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Svendite di stati

20 febbraio 2013

Un articolo da leggere – riguardante il Portogallo e un caso specifico dell’industria pubblica, ma il tema di fondo riguarda tutti –  per farsi un’idea più compiuta sullo scenario nel quale si collocano le elezioni di domenica e le prospettive dei prossimi mesi.

Le linee guida europee non lasciano scampo. Anche in Italia le seguiremo fedelmente: il pareggio di bilancio è già stato inserito in Costituzione; il Fiscal Compact è stato sottoscritto; la riduzione dello stock del debito senza ricontrattarlo è data per scontata…

Non mancherà, naturalmente, un po’ di retorica sull’equità, i sacrifici, la ripresa in arrivo e così via, ma saranno solo parole: la sostanza è già ben definita. Come dice il professor Luciano Gallino in un suo libro recente, stiamo vivendo una fase di lotta di classe dall’alto e non vi è dubbio su chi la stia vincendo. 

E’ chiaro che per sfuggire a questo destino ci vorrebbe una virata netta, con un cambiamento profondo di visione: non più l’Europa della finanza, delle banche, delle liberalizzazioni e della chimera della ripresa, ma l’Europa dei diritti, della giustizia sociale, dei vincoli alla finanza e della conversione ecologica dell’economia.

Non è una svolta possibile con gli attuali protagonisti della vita politica.

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