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Il non-economista Grillo ragiona di debito e Grecia: vale la pena ascoltarlo

28 agosto 2013

Anni fa, ancora prima di fondare il suo movimento politico, Beppe Grillo fece scalpore per avere previsto il crac del gigante Parmalat, del quale parlava nei suoi spettacoli: economisti, analisti, cronisti, editorialisti, esperti d’ogni risma furono invece colti alla sprovvista… Grillo fu addirittura ascoltato dai magistrati incaricati di indagare sul fallimento e fu intervistato dai media internazionali: spiegò di avere semplicemente valutato che il latte non è prodotto da consentire gli enormi margini di guadagno che i bilanci Parmalat esibivano e che l’azienda parmense pareva come drogata di finanza e altro. Infatti.

Diventato leader politico, va riconosciuto che Grillo è fra i pochi a uscire dal seminato della retorica neoliberista, che resta il terreno di discussione accettato da tutti e considerato insindacabile. a dispetto dei disastri che ha prodotto e che continua a produrre. Grillo non è portatore di un pensiero economico coerente, ma ha una visione assai più aperta dei leader politici attuali: non idolatra il mercato (vedi il discorso dell’acqua pubblica), ha una coscienza ecologica che gli fa considerare i limiti dell’industrialismo, si è avvicinato ai temi della decrescita eccetera.

Tutto questo per dire che le opinioni di Grillo in economia meritano quanto meno d’essere ascoltate, tanto più in una fase come l’attuale, dominata da una retorica a senso unico di tipo neoliberista e pro austerity, una retorica favorita dall’assenza in parlamento di una forza autenticamente di sinistra e avversa al neoliberismo. Comunque, in un’interessante intervista a Bloomberg Businessweek tradotta e pubblicata da Internazionale, Grillo sostiene che il nodo cruciale del marasma economico italiano ed europeo è il debito e propone perciò di rinegoziarlo: una constatazione quasi ovvia, se si pensa alla fine che sta facendo la Grecia affondata e saccheggiata in nome del debito contratto negli anni scorsi, ma che suona eretica, poiché siamo stati narcotizzati da tre decenni di thatcherismo a mezzo stampa e a mezzo  accademia (gli economisti intervistati dai media dicono tutti la stessa cosa: che bisogna tagliare la spesa pubblica, ridurre tassi e tasse e che poi – miracolosamente – ci sarà la ripresa e quindi più occupazione, più benessere eccetera eccetera; il fatto che non vi sia alcuna corrispondenza evidente fra questa visione e la realtà non interessa nessuno).

Grillo dice anche che bisogna specchiarsi nella Grecia e che ripagare il debito così com’è non è sostenibile ed è sbagliato: la Troika impone misure drastiche che demoliscono l’economia e la società. Una verità sgradevole e rimossa – aggiungo io – tant’è che delle reali condizioni di vita ed economiche in Grecia si preferisce non parlare: fingiamo di non sapere che è stato condannato a decenni di paralisi produttiva e di impoverimento. Pensiamo a quel paese come a uno sfortunato parente povero, in via di affondamento per ragioni che tutto sommato non ci riguardano. Un atteggiamento che ha a che fare con la superstizione più che con il ragionamento. La Grecia è davvero uno specchio.

L’intervista sul giornale statunitense comprende poi un buffo siparietto, che non fa fare una bella figura all’ex comico, assai reticente sulla questione euro: in pratica si rifiuta di rispondere quando il giornalista gli domanda se voterebbe sì a un eventuale referendum sull’uscita dell’Italia dalla moneta comune. Grillo dice che la decisione spetterebbe ai cittadini e che non è suo compito dare indicazioni, poi sostiene – e questa valutazione sembra più convincente della proposta di referendum avanzata dal Movimento 5 Stelle – che l’euro “non è più un problema, il problema è il debito“.

Dunque domandiamoci, con riferimento alla Grecia e al tema del debito: non sarà che il non-economista ragiona meglio e con più libertà degli economisti-economisti?

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