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Diaz, negati ai condannati anche i servizi sociali

18 dicembre 2013

Il tribunale di sorveglianza di Genova ha esaminato le richieste di ammissione ai servizi sociali per sei dei funzionari di polizia condannati nel processo Diaz (quelli di medio livello, per lo più con rango di capo di squadra mobile). Gli agenti devono scontare pochi mesi di pena: quella residua una volta sottratti i tre anni di indulto.

Ebbene, per quanto si tratti di soggetti incensurati, solo in un caso il giudice ha concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali. Per gli altri ha stabilito che devono scontare la pena in carcere, cosa che in realtà non avverrà, per effetto del decreto svuota-carcere: i cinque trascorreranno perciò qualche mese agli arresti domiciliari. E’ la stessa sorte toccata a un dirigente di alto livello – Gilberto Caldarozzi, ex capo dello Sco – anche lui condannato per l’operazione Diaz (a tre anni e 8 mesi) e anche lui non ammesso ai servizi sociali. Altri importanti dirigenti condannati, come Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, sono in attesa della decisione.

Sono aspetti collaterali della vicenda Diaz ma la dicono lunga sulla cultura che si respira nella polizia di stato, sulla generale attitudine verso un potere dello stato qual è la magistratura e sull’evidente insensibilità rispetto alle aspettative di correttezza e trasparenza tipiche di un paese democratico.

Qui sotto l‘articolo uscito su Repubblica – rigorosamente nella sola edizione ligure (forse per non turbare i lettori del resto d’Italia?) – sulla decisione del tribunale di sorveglianza.

“Sono insensibili, niente servizi sociali per i poliziotti”
Marco Preve

Insensibilità, inerzia nel cercare una qualche forma di ravvedimento nonostante la progressione di carriera ottenuta e assieme i benefici economici, scarsa attività di volontariato, in definitiva nessun merito. Sono queste le motivazioni che stanno alla base della decisione del Tribunale di Sorveglianza di Genova di negare l’affidamento ai servizi sociali ad altri sei funzionari di polizia condannati per i falsi o i pestaggi della scuola Diaz al G8 genovese del 2001.
Valutazioni pesantissime che certificano il totale rifiuto dei cosiddetti superpoliziotti di intraprendere un percorso di “resipiscenza” dopo la
condanna definitiva della Cassazione. Per questo motivo sconteranno i mesi della condanna non coperti dall’indulto ai domiciliari. Ma solo grazie alla legge “svuota carceri”, perché altrimenti sarebbero finiti in prigione.
A uno solo, Carlo Di Sarro, è stato concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali. I domiciliari sono per Nando Dominici, ex capo della mobile di Genova, Massimo Nucera, Maurizio Panzieri, Fabio Ciccimarra, Salvatore Gava, già capi della mobile dell’Aquila, e Filippo Ferri ex capo della mobile di Firenze, oggi capo della sicurezza del Milan con l’incarico di tutelare in particolare il bomber irrequieto Mario Balotelli. Massimo Nucera e Maurizio Panzieri che dovranno scontare i residui cinque mesi in detenzione domiciliare sono stati autorizzati a uscire di casa dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18 per ragioni di lavoro. Entrambi sono difesi dagli avvocati Silvio e Rinaldo Romanelli. La stessa autorizzazione a uscire di casa per quattro ore vale anche per Ferri, Ciccimarra e Gava, assistiti dall’avvocato Valerio Corini e per Dominici difeso da Maurizio Mascia.

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