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Cambiare si può punto e a capo

1 gennaio 2013

Come spiega il documento di Chiara Sasso, Marco Revelli e Livio Pepino (i portavoce nominati all’assemblea del 22 dicembre) riportato qui sotto, gli aderenti al progetto Cambiare si può hanno deciso tramite referendum di proseguire la relazione con la lista Ingroia in vista delle prossime elezioni. La grande maggioranza dei 70 firmatari ha votato no al referendum e ora toccherà a nuovi portavoce prendere in mano la situazione a attuarne le indicazioni. Si tratterà di tenere duro sui punti programmatici che Antonio Ingroia  a voce ha detto di accettare (ma che sono in contraddizione su alcuni punti importanti con i “10 punti” presentati dallo stesso Ingroia il 21 dicembre) e anche di trattare la composizione delle liste.

Il simbolo proposto il 22 dicembre per l’eventuale presentazione di una lista ispirata al documento Cambiare si può

Personalmente ho votato no perché la proposta Ingroia sottoposta a referendum era troppo distante dal documento iniziale, per alcuni aspetti addirittura in totale contraddizione. Ora comincia una fase nuova, il progetto originario di Cambiare si può è superato.

Vedremo a che cosa porterà. Sui metodi di formazione della lista nessuno ha più illusioni, vedremo come saranno sciolti i nodi sul profilo culturale e programmatico della lista, tuttora incerto, e sulla composizione delle liste.

 

La consultazione telematica tra coloro che hanno aderito a “Cambiare si può” circa l’opportunità di proseguire nell’iter di formazione di una lista comune (oggi, dopo la presentazione del simbolo, “lista Ingroia”) si è conclusa alle 24.00 del 31 dicembre. Hanno votato 6.908 su circa 13.200 aventi diritto al voto: i SI sono stati 4.468 (64,7%%), i NO 2.088 (30,2%%) gli astenuti 352 (5,1%%).

Il risultato è dunque chiaro, e richiede una pronta attuazione. Tenendo conto di tre elementi di fatto:

 

  1. “Cambiare si può” non è, non è mai stato, non ha mai voluto essere un soggetto politico. Le 70 persone che hanno sottoscritto il documento iniziale proponevano una “cornice” comune per la formazione di una lista elettorale di “cittadinanza politica attiva”. Quel progetto non si è realizzato e resta quindi nel suo stato originario di proposta politica e organizzativa da approfondire in futuro.

 

  1. Parallelamente a quel progetto si è sviluppata una iniziativa che ha portato alla presentazione della “lista Rivoluzione civile” o “lista Ingroia”. La consultazione telematica tra gli aderenti a “Cambiare si può” ha dato una indicazione nettamente maggioritaria nel senso della opportunità di interloquire con tale lista al fine di vedere in essa rappresentate, almeno parzialmente, le istanza sottese al progetto di “Cambiare si può”. A ciò occorre procedere al più presto.

 

  1. Il nostro mandato si è concluso e per quanto ci riguarda non è rinnovabile. Era stato deciso in assemblea il 22 dicembre e comprendeva la presa di contatto e la “trattativa” fino al 28 dello stesso mese, nonché la verifica telematica delle “regole” (cosa che appunto si è appena conclusa). Non abbiamo d’altra parte mai nascosto la nostra opzione negativa rispetto alla questione sottoposta al voto, e non crediamo che esistano uomini e donne “per tutte le stagioni”. Pur prendendo doverosamente atto della volontà della maggioranza riteniamo che ad avviare i nuovi colloqui debba essere un diverso “gruppo di contatto” che abbia condiviso la posizione prevalente. Esso avrà il difficile compito di presidiare i punti già acquisiti nei precedenti colloqui, e in particolare gli elementi di programma sottolineati nella prima mozione del 22 (rimessa in discussione del fiscal compact e delle politiche di austerità imposte dall’Europa; rifiuto della logica delle grandi opere a cominciare dal TAV; politiche del lavoro e dei relativi diritti; difesa e rilancio del welfare e della laicità e pubblicità della Scuola e dell’Università; taglio della spesa militare, cancellazione delle missioni militari all’estero e politica della pace; politiche di accoglienza e dei diritti dei migranti) e di limitare al massimo i danni sul versante delle pratiche di formazione delle liste, sostenendo il metodo della piena pubblicità e territorialità dei processi e delle scelte.

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One Comment leave one →
  1. 1 gennaio 2013 18:00

    La base e’ piu saggia dei primi firmatari! Noi della Rivolzuione civile abbiamo un grande bisogno. chi si defila evidentemente vive bene lo stesso.avanti questa base si fara fare passi indietro a tutti altroche’ gli intellettuali.

    w le montagne w gli animali rivoluzione subito con #Ingroia

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