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La resistibile ascesa di Matteo Renzi

26 novembre 2013

Nella primavera del 2014 si voterà per il rinnovo dell’amministrazione comunale anche a Firenze, la città-laboratorio del neo capo del centrosinistra Matteo Renzi. Nel resto d’Italia ben poco si sa della sua azione come sindaco, se non attraverso le sue stesse affermazioni, che in genere magnificano la chiusura del centro storico alle auto, il piano strutturale a cemento zero, la riduzione della tassazione locale. Si tratta di solgan che nascondo a volte dei bluff a volte delle forzature concettuale e semantiche. Sul traffico, per dire, a Firenze esiste una Ztl creata negli anni Ottanta, Renzi si è limitato a transennare una fetta della piazza intorno al Duomo, senza – non sia mai – intervenire sulla reale riduzione del traffico cittadino (Firenze è fra le città più inquinate d’Italia) e rinunciando a quanto pare a uno dei suoi cavalli di battaglia al tempo della campagna elettorale, cioè la costruzione in tempi brevi della seconda linea della tramvia, con passaggio vicino al Duomo. Il “cemento zero” è proprio un trucco: in realtà a Firenze si prepara una cementificazione mai vista prima nell’area ex Fiat, già prevista, ma non approvata, dalla precedente amministrazione (lo zero indica quindi il fatto che la giunta Renzi non ha ggiunto ulteriore cemento rispetto a quanto previsto dalla giunta Domenici…) E così via.

La cena Ferrari sul Ponte Vecchio chiuso ai cittadini

In realtà l’amministrazione Renzi è stata piuttosto mediocre, se non nella roboante declamazione del sindaco, perennemente in campagna elettorale. Il “sistema Renzi”, questo sì, ha occupato spazi di potere, spesso sommandosi ai precedenti detentori, e ha confermato tutte le scelte importanti, quelle attese dai poteri finanziari e cementizi locali: il costosissimo e pericoloso tunnel di sottoattraversamento per l’Alta Velocità; l’allargamento dell’aeroporto; l’insediamento di un nuovo inceneritore, arrivando – incredibile a dirsi – a progettare la costruzione di due nuovi parcheggi sotterranei nel centro storico della città (il “nuovo” sarebbe quindi il ritorno alle sciagurate scelte degli anni Settanta e Ottanta, mentre in tutta Europa ci si pone l’obiettivo opposto a quello di Renzi, e cioè si cerca di allontanare le auto dai centri urbani invece di attirarle).

C’è poi il capitolo della messa in vendita del marchio Firenze fino all’affitto vero e proprio di spazi cittadini a ricchi finanzieri e imprenditori di passaggio. In vista delle elezioni del 2014 è sperabile – perfino possibile – che il caso Firenze diventi un laboratorio in senso opposto a quel che è stato finora. Per il sindaco la città è stata un trampolino verso la politica nazionale, una vetrina per farsi notare e un marchio da usare nella sua poderosa macchina di marketing; ora dovrebbe diventare l’occasione per mostrare a tutti gli italiani il sistema Renzi per quel che è: un apparato di potere autoreferenziale che si fa garante dei poteri forti esistenti e quindi si isipira alle rigide regole dell’ideologia del mercato.

Un neoliberismo provinciale che si richiama nientemeno che a Tony Blair, credendo con ciò di darsi una patina di sinistra moderna, dimenticando sia quanto osservato dallo storico Tony Judt citato nell’intervento di Tomaso Montanari citato sotto, sia – soprattutto – la definitiva valutazione firmata da Margaret Thatcher, che così rispose a chi le chiedeva di citare il suo maggiore successo politico: “Il new Labour di Tony Blair”.

 

A Firenze, dunque, si sta cominciando a ragionare di un’alternativa culturale, politica ed elettorale al Pd di Matteo Renzi e alla sua furia mercatista. A questo link merita d’essere letto l’intervento di Tomaso Montanari – storico dell’arte, fiorentino, sostenitore di una concezione democratica e costituzionale del patrimonio culturale delle nostre città – a un’assemblea pubblica che aveva per titolo “Firenze non è una merce” (con la partecipazione anche di Salvatore Settis).

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One Comment leave one →
  1. patrizia permalink
    28 novembre 2013 06:57

    Si, si belle parole…..ma i fatti chi li porta avanti…..State continuando a tirare in ballo il Ponte Vecchio…..Vogliamo parlare del Ponte…..allora parliamo della crisi, che riguarda il commercio tutto. Ma parliamo il particolare della crisi che colpisce i commercianti del Ponte Vecchio condannati a morte da un regolamento vecchio ed antiquato che li costringe a mantenere
    quel tipo di attività, anche se quella attività “strozza” intere famiglie. Invece di continuare a far polemiche sterile ed inutili, occupatevi di questo, non facendo finta che il problema non sussista ed aiutiamo i commercianti del Ponte Vecchio a trovare delle soluzioni per un futuro (incerto per tutti) ma sopratutto per loro che non hanno scelta!!!!!

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