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Firenze, chiarezza sul pestaggio denunciato

19 giugno 2013

Che succede a Firenze? Prima la tragica notizia del suicidio di Mohamud Mohamed Guled, richiedente asilo di nazionalità somala; ora la denuncia di un pestaggio subito da un gruppo di persone di  pelle nera, con un’ombra che arriva fino al corpo di polizia municipale.
Il primo episodio riguarda un’annosa e irrisolta – perché mai affrontata – questione di civiltà: il trattamento inflitto a chi arriva in Italia da fuggiasco, perché perseguitato nel proprio paese. Il gesto di Mohamud Mohamed Guled è stato un brusco ritorno alla realtà, mentre tutti i poteri – locali e nazionali – hanno coltivato l’illusione di risolvere la questione dell’accoglienza ai rifugiati – un dovere morale e legale, sancito dalla Costituzione – semplicemente rimuovendola.
Il secondo episodio sta già rischiando, ad appena due giorni dalla denuncia, d’essere archiviato come se nulla fosse. Un testimone, come riferito in consiglio comunale da Ornella De Zordo, dice di avere assistito a un pestaggio di un gruppo di cittadini immigrati, ad opera di una dozzina di persone ben organizzate di notte in pieno centro, a fianco della stazione Santa Maria Novella. Il testimone dice di aver seguito due personaggi che parevano avere un ruolo guida nell’agguato e di aver ricevuto da loro, dopo un breve scambio di battute, la richiesta di mostrare i documenti, con tanto di esibizione del tesserino dei vigili municipali.
E’ un caso – se verificato – di gravità inaudita: per il pestaggio in sé e per il possibile coinvolgimento di funzionari pubblici. Un assessore e la responsabile della polizia municipale hanno subito affermato che non risultano riscontri a quanto affermato dal testimone, senza aggiungere alcunché. E’ stata svolta un’inchiesta? Con quali strumenti? Chi è stato ascoltato?
Il testimone dovrà presentare un esposto alla procura per le dovute indagini della magistratura, che certamente interrogherà il denunciante e cercherà di rintracciare  sia le vittime dell’aggressione sia testimoni del fatto, a cominciare dall’autista del tram dal quale le vittime del pestaggio sarebbero scese. Ci sarà da chiarire l’episodio della richiesta di esibire i documenti: erano davvero agenti? Il tesserino mostrato era autentico?
Tutti, dai semplici cittadini alle istituzioni comunali, hanno interesse a fare chiarezza su una denuncia così grave, perciò è bene dire subito che il compito non può essere delegato in toto alla magistratura. C’è un’esigenza sociale di trasparenza che non può essere elusa, se non vogliamo alimentare un clima di sfiducia e di sospetto destinato a produrre solo brutture.
Associazioni e gruppi del movimento antirazzista farebbero bene a impegnarsi per rintracciare le vittime dell’aggressione denunciata, favorendo una loro testimonianza sociale, complementare all’inchiesta giudiziaria: sappiamo quanto spesso le vittime di simili aggressioni – per varie ragioni, dalla precarietà anagrafica ed esistenziale alla diffidenza per le istituzioni – rinunciano a sporgere denuncia.

Le istituzioni, dal canto loro, farebbero bene  a non minimizzare il caso, denunciato da una consigliera comunale seria e credibile: seppellirlo con un laconico “non ci risulta” sarebbe davvero troppo poco e non scaccerebbe dubbi e sospetti. L’amministrazione comunale e il corpo dei vigili municipali hanno tutto l’interesse a verificare in modo rigoroso e trasparente quanto denunciato.
Infine un’annotazione d’ordine generale: questo caso, come molti altri avvenuti in Italia negli ultimi anni  – diciamo da Genova G8 (2001) in poi – mostrano che l’Italia non può più fare a meno di un organismo indipendente di protezione dei diritti umani, in grado di compiere verifiche indipendenti e aperte su ogni denuncia di violazione dei diritti fondamentali e di abuso di potere da parte delle forze dell’ordine.

Lorenzo Guadagnucci – Comitato Verità e Giustizia per Genova

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