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Il fenomeno R. secondo Freccero: il “nuovo” che non disturba i poteri e il desiderio di vendetta

10 dicembre 2013

L’entusiasmo degli elettori del Partito Democratico e dei maggiori media mainstream per Matteo Renzi (da leggere e conservare le cronache dai toni entusiastici e messianici di certe “grandi firme”, da Repubblica al Corriere passando per numerose altre testate) ha certamente a che fare con la psicologia di massa, perciò sarebbe certo salutare andare a rileggere almeno i testi fondamentali di Elias Canetti su masse e potere. Ma essendo che stiamo ancora vivendo la coda dell’era televisiva – il renzismo è nato soprattutto in tv per quanto il sindaco di Firenze sia un modernizzatore che fa ampio uso dei social network – ecco che le opinioni di Carlo Freccero sono sicuramente da tenere in grande considerazione.

Freccero è uomo di televisione ma non ha perduto il senso critico assimilato c0n gli studi giovanili, inclusa una seria frequentazione con il marxismo. E’ fra i pochi a non avere avuto folgorazioni sulla via di Matteo, nemmeno quelle tardive di numerosi uomini politici e commentatori influenti. Lunedì sera, invitato a Firenze per il secondo appuntamento di Su la testa, Freccero ha dato la sua chiave di lettura del momento storico che stiamo attraversando e quindi del fenomeno Renzi. Freccero si è espresso quasi per appunti: non è un grande oratore, ma un oratore chiaro e perciò fornisce contributi sempre utili.

Ecco, grosso modo, gli spunti proposti da Freccero alle persone presenti nell’affollata sala del caffè delle Murate, che ha ospitato la serata sfidando le ire del sindaco e dei suoi assessori, assai poco aperti alle critiche quando queste affrontano il piano della gestione amministrativa della città, cioè il vero punto debole del sindaco-segretario, visto che nel resto d’Italia ben poco si sa della modesta azione amministrativa condotta da Renzi nei dieci anni trascorsi nel Palazzo, prima alla Provincia poi al Comune.

Dunque Freccero dice:

1) il concetto chiave del tempo presente è NUOVO. E’ l’unico valore riconosciuto, perché compatibile con il pensiero unico, con il neoliberismo che non si vuole mettere in discussione. Le decisioni vere, importanti, si prendono lontano dai tradizionali centri di potere statali: un vero cambiamento dovrebbe intervenire a quel livello, ma ciò significherebbe inimicarsil’establishment finanziario, economico, medatico. Il nuovo di cui si parla è quindi un “nuovo” cosmetico, che discende dall’era berlusconiana. B. è riuscito a costruire il suo messaggio attaccando i “comunisti”, veri o presunti che fossero. La sinistra ha subìto la sua retorica in una logica da “politicamente corretto”: ha smesso di dirsi comunista, poi ha anche abbandonato la parola sinistra (da Ds a Pd), alla fine non è rimasto niente.

2) L’idea del nuovo cosmetico si lega a ciò che davvero muove oggi la voglia di cambiamento dei cittadini: il desiderio di VENDETTA verso la “casta”. Perciò la comunicazione di un Gianni Cuperlo – ma in passato usata da altri – è stata inefficace: ha parlato di concetti astratti, come giustizia e moralità, ma oggi ciò che davvero funziona è l’appello all’egoismo, appunto alla vendetta.

2) R. ha appreso la lezione di B. e quindi occupa la comunicazione con le stesse strategie dell’avversario. R. ha abbandonato l’idea – tipica della sinistra – che si possa cambiare il mondo e dice che essere di sinistra significa far funzionare il mondo senza cambiarlo. Il nuovo non intacca il pensiero unico, tutto cambia ma il neoliberismo  è l’unico orizzonte possibile.

3) altra parola chiave è FARE. Nella comunicazione televisiva funziona: non è un concetto astratto come complessità, giustizia, diritti, responsabilità etc. E non ha bisogno di spiegazioni, semmai di testimonial. B. poteva esibire la sua stessa storia di imprenditore di successo, R. si affida a personaggi come Farinetti (quello di Eataly) e Briatore (ma Freccero rifiuta di pronunciarne il nome e lo definisce “quello del Billionaire”). Per R. dunque la politica è offrire agli imprenditori di successo la possibilità di “fare”: così si supera la crisi.

Freccero ha chiuso il suo intervento dicendo di avere paura. “Credo di avere imparato nel tempo – ha detto grosso modo – ad interpretare la pancia del paese e sento una minaccia di nuovo fascismo“. Ha aggiunto di non avere soluzioni da proporre, ma ha dato qualche traccia: a) investire sulla formazione, affinché si diffondano conoscenze a cominciare dalla principale verità del nostro tempo e cioè che il modello neoliberista, dal quale siamo dominati da un trentennio in tutto l’occidente, ha fallito; b) spiegare la complessità del reale, con un linguaggio adatto, abbandonando quindi l’empatia col reale.

Spero di avere sintetizzato bene il discorso di Freccero, che in passato ha efficacemente sintetizzato così la politica del tempo presente: “Il nuovo è il travestimento dell’identico”. In un fase di incantamento di massa come l’attuale, non è facile individuare le vie d’uscita, perché l’incantamento ha una doppia funzione: permette agli apparati di potere autentico (cioè la finanza e la tecnocrazia sovranazionale) di conservarsi; offre ai cittadini l’illusione che il mondo possa tornare al pre-2008 e alle aspettative di crescita dei consumi e del benessere che all’epoca si coltivavano. E’ una fuga dalla realtà che nasconde la scelta compiuta dai poter oggi dominanti, cioè rendere permanente lo status quo: alta disoccupazione; riduzione delle garanzie e dello stato sociale; concentrazione dei poteri a costo di ridurre gli spazi di democrazia (su questo punto, vedi la criminalizzazione crescente del dissenso ma anche le riforme istituzionali che spingono verso il maggioritario, la cancellazione di assemblee elettive come Circoscrizioni, Province, Senato e il taglio dei seggi generalizzato, spacciato come moralizzazione della politica).

Gli interventi seguiti a quello di Freccero hanno fatto capire che il punto debole di Matteo Renzi – la sua immagine di amministratore locale, tema decisivo visto che si candida a governare il paese senza avere altre esperienze alle spalle – è davvero un nervo scoperto, vista la modestia della sua azione. Ecco i principali punti emersi:

1) il fallimento del Maggio, cui non è servita l’azione della sovrintendente Colombo né l’appoggio della finanza milanese;
2) la questione tranvia: R. nel 2009 criticò il suo predecessore per i ritardi nel completamento della linea 1 promettendo di chiudere entro 5 anni la linea 2, ma i lavori non sono nemmeno partiti;
3) il caso Cascine: R. disse che non si sarebbe ricandidato se non fosse riuscito a recuperare e rinnovare il parco entro il suo primo mandato: niente è stato fatto;
4) il nodo partecipazione: i “cento luoghi” a lungo esibiti come apertura alla partecipazione sono miseramente naufragati: i cittadini sono rimasti inascoltati e la terza edizione è stata solo virtuale, cioè on line, con esiti desolanti anche nel coinvolgimento degli internauti;
5) la questione centro storico, con gli incredibili progetti di parcheggi sotterranei in piazza Brunelleschi e piazza del Carmine, ossia con interventi che cambierebbero definitivamente l’assetto delle piazze, per le rampe d’accesso e le altre strutture necessarie, richiamando al contempo traffico giorno e notte.

E così via. Per Su la testa il messaggio allora è doppio. Da un lato occorre investire tempo, risorse e comunicazione nello svelamento della pochezza della giunta Renzi (rendendo così un servizio utile a tutti gli italiani sottoposti a un flusso comunicativo del tutto acritico) e nella costruzione di una nuova idea di città; dall’altro lato deve emergere con chiarezza che la richiesta di cambiamento dev’essere indirizzata verso gli obiettivi giusti, che sono in questo momento la grande finanza, le politiche europee di austerity, i “riformatori” che vogliono imprimere un’accelerazione maggioritaria e autoritaria alle istituzioni.

E’ probabile che il percorso verso le elezioni del 2014 sarà tanto più credibile in quanto riuscirà e rendere visibile e forte la connessione fra la dimensione locale e lo scenario generale, sul quale dovranno emergere parole d’ordine ormai mature per chi voglia uscire dal recinto del neoliberismo e del “nuovo cosmetico” che ne caratterizza l’attuale fase di modernizzazione, e quindi BENI COMUNI;  INTERVENTO PUBBLICO NELL’ECONOMIA CON PRIORITA’ PER L’OCCUPAZIONE; CONGELAMENTO DEL DEBITO E STOP ALLA FINANZA LIBERALIZZATA; CONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA.

 

Gli interventi di Carlo Freccero in collegamento con La 7 dalle Murate: il primo il secondo   

Il filmato integrale della serata

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2 commenti leave one →
  1. giovanni permalink
    11 dicembre 2013 19:00

    a proposito del modello imprenditoriale che piace a Renzi (sempre che i fascisti non vadano fino in fondo e facciano il golpe per affamare il paese e “ridare” ai bottegai quello che le perfide multinazionali si sono prese con banche e catene di negozi e supermercati), esemplare questa analisi di quanto sta succedendo al di là dell’Appennino sul sito dei Wu Ming:
    http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=15037

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