sinistra – vecchie e nuove – che però stentano ad affermarsi nei rispettivi paesi, con l’eccezione di Syriza in Grecia.

L’Italia è forse il paese più debole sotto il profilo politico-parlamentare e perciò il post Lista Tsipras ha una sua forte attualità. Sia i partiti sia esistenti, sia le forze sociali che ritengono quei partiti una parte del problema e non della soluzione, dovrebbero dare qualche indicazione sul futuro.

Pensano o no che sia possibile costruire una forza politica nuova che contrasti, anche sul piano elettorale, il dominio ideologico neoliberale? Se sì, in che modo ritengono che si possano superare i limiti e i vizi del passato? E’ possibile costruire una forza politica che non segua logiche gerarchiche e autoreferenziali? Che abbia un impianto federativo e una vita democratica vera, con una partecipazione aperta? E’ possibile, pensando a certe esperienze sudamericane, immaginare una forza politica che metta insieme filoni culturali e politici diversi ma uniti nella volontà di costruire una società che si liberi dalla soggezione al mercato e lavori per un’economia di giustizia?

E chi non crede alla necessità di costruire una nuova e stabile forza politica, che cosa propone? Qual è il progetto che ha in mente? In che modo potranno proseguire le lotte? Con Liste modello Tsipras da lanciare alla vigilia delle scadenze elettorali? Rinunciando alla competizione elettorale?

Sono domande che meriterebbero fin d’ora una risposta, in modo da orientare sia gli attivisti sia gli elettori, perché una possibile domanda rispetto alla Lista Tsipras e ai suoi candidati è questa: che succede dopo? Che tipo di impegno intendono portare avanti i singoli candidati in caso di elezione?

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