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Bolzaneto, il grido disperato (e inascoltato) della Cassazione

11 settembre 2013

Qui c’è il mio commento,  uscito oggi sul Manifesto, sulle motivazioni con le quali la Cassazione ha confermato le condanne inflitte in secondo grado dal tribunale di Genova per i maltrattamenti, gli abusi, i falsi compiuti da numerosi agenti e personale sanitario nella caserma-carcere di Bolzaneto durante il G8 di Genova nel 2001.

Sono parole durissime, inusuali per una corte tanto compassata: vi si parla fra l’altro di “accantonamento dei princìpi cardine dello stato di diritto”,  si ricordano episodi angoscianti come il fatto che gli abusi, le vessazioni e le violenze avevano come colonna sonora inni fascisti cantati dagli agenti…

Solo il Manifesto, fra i giornali italiani, ha messo in prima pagina la notizia; per la Repubblica invece parole così forti e così impegnative valgono un boxino di poche righe a pagine 18; il Corriere dedica alla notizia qualche riga in più, con un titolo a una colonna di spalla nella pagina 25 accanto a una notizia d’apertura di cronaca nera e con il corredo di una fotografia incredibile, falsificata nella concezione e in totale contraddizione con la notizia:  si vede un gruppo del Black Bloc in azione con una didascalia così: “2001 – No global a Genova”; il Messaggero pubblica un pezzo sotto un titolo a due colonne a paagine 10; l’Unità spende l’apertura di pagina 10; Il Fatto un ampio articolo con titolo di taglio. Nessun editorialista si è speso in considerazioni, commenti, valutazioni.

Giusto per capire che (brutta) aria tira nel cosiddetto, molto cosiddetto, contropotere mediatico.

Quanto alle reazioni politiche, chiamiamole così, l’agenzia Ansa ne riporta ben due. Un intervento del segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, che invoca l’approvazione della legge di iniziativa popolare sulla tortura (non quella attualmente all’esame del parlamento), un’altra di Ermete Realacci (Pd) che parla della necessità di accertare pienamente la verità e le responsabilità per i casi Diaz e Bolzaneto (che cosa intenda con questa affermazione, dopo 12 anni di inerzia politica e dopo due processi chiusi in terzo grado con sentenze definitive è difficile capire).

 

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