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Il poliziotto licenziato e gli intoccabili

10 marzo 2013

L’articolo riportato qui sotto, pubblicato sulle pagine liguri di Repubblica (firmato da Marco Preve, giornalista che ha seguito da vicino le vicende post G8),  fa capire bene di che cosa parliamo quando diciamo che i vertici di polizia hanno avuto un atteggiamento opaco, corporativo e poco responsabile di fronte alle incheste, i processi e le condanne seguite ai fatti del 2001.

Nonostante fatti accertati straordinariamente gravi e alcune condanne pesantissime che riguardano anche dirigenti di altissimo rango, non risultano provvedimenti disciplinari di alcun tipo. I vertici di polizia sono rimasti sorpresi e increduli nel vedere che la magistratura, a volte, svolge i propri compiti senza guardare in faccia nessuno.  Erano convinti che la magistratura non avrebbe osato chiamare in tribunale e condannare dirigenti tanto importanti. Si sbagliavano. Ma ora continuano a fare finta di nulla  (spalleggiati dai governi che si sono via via succeduti). Non agiscono e quindin contribuiscono ad accrescere il discredito dell’istituzione perché non hanno l’attitudine a misurarsi con l’autocritica e con il controllo esterno di legalità. Per cambiare rotta ci vorrebbe un ricambio vero degli uomini di vertice e una radicale nuova riforma democratica.

Poliziotto scroccone il ministero lo scopre e lo licenzia in tronco

IL MINISTERO dell’interno licenzia il poliziotto scroccone e insubordinato, ma non prende provvedimenti nei confronti dei funzionari condannati per gravissimi reati relativi al blitz nella scuola Diaz del G8 del 2001.Mentre infatti non risulta che i super poliziotti non abbiano ancora subito alcun provvedimento per i fatti di 12 anni fa, l’altro ieri il Tar ha respinto il ricorso di un agente genovese, Roberto M., destituito dal capo della Polizia nel dicembre del 2011 «sulla base dell’esposto presentato dal presidente di un circolo culturale di Nervi, nel quale venivano riferiti comportamenti non conformi al decoro delle funzioni del dipendente. Più precisamente… non aveva provveduto per lungo tempo a pagare i pasti consumati presso detto circolo, accumulando un debito complessivo di circa 500 euro, e aveva tenuto nel corso degli anni un “comportamento molesto e irriguardoso” nei confronti degli altri iscritti». Inoltre era stato «destinatario di 23 misure disciplinari di diversa gravità, comprese 3 sospensioni dal servizio, anche se va precisato che l’interessato ha provveduto a contestare in sede giurisdizionale una parte delle sanzioni e che, in tre casi, le stesse sono state annullate all’esito del giudizio ovvero sospese in sede cautelare, mentre sono tuttora pendenti altri due procedimenti».Insomma un curriculum che ha convinto i giudici a non accogliere il suo ricorso contro il licenziamento poiché «alla luce di tali precedenti e dell’obiettiva essenza riprovevole dei comportamenti». Anche di fronte alla pretesa sproporzione tra la sua colpa e il provvedimento di destituzione vista la «persistente riprovevole condotta dopo che siano stati adottati altri provvedimenti disciplinari».(m. p.)

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