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Addio Freak e grazie per quell’Albergo Diaz

12 febbraio 2014

Conobbi Freak Antoni verso la fine del 2001. Il G8 di Genova era passato da poco e stava per uscire il mio libro su quella vicenda, “Noi della Diaz”. Il tramite fu un mio collega al Resto del Carlino, Gian Aldo Traversi, personaggio singolare, per i modi signorili d’altri tempi, un gusto inconsueto (almeno nel nostro ambiente giornalistico)  per l’elegenza nel vestire, una buona dose di… estrosita’ (e a dirla tutta anche idee destrorse). Con Gian Aldo condividevo la passione per il jazz e ne apprezzavo l’umanita’ e l’ironia, oltre che l’eccentricita’ (oggi ci siamo persi di vista, ma di tanto in tanto ci sentiamo al telefono). A ripensarci e’ davvero buffo che proprio lui sia stato il trait d’unione con Freak Antoni.

Non ricordo in che modo Gian Aldo mi riferi’ l’interesse di Freak per la vicenda genovese, fatto sta che appena fu stampato gli portai a casa il libro e insieme – io, Freak e Gian Aldo – facenno la prima presentazione assoluta di “Noi della Diaz”, un libro che mi avrebbe poi portato in mezza Italia nei mesi e anni seguenti per centinaia di appuntamenti. Era il gennaio del 2002, all’osteria Il Moretto, appena fuori Porta San Mamolo a Bologna. Era l’osteria frequentata al tempo da Freak.

Ricordo quella serata come uno di quei piccoli eventi memorabili nell’esistenza di una persona: era la sera precedente la mia partenza per la seconda edizione del Forum mondiale di Porto Alegre (si viveva in quei giorni, nonostante tutto, un clima effervescente), ed era la prima uscita pubblica con il mio primo libro e a breve distanza da un avvenimento che aveva sconvolto la mia vita.

Con Freak Antoni al Moretto, gennaio 2002, Bologna

Con Freak Antoni al Moretto, gennaio 2002, Bologna

Gian Aldo introdusse la serata con un breve intervento, davvero inconsueto per un uomo come lui, ma proprio per cio’ fu un discorso che gli fa onore: uso’ espressioni nette, nettissime di condanna dell’operato della polizia e sulla natura di una democrazia scesa cosi’ in basso. Su quanto avvenuto a Genova il mio amico e collega non ha mai avuto dubbi, per quanto non sia un uomo di sinistra.

Poi parlo’ Freak, che non fece ne’ disse niente di banale o prevedibile: evito’ scherzi e battute, affronto’ l’argomento, che lo aveva toccato profondamente, con la gravita’ che meritava.

Quella sera, ad ascoltare, oltre ai “normali” avventori c’erano alcuni “reduci” del tragico luglio precedente, incuriositi dalla vicenda e dal libro del sottoscritto, giornalista del Resto del Carlino, estraneo quindi agli ambienti della militanza politica. Ricordo fra gli altri Valerio Monteventi, protagonista della sinistra movimentista bolognese, all’epoca consigliere comunale. La sorpresa, quella sera, per i piu’ fu triplice: oltre al mio caso, c’era un altro giornalista del Carlino che si esprimeva fuori dai cliche’ e un Freak Antoni che ragionava in termini puramente politici, esprimendo il massimo sdegno per quanto avvenuto.

Freak mi colpi’ molto, in quel primo contatto. Ricordavo gli Skiantos e mi era capitato di sorridere, da spettatore, alle sue performances al Moretto. Scoprii un uomo attento alle persone e a cio’ che gli avveniva intorno. La levita’ del suo personaggio pubblico, la sua strepitosa inventiva, poggiavano su una grande  profondita’ di pensiero.

Tempo dopo mi invito’ nuovamente al Moretto per un intervento durante le sue serate mi pare del martedi’: lui faceva da intrattenitore, coi suoi toni che non sapevi mai quanto fossero buffoneschi e quanto frutto di una sorta di spontaneo disincanto. Introduceva gruppi e cantanti, poeti e liberi pensatori. Una sera mi chiese di raccontare della Diaz e a pensarci bene non fu una forzatura. Le sue serate, tutte le sue cose, anche le piu’ “demenziali”, sono sempre servite a pensare, ad acquisire consapevolezza, perche’ le vie della conoscenza sono davvero infinite e imprevedibili.

Nel 2003 con l’amico musicista David Bindi  organizzammo a Firenze “Una notte per la Diaz”, che ci costo’ molta fatica (specie a David) ma ci diede anche grande soddisfazione. All’auditorium Flog organizzammo un concerto per finanziare le spese legali relative ai processi seguiti al G8 genovese. Chiamammo vari artisti, che si prestarono tutti gratuitamente: ricordo fra gli altri Riccardo Tesi, Cristina Dona’, Les Anarchistes, Paolo Benvegnu’, l’indimenticabile Carlo Monni che esordi’ cosi’: “Cari no globi, son no globo anch’io”.

Venne anche Freak, che prima ci delizio’ con alcuni suoi aforismi – ne ricordo uno: “Le credenze degli antichi erano di legno” – e poi, siccome Freak non era mai banale,  canto’ un brano scritto per l’occasione: s’intitolava Albergo Diaz. In quel brano, che lui defini’ un blues, usava la chiave dell’ironia per raccontare quella brutta pagina della nostra storia. Freak leggeva, piu’ che cantare,  da un grande  foglio bianco scritto a mano. “Mi e’ tutto venuto in mente a un autogrill sull’autostrada” spiego’ e chissa’ che non fosse vero. E chissa’ se ha mai piu’ cantato “Albergo Diaz”. Ho il rammarico di non avergli chiesto, dopo il concerto, di lasciarmi il manoscritto.

Freak ci lascia un modo intelligente d’essere intelligenti – lui che diceva che non c’e’ gusto in Italia ad essere intelligenti -‘ cioe’ un modo speciale di mescolare modi ironici e beffardi a un’attitudine spiccata alla profondita’. A me lascia il ricordo di una persona viva e positiva e anche un’espressione: ho fatto mio, quasi senza accorgermene, un suo modo di dire.Ora dico anch’io “e’ avanti” o “siamo avanti” per dire di persone che dicono cose o fanno esperienze che non corrispondono all’ovvio.

Grazie Roberto.

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