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Genova G8: la sorte dei condannati e il senso della giustizia

7 aprile 2013

Un intervento del Comitato Verità e Giustizia per Genova a partire da questa notizia: due alti dirigenti di polizia, condannati in via definitiva per i fatti della scuola Diaz, hanno cominciato un servizio volontaruo in associazioni antimafia, in vista della richiesta – che sarà discussa dal tribunale di sorveglianza il 10 aprile – di assegnazione ai servizi sociali come pena alternativa al carcere.

Gratteri condannato del G8 ora è volontario antiusura

Siamo davvero contenti che Francesco Gratteri si stia impegnando come volontario allo sportello della fondazione antiusura anche se non ci sentiremmo davvero onorati della sua presenza, come dichiarato da Tano Grasso, vista la condanna ricevuta per i falsi e le violenze alla scuola Diaz e il comportamento processuale che ha tenuto, a nostro avviso inadeguato per un così importante dirigente di polizia. Ora ci domandiamo se Francesco Gratteri, Gilberto Caldarozzi e agli altri condannati in via definitiva meritino davvero l’affidamento ai servizi sociali in alternativa al carcere. Ne dubitiamo. In questi anni non hanno mai dato segno di avere compreso la gravità di quanto accaduto alla scuola Diaz; non hanno collaborato in alcun modo con la ricerca della verità e della giustizia; si sono avvalsi (25 imputati su 27) della facoltà di non rispondere alle domande dei pm, in un processo peraltro caratterizzato da continui tentativi di manipolazione (l’ex questore di Genova è stato condannato in primo grado per falsa testimonianza). E nessuno di loro ha collaborato all’inchiesta sul tentato omicidio di Mark Covell, avvenuto sotto gli occhi di decine di agenti. Da nessuno degli imputati è mai venuta una parola chiara e sincera di scuse alle vittime dirette degli abusi e a tutta la cittadinanza. Noi non auguriamo il carcere a nessuno, ben conoscendo lo stato delle nostre prigioni, ma non possiamo ignorare che le condanne nel processo Diaz sono state molto miti rispetto alla gravità dei fatti – decine di persone mandate, loro sì, in carcere sulla base di accuse e prove false – e che la polizia di stato e il ministero dell’interno non hanno preso alcuna iniziativa, sotto il profilo amministrativo e disciplinare, per i funzionari condannati e prescritti. E’ come se il processo Diaz non ci fosse stato. Se vogliamo dare un senso alla parola democrazia, servono provvedimenti seri, cambiamenti radicali all’interno delle forze dell’ordine.

Si stanno facendo diventare vittime i carnefici di questa brutta pagina della nostra democrazia e ci si dimentica di chi ha subito sulla propria pelle l’orrore della perquisizione alla Scuola Diaz, le ingiuste accuse, le umiliazioni, le violenze.

Comitato Verità e giustizia per Genova

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