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Genova G8, il crepuscolo di una democrazia: se ne parla in Francia

6 luglio 2013

Pare che in Francia (e anche in Svizzera) la distribuzione del film “Diaz” di Daniele Vicari abbia acceso un po’ di curiosità su quel che successe a Genova nel 2001. Non sono riuscito a seguire questa discussione – bisognerebbe forse mettersi a frugare nei siti d’informazione francofoni – e mi domando perciò se e in che misura sia stata approfondita la risposta, chiamiamola così, delle istituzioni politiche italiane a quella discesa nel non diritto e nella non democrazia che fu il G8 genovese. Il punto chiave della vicenda, a dodici anni dai fatti, non può che essere questo.

Sono stato intervistato su questa materia da Lucie Geffroy per il sito di Courrier International, il settimanale che è un po’ il fratello maggiore dell’italiano Internazionale, e poi c’è stato chi si è preso la briga di tradurre in francese l’intervento che scrissi all’indomani dell’uscita del film “Diaz” in Italia, un pezzo nel quale evocavo la pièce “Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo, con riferimento a quel passaggio nel quale si dice che lo “scandalo” – rimanendo generico, senza nomi, senza responsabilità precise – era funzionale al mantentimento dello status quo.

Il bilancio politico dell’intera vicenda è in effetti assai deludente. Non è stato attuato, né è in agenda, alcun intervento sulle forze dell’ordine, nonostante i drammatici limiti democratici mostrati in questi anni, e lo “scandalo” – cioè le condanne per dirigenti, funzionari e agenti nei processi Diaz e Bolzaneto – è stato rapidamente assorbito. Le vicende personali dei due capi della polizia che si sono succeduti nella gestione del G8 e del post G8 sono emblematiche.

Uno – Antonio Manganelli – è stato celebrato in morte con grandi encomi e una gigantesca rimozione delle sue responsabilità per il modo arrogante e irresponsabile che ha caratterizzato la “gestione” delle inchieste e dei processi (ostacoli alla magistratura, ostruzionismo nei processi, promozioni degli imputati eccetera). Da Roberto Saviano a don Luigi Ciotti, da Nichi Vendola a Repubblica, è stata una corsa a lodare Manganelli come un “grande poliziotto”, un “sincero democratico” e via rimuovendo…

Quanto a Gianni De Gennaro, nuovo presidente dell’azienda di stato Finmeccanica (!), rimando a questo intervento che ricorda alcuni aspetti della sua resistibile ascesa.

Quest’anno torniamo dunque a Genova (qui il programma) avendo in tasca le sentenze definitive che condannano per reati gravi e infamanti decine di funzionari e dirigenti delle forze dell’ordine e anche con la riprova che la democrazia nel nostro paese è sempre più malata. Proveremo a parlarne – se qualcuno ancora ci ascolta – in particolare sabato 20 luglio durante il convegno “Fra diritti globali e attacco al dissenso. Appunti sulla democrazia reale in Italia, in Europa, nel mondo”.

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