Skip to content

Qualche dubbio sulla “riforma” della politica

25 marzo 2013

In questi giorni convulsi, si parla con insistenza di “riforme” istituzionali che dovrebbero portare a una nuova legge elettorale e alla riduzione dei costi della politica. Detta così, impossibile essere contro, visto che il Porcellum è il Porcellum e che privilegi e corruzione hanno superato gli argini.

Ma se si va a avedere quali sono le “riforme”, sulle quali sia M5S sia Pd (forse anche Pdl) sembrano convergere, c’è di che allarmarsi. La “riforma” della legge elettorale, a quanto si capisce, sarebbe un’ulteriore sterzata maggioritaria, magari estendendo al senato il sistema previsto per la Camera (al limite rimettendo le preferenze), in modo – si dice – da garantire una maggioranza. Se questa è la prospettiva, credo che vada contrastata con forza.

La crisi della rappresentanza è tale, che simili scorciatoie sono una cura peggiore del male. Oggi alla Camera il centrosinistra ha una maggioranza bulgara, in termini di seggi, con meno del 30% di voti e avendo poche migliaia di voti in più dei concorrenti. La sproporzione nell’assegnazione dei seggi (il doppio del secondo arrivato, pari al 55% del totale, per pochi voti in più) è folle e manda al governo forze che hanno un consenso assai limitato.

In una situazione si sfiducia e di allontanamento dalle istituzioni, meglio un sistema proporzionale, che garantisce la rappresentanza e prevede istituzionalmente la ricerca di accordi, senza spingere a fare campagne elettorali distruttive, tipiche del maggioritario. Campagne che poi paralizzano quando ci si trova a dover cercare accordi dopo il voto (abbiamo visto che capita, eccome se capita, anche con il maggioritario imposto a forza).

Si dirà: ma si rischia di non avere maggioranza. Vero, ma si verrebbe a creare un contesto più aperto; dare una maggioranza di seggi ha chi un quarto o poco più dei voti espressi, mette in discussione lo stesso concetto di democrazia.

Un discorso analogo va fatto per una “riforma” apparentemente pacifica: la riduzione del numero dei parlamentari. Sembra una cosa di buon senso, ma se inserita in un contesto di “riforma” maggioritaria e di contestazione della politica in quanto tale, è una misura che finisce per rendere più difficile la rappresentanza, alzando la soglia di accesso al parlamento. L’effetto sarebbe opposto a quello desiderato: porterebbe a una llontanamento dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni.

Idem il discorso sulla chiusura – in nome della riduzione dei costi – delle assemblee municipali o quello sulla riduzione dei seggi nei consigli comunali.

Ultima “riforma”: il taglio del finanziamento pubblico ai partiti. E’ un discorso assai pericoloso, che è sempre piaciuto alle destre legate ai poteri economici forti, alle oligarchie di fatto. Il finanziamento pubblico è una garanzia di pluralismo e di accessibilità concreta alla competizione elettorale. Il finanziamento può essere regolamentato, sottoposto a verifiche e rendiconti, ma la retorica che dice “via tutto il finanziamento” (M5S, Pdl, Renzi) va rifiutata. Ed è chiaro che la regolamentazione del finanziamento pubblico, dovrebbe essere accompagnata da limiti e vincoli anche per quello privato, oggi assai oscuro e spesso reso opaco dalla foglia di fico della privacy.

Annunci
No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: