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La sinistra che non sa vedere l’oppressione

27 agosto 2013

Andrea Oleandri ha scritto questo interessante post a partire da un brutto (e becero) manifesto di pubblicità per una festa di Rifondazione comunista. Nel post Andrea affronta il tema della distanza della sinistra classica dall’animalismo contemporaneo – sarebbe meglio dire dall’antispecismo. Questa sinistra sembra non vedere l’oppressione animale e tanto meno pare interessata a scandagliarne le origini, che pure sono nel cuore del capitalismo e nelle logiche di dominio che il capitalismo ha fatto proprie, con una vistosa esacerabazione nell’attuale fase consumistica.

Andrea cita una parte del mio libro in cui riferivo del mio disagio a una festa di Sel ed è evidente che la questione è di natura politica e culturale e che ha una profondità ben superiore alle apparenze. Non si tratta di rispetto delle minoranze non carnivore e neanche – o meglio non solo – del deficit della sinistra messo in luce da Andrea, cioè la sua incapacità di cogliere le sensibilità più vive – in questo caso l’antispecismo – che si sviluppano in seno alla società (dopo tutto Liberazione, il giornale del Prc, ha dedicato per anni una pagina agli animali non umani, senza tuttavia accogliere politicamente le questioni che quella pagina poneva…).

Il punto chiave è proprio la visione del mondo e del futuro, la prospettiva che si pensa di attribuire alle nostre società, l’impegno per la sopravvivenza del pianeta Terra e dei suoi abitanti (di tutti i suoi abitanti). E ancora, scendendo sul terreno della nostra vita nella nostra parte di mondo, si tratta di dare un nuovo senso al concetto di giustizia, allargando lo sguardo a chi soffre e a chi è sottoposto a sfruttamento e dominio, ovunque si trovi, chiunque sia.

E gli animali non umani – lo diceva Aldo Capitini – sono i più oppressi fra gli oppressi.

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3 commenti leave one →
  1. 28 agosto 2013 09:38

    Grazie per l’attenzione che hai dimostrato verso il mio post Lorenzo, e grazie per l’utilissima integrazione offerta da questo tuo post.
    A presto,
    Andrea

  2. 28 agosto 2013 16:31

    Approvo in pieno Lorenzo, bisogna che ci sia un approccio diverso, un’altra visione del mondo e del nostro rapporto con esso. Alla marcia della pace, in un posto dove ci siamo fermati a mangiare, ho detto al cameriere che ero vegetariano e lui, dopo un attimo di panico, mi ha domandato ” a ma allora lo mangia il prosciutto?”. E poi quel manifesto grida davvero vendetta (anche per chi ha un’altra idea della falce e martello).

  3. 29 agosto 2013 06:58

    Il loisir, il tempo libero dal lavoro, è il terreno fecondo dove è possibile assistere a epifanie complesse generate dalla correlazione fra i valori privati, la cultura di massa, i divi moderni e le tradizioni antiche, queste ultime rivisitate e corrette dalle esigenze dei tempi moderni.
    Non stupisce dunque che anche all’interno di un contesto ormai logoro, come quello legato a una sinistra putrefatta, vi siano così tante mancanze di rispetto, e non solo nei confronti degli animali non umani, ma anche nei confronti di chi, fra gli umani, ha sensibilità più accettabili.
    Ecco dunque la “festa di liberazione” con lo storico simbolo della falce e del martello trasformato in qualcosa di edibile (edibile dalla maggioranza, purtroppo!) che nell’idea del “creativo” che lo ha ideato dovrebbe essere invitante, mentre risulta disgustoso per chi ha le famose sensibilità di cui sopra…
    Edgar Morin ha sempre più ragione: “Dalla vacanza dei grandi valori, nasce il valore delle grandi vacanze”.
    Ciao, sinistra! Eri bella e piena di ideali, un tempo.
    Nonostante da sempre accogliessi fra le tue braccia cacciatori e bracconieri della più bell’acqua, allevatori matricolati e ristoratori discutibili pieni di selvaggina.
    Ma eri bella perché riuscivi a controbilanciare queste nefandezze proponendo valori da condividere assolutamente.
    Ora sono rimasti solo questa falce e questo martello composti da resti di animali più intelligenti di chi li ingoia voracemente…

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