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Si consolano chiamandolo caudillo

7 marzo 2013

E’ morto Hugo Chavez e i grandi media faticano a descriverne la figura politica, che non rientra nei loro schemi. Perciò ricorrono alla comoda etichetta di caudillo, facendo intendere che si trattava di un dittatore, ma senza dirlo esplicitamente, perché Chavez ha affrontato continue prove elettorali e in Venezuela esiste un’opposizione vasta e agguerrita (non come in pseudo democrazie tipo Russia…)

Chavez in verità è stato uno dei protagonisti della rivolta contro il neoliberismo che ha investito il Sud America nell’ultimo decennio. Questo è il punto, che in Europa si fatica a concepire ed accettare. Oggi nel nostro continente sono in corso di attuazione degli autentici “piani di aggiustamento strutturale”, sperimentati per un ventennio circa in America Latina sulla base del cosiddetto Washington Consensus (Fmi, Bm, Wto). Si concedevano prestiti agli stati in cambio di “riforme” (suona familiare?), cioè privatizzazioni, liberalizzazioni, cessioni di proprietà pubbliche. Le popolazioni ne sono uscite stremate, le disuguaglianze sono cresciute a dismisura, i sistemi politici sono stati annichiliti. In Argentina gridavano in piazza: “Che se ne vadano tutti”.

Il vento poi è cambiato. Sono arrivati al potere leader popolari (Lula, Correa, Morales) o outsider come Kirchner e lo stesso Chavez e il “Washington Consensus” è stato messo fuori gioco. Con modalità diverse e gradi differenziati di rigetto dei poteri siovranazionali, è cominciata una nuova stagione. Per la prima volta in molti paesi dell’America Latina le classi dirigenti tradizionali sono state messe da parte e sono state avviate poderose azioni di redistribuzione del reddito. Si sono viste inedite campagne di lotta alla povertà, di alfabetizzazione, di educazione sanitaria: dal Brasile alla Bolivia al Venezuela di Chavez. Quest’ultimo ha scandalizzato perché è stato il primo leader politico a indirizzare le grandi ricchezze derivate dal petrolio in politiche sociali.

Ora lo chiamano caudillo e fanno il tifo per quello che chiamano “ritorno della democrazia”, fingendo di non sapere che in realtà si tratterebbe di “ritorno delle oligarchie”. Chavez era un ex militare, aveva toni e modi di comunicazione decisamente poco europei, ma qualunque cosa accada d’ora in poi in Venezuela, sarà ricordato per avere costretto in un angolo le oligarchie di sempre, tentando di invertire una tendenza secolare. Con buona pace dei benpensanti che si consolano chiamandolo caudillo.

Qui un articolo di Gennaro Carotenuto, uno dei pochi commentatori che conoscono a fondo l’America Latina e non cantano in coro.

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One Comment leave one →
  1. Bianca permalink
    7 marzo 2013 11:19

    Concordo pienamente.

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