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Il procuratore al ministero: il caso Diaz non è chiuso

26 gennaio 2014

Per chi non avesse la fortuna di vivere in Liguria o di avere comunque accesso ai media locali, segnalo questo articolo del Secolo XIX dedicato all’apertura dell’anno giudiziario. Vi si riferisce la relazione del procuratore generale Vito Monetti, il quale è tornato a parlare del caso Diaz, tutt’altro che chiuso, almeno per i suoi effetti sulle amministrazioni pubbliche (la sentenza definitiva di condanna per è del luglio 2012, gli arresti domiciliari per alcuni ex funzionari e dirigenti sono dell’inizio dell’anno).

Monetti ha ripetuto a chiare lettere ciò che il capo della polizia e il ministro dell’Interno non vogliono sentirsi dire e cioè che contro i funzionari e dirigenti condannati è necessario intraprendere adeguate azioni disciplinari, che possano anche arrivare – nei casi più gravi – all’esclusione definitiva dalla polizia (attualmente, per i non pensionati, è in vigore una sospensione limitata a 5 anni).

Il procuratore generale dice quel che dice perché sa bene che la vicenda Diaz ha lasciato scorie pesantissime nella cultura della nostra polizia, che non ha mai fatto davvero i conti con quel che accadde nel 2001. Lo scontro avuto con la magistratura è stato legittimato dal potere politico, che avrebbe dovuto impedirlo e comunque – a condanne passate in giudicato – voltare pagina, in modo da inviare un messaggio chiaro ai cittadini e a chi lavora in polizia.

Il procuratore Monetti dice che toccherà alla procura generale tornare alla carica, per superare gli escamotage che il ministero sta cercanndo, come avviare procedure disciplinari per fatti “colposi” (il processo si è fatto per dolo) o sostenere che l’azione disciplinare della procura è esaustiva e sufficiente, ben sapendo che la sua portata, in termini di sanzioni, non supera i sei mesi.

Polizia e ministero degli Interni stanno giocando una partita sporca e profondamente sbagliato: chi può accedere ai media liguri ne è informato, tutti gli altri no.

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